Ambiente, allarme dell'Onu:il cemento sta coprendo le coste del Mediterraneo di red 30.03.2006, L'Unità
È allarme per le coste del Mediterraneo. Entro il 2025, oltre il 50% dei litorali rischia di essere sommerso dal cemento ma già oggi oltre 20.000 chilometri di spiagge e rocce, di zone umide, estuari, delta e stagni sono stati cancellati dalle costruzioni che coprono il 40% delle coste del Mediterraneo. E ogni anno, per colpa dell'erosione, spariscono dai 30 centimetri ai 10 metri di litorale sabbioso.
A denunciarlo è un Dossier sullo stato dei litorali del Mediterraneo, elaborato dal Plan Bleu dell'UNEP/MAP, il Programma Ambiente Mediterraneo delle Nazioni Unite, presentato oggi a Parklife dal Coordinatore UNEP/MAP, Paul Mifsud. La cementificazione delle coste va da un minimo del 7% dell'Albania, al 100% di Libano, Israele, Malta, Monaco e Slovenia; in l'Italia la percentuale di copertura si aggira attorno al 60-70%. Ma in futuro lo scenario potrebbe essere ancor più drammatico: senza interventi, il «furto» di coste è destinato a peggiorare. Altri 20 milioni di persone andranno infatti ad aggiungersi alla popolazione residente entro il 2025, così come ulteriori 137 milioni di turisti si uniranno ai 175 milioni che già oggi frequentano questi litorali, nei mesi estivi.
Sulle coste mediterranee sono presenti già 584 città, 750 porti turistici e 286 commerciali, 13 impianti di produzione di gas, 55 raffinerie, 180 centrali elettriche, 112 aeroporti e 238 impianti per la dissalazione delle acque. I danni previsti sono enormi. Non solo per l'ambiente ma anche sotto il profilo economico. Lo studio stima che un chilometro quadrato di zona umida può valere fino a 2,4 milioni di euro, calcolando i "servizi ambientali" forniti in termini di depurazione delle acque, contenimento di alluvioni e piene, turismo, contributo al ripopolamento di specie ittiche. Il Mediterraneo contiene ben il 7% di tutte le specie marine conosciute al mondo: ben 580 specie di pesci, 21 di mammiferi marini, 48 squali, 36 razze e 5 tartarughe, oltre a 1289 specie vegetali marine.
E su un ecosistema come questo, anche la popolazione è in aumento. Con un tasso di incremento annuo dell'1%, è facile immaginare che si arriverà a 90 milioni di abitanti entro il 2025, rispetto ai 70 milioni registrati nel 2000. Il numero delle città costiere è quasi raddoppiato passando da 318 nel 1950 a 584 nel 1995. E in questo senso l'Italia vanta un vero primato: i 196 comuni dislocati lungo gli 8000 chilometri di coste rappresentano quasi un terzo di tutti territori urbanizzati del Mediterraneo. In termini di densità lineare delle città costiere, il valore è cresciuto di tre volte nell'ultimo mezzo secolo, passando da 580 persone per chilometro di costa nel 1950, a 1530 nel 2000 e si prevede di arrivare a 1970 nel 2025. Poi ci sono i turisti: tra vent'anni saranno in 312 milioni tenuto conto che ai 175 milioni del 2000, se ne aggiungeranno altri 137 in soli 25 anni, e non senza danno. Da uno studio condotto nelle isole Baleari emerge che un turista produce in media il 50% di rifiuti in più rispetto a un residente e il consumo di acqua potabile aumenta del 45%.
Il Plan Bleu ha censito 2300 territori edificati lungo il Mediterraneo nel 2000, uno ogni 20 km. E la lista comprende, oltre alle 584 città già menzionate, 750 porti turistici, 286 porti commerciali, 13 impianti di produzione di gas, 55 raffinerie, 180 centrali termoelettriche, 238 impianti per la dissalazione delle acque e 112 aeroporti. Il traffico aereo, infatti, è destinato ad aumentare del 2,6% l'anno da qui al 2025. Dei 112 aeroporti dislocati lungo le coste del Mar Mediterraneo, alcuni sono stati costruiti cancellando delicate zone umide, come Roma-Fiumicino, ma anche Marsiglia, Corfu, e Larnaka. Oggi il 20% delle merci mondiali è trasportato all'interno del Mediterraneo e anche il numero di passeggeri è in crescita: nel porto di Marsiglia sono transitate 11.600 persone nel 1993, 260.000 nel 2002 e se attendono 600.000 nel 2025.
Con l'aumento del cemento e della popolazione, cresce ovviamente la domanda di energia e acqua potabile che hanno, quindi, un forte impatto sull'ambiente costiero. Nel 1987 si contavano 112 centrali; nel 2004 sono diventate 288 e altre 266 sono in cantiere. Considerando il boom della domanda energetica, si stima che tra 20 anni esisteranno 360 centrali, di cui il 40% lungo le coste. C'è poi l'allarme-erosione: nell'ultimo mezzo secolo le spiagge sono dimagrite del 40% e dalla fine dell'800 è scomparso il 50% delle zone umide. Colpa anche dei 750 porti turistici esistenti disegnano una nuova linea di costa modificando le correnti e aggravando gli effetti della cementificazione di fiumi e torrenti, della costruzione di dighe e della deviazione artificiale dei corsi d'acqua. A guidare la "lista nera" dell'erosione costiera sono Italia, Spagna e Grecia. Punta Perotti, le ultime ore dell'ecomostro
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