«Ponte Vecchio, responsabilità del Comune» Marco Ferri il Giornale della Toscana 30 marzo 2006
Un assessorato al centro storico. Ecco quello che ci vuole a Firenze. Così si risolverebbero tanti problemi. E poi non ce la faccio più a incontrarmi con otto assessori diversi ogni volta che c'è un problema da risolvere». Quello di ieri, della soprintendente Paola Grifoni aveva tutta l'aria di uno sfogo, a ventiquattro ore dall'intervento dei Vigili del Fuoco per finire di staccare un «puntone» che penzolava sopra l'arcata nord del Ponte Vecchio. L'altro ieri, infatti, a chiusura di serata, abbiamo assistito a un poco edificante rimpallo di responsabilità tra i vari assessori ai quali avevamo posto una semplice domanda: di chi è la responsabilità della manutenzione del Ponte Vecchio? La soprintendente Grifoni - nuovo codice dei beni culturali alla mano (articolo 10.G) - ha fugato ogni dubbio: «Nel codice sono indicate tutte quelle aree di interesse storico e artistico. Tra queste vi rientra anche il Ponte Vecchio, che è quindi della città, fa parte del demanio comunale, perciò la responsabilità è tutta del Comune. Alla soprintendenza, che io rappresento, spettano compiti di tutela». Chiedendole poi se non avesse la sensazione che un «incidente» come quello di lunedì potesse essere sintomatico di una situazione di degrado e disinteresse verso le opere d'arte (e in particolare per uno dei simboli della Firenze culla dell'arte, che ogni anno attrae milioni di turisti), Paola Grifoni ha risposto che «quando uno comincia a invecchiare, i "doloretti" sono inevitabili. Così come è vero che esistono evidenti difficoltà perché mancano persone e soldi. Anzi, siamo carenti di due cose in particolare: innanzi tutto di un coordinamento delle attività che attengono al Comune nel centro storico; poi come cittadina e come soprintendente credo sarebbe necessario un assessorato al centro storico che riassumesse tutte le competenze degli altri assessorati. Perché a Firenze la mano destra non sa mai quel che fa la sinistra - ha proseguito la soprintendente ai beni architettonici - e per ogni cosa che accade diventa estremamente difficile la sua soluzione. Però così come è la situazione di Firenze, ci vorrebbe un coordinatore, un superassessore, in una città come Firenze che ha bisogno di un trattamento particolare». La proposta della Grifoni non è campata in aria, né una trovata estemporanea, ma si basa su delle esperienze già esistenti: «Ad esempio prendiamo una città come Roma. Anche la capitale ha esigenze particolari. Ecco - ha proseguito - lì esiste una soprintendenza comunale». Di fronte a un simile paragone il pensiero corre alle Belle Arti, ma il servizio dipendente dalla Cultura, finirebbe per scontrarsi con tutti gli altri assessorati. «Non è un problema di persone né di movimento politico, bensì di coordinamento. Occorre qualcuno che faccia il monitoraggio di una situazione, considerato che noi, come soprintendenza, non possiamo arrivare dappertutto. In particolare, la mia soprintendenza ha per compito l'attività ispettiva, ma non di prevenzione. Non possiamo sostituire un altro ente». Emerge da queste parole, che chiariscono i ruoli, che alcuni dei principali simboli della Firenze turistica non sono oggetto né di tutela, ma soprattutto di manutenzione da parte di chi ce l'ha tra i propri doveri. Lo dice la legge, lo dice il buon senso. Per risolvere questa situazione, ha proseguito la soprintendente Grifoni, «occorre attivare delle collaborazioni nel modo migliore per Firenze, perché credo che per la città sia necessario un occhio particolare. Che attualmente non c'è, ma che ritengo sia inevitabile». Lo sfogo, alla fine, assume i toni di vero e proprio messaggio all'indirizzo dei responsabili di Palazzo Vecchio: «Una cosa è dovermi confrontare con diversi assessorati - ha detto la soprintendente Paola Grifoni - e un'altra è se posso contare su un unico punto di riferimento. Personalmente non ce la faccio più ad avere a che fare con otto assessori alla volta per risolvere un unico problema».
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