Pinacoteca dimezzata per i debiti Chiara Affronte l'Unità Bologna 31-03-2006
Altro che settimana della cultura. «Non c’è nulla da festeggiare», dicono i dipendenti della Soprintendenza per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini. E il ministero lo dovrebbe sapere bene che non era proprio il caso di pensare ad iniziative extra per la cosiddetta «Settimana della cultura» prevista tra il 2 e il 9 aprile. Solo debiti per il ministero dei Beni culturali, e quindi anche per la Soprintendenza bolognese. A partire da quello di 180mila euro con Enel perché in questi cinque anni di governo sono venuti a mancare anche i soldi per pagare le bollette. Turismo culturale? Si chiede il personale riunito nella sede della Pinacoteca nazionale di Bologna: «Ma cosa dovremmo proporre ai turisti? Quadri stupendi e polverosi e nessun’altra iniziativa?». I tagli sono esorbitanti, in questi cinque anni di governo Berlusconi hanno raggiunto il 50-70% in meno rispetto a prima: «Siamo il Ministero più bistrattatomanon è che gli altri stiano meglio: l’opposizione dovrebbe rendersi conto che se andrà al governo dovrà solo pagare debiti!», è il grido comune del personale.
Non stanno male solo i teatri ma anche i musei. La Pinacoteca Nazionale di Bologna, strangolata dai debiti della Soprintendenza, non parteciperà alla settimana della cultura
Cinque anni fa la cifra stanziata per la Soprintendenza bolognese era di 600mila euro, «e anche allora non erano abbastanza; nel 2005 il contributo stabilito, sulla carta, era di 295mila euro (ma solo 120-130 sono stati effettivamente assegnati), nel 2004 200mila e 150mila quelli arrivati a destinazione. «I soldi non sono ancora arrivati». E se ne parla troppo poco: anche perché il problema è comune anche agli altri Ministeri: «Basta parlare con i colleghi: si predica la lotta all’evasione fiscale? Ma se non ci sono neppure più i soldi per pagare gli ispettori...». Sono due anni che le società che gestiscono luce e gas aspettano di essere pagate dalla Soprintendenza: non solo da quella di Bologna, i lavoratori ci tengono a sottolinearlo, «anche tutte le altre sono in grande crisi». In un panorama del genere le funzioni primarie di un Ministero e di una Soprintendenza, come ad esempio il restauro, vanno assolutamente in secondo piano. E anche la tutela, in certi casi, perché da qualche tempo sono ridotte del 60-70% anche le “missioni” sul territorio. Un paese come l’Italia e un territorio come quello emiliano-romagnolo, con una densità unica di patrimoni artistici, sta perdendo di vista il territorio perché anche le indennità non vengono più date (anzi è dal 2004 che questemissioni non vengono rimborsate). Il personale è all’osso (sono 228 i lavoratori della Soprintendenza): non si fanno concorsi praticamente dagli anni ‘80, i giovani che lavorano in questo settore sono quelli entrati in occasione del Giubileo del 2000, poi rimasti con contratti a termine, rinnovati annualmente. Sono loro quelli che potrebbero rischiare di più di perdere il posto, ma, del resto, ribadisce il folto gruppo di dipendenti, «senza queste figure chiuderemmo davvero». La Pinacoteca, ad esempio, già da circa due anni è accessibile ad orario alternato: «Possiamo tenere aperti al pubblico per due ore la sezione del Rinascimento, per una il Barocco: così ci siamo inventati la formula del biglietto giornaliero che offre al visitatore di entrare ed uscire per vedere tutto». Ma, a breve, il settore dell’archivio fotografico (custode di patrimoni molto antichi) e il catalogo chiuderanno: «Quando ci sono solo un direttore e un custode ad occuparsene, come si può fare?». C’erano delle iniziative che, con molti sforzi, avrebbero potuto essere realizzate per questa settimana della cultura, «ma non sarebbe stato serio». La sensazione diffusa di chi lavora in questo settore è l’inutilità: «Il lavoro sembra vano in questa situazione». L’appello è alla sinistra, che in questa campagna elettorale non si sta concentrando abbastanza su questi temi: «Se si va ancora avanti è solo grazie alla passione di chi lavora in queste strutture. Potremmo aver deciso già da tempo di bloccare le attività, ma non lo facciamo per amore del patrimonio artistico. I politici dell’opposizione devono documentarsi sulla situazione in cui versa questo Ministero, perché se vinceranno le elezioni si troveranno di fronte allo sfacelo, di fronte a debiti da pagare e un universo da rifare». |