Arte al collasso Luciana Cavina Il Resto del Carlino - Bologna, 31/03/2006
Bollette non pagate, uffici chiusi, restauri interrotti E l'Enel cita in tribunale il soprintendente Faranda
A forza di raschiare il fondo, nelle casse della soprintendenza ai Beni storico-artistici si trovano solo debiti. «I finanziamenti del ministero, che nel 2001 ammontavano a 280 milioni di lire, sono stati progressivamente azzerati — lamentano i dipendenti —. Non si riescono a pagare le bollette per le utenze e negli uffici mancano i soldi per la cancelleria e pure per la carta igienica». Insomma, un disastro, tanto che i musei della soprindentenza, ovvero le Pinacoteche nazionale di Bologna e Ferrara e il Museo dell'età neoclassica di Faenza, per la Settimana della cultura che inizierà domenica, non hanno niente da festeggiare. «Teniamo aperti i musei e lo facciamo per il pubblico — precisa Anna Stanzani dell'ufficio catalogo di via delle Belle Arti — ma, per il secondo anno consecutivo, non organizziamo alcuna attività. Siamo, anzi, costretti a chiudere temporaneamente gli archivi. Non abbiamo le forze». A quanto denunciano i 128 lavoratori dell'istituzione dipendente dal ministero dei Beni culturali, sostenuti da tutte le sigle sindacali, infatti, le risorse sono ridotte al lumicino. Lo stesso soprintendente reggente Franco Faranda è stato citato in tribunale dall'Enel per una serie di bollette insolute. «Il debito è di 180mila euro — conferma lui — a causa di arretrati di circa un anno e mezzo. Non siamo riusciti a pagare nemmeno altre utenze, ma l'Enel finora è l'unica che ci ha fatto causa». «Il fatto è — spiega Silvia Gaiba della Cgil— che con il budget, già risicato a poche centinaia di migliaia di euro, dobbiamo finanziare anche tutte le attività di tutela e restauro dei beni artistici, che è la funzione per cui l'istituzione è stata creata». Il ministero, tra l'altro, ogni anno prometterebbe di erogare una certa somma che, però, fa sapere Faranda, «puntualmente non arriva». Succede, così, che si avvia un progetto di restauro, si montano le impalcature, e, di punto in bianco, l'iter viene bloccato. «Inaccettabile — affondano i sindacati — è anche la condizione lavorativa. I musei sono perennemente sotto organico, custodi e impiegati, fanno lavoro volontario. Il governo ha deciso unilateralmente di non riconoscere più le indennità per le trasferte, e, come se non bastasse, le persone che andranno in pensione non saranno rimpiazzate». «La Pinacoteca — racconta la Stanzani — già da tempo è costretta ad aprire a sezioni alternate, e il personale non può garantire il controllo sulle esportazioni dei beni ed alcuni servizi al pubblico». L'archivio fotografico, l'ufficio catalogo e il gabinetto dei disegni e delle stampe chiuderanno dal primo aprile. Per il momento lo stop e previsto per tre mesi, in segno di protesta, poi si vedrà. Accusano i lavoratori: «In questa campagna elettorale nessuno degli schieramenti politici si batte per la tutela del patrimonio artistico».
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