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Fuga dall'arte, l'Italia rovinata dal modello Blockbuster
Francesco Bonami
Il Riformista, 29-MAR-2006





Allarme. La cultura ridotta a marketing allontana un milione e mezzo di visitatori. Quattro le unit di misura: Goldin, Sgarbi, Daverio, Bonito Oliva. Si gettano milioni in comunicazione, trascurando eventi a misura umana. Non si possono valutare con lo stesso metro Antonello da Messina e la mostra "Gli impressionisti e la neve"

Ma dove sono andati? Intendo il milione e mezzo di spettatori che non sono andati a vedere le mostre d'arte. Perch questa la domanda interessante. Sono andati al mare, allo stadio, a giocare a tennis, sono rimasti a casa o, magari, sono andati a vedere arte e consumare cultura non misurabile. La chiesa l, la piccola mostra l, il quartetto d'archi lass. Da noi si misura tutto, il programma televisivo, il film, la mostra, il libro. Sotto una certa misura non si esiste. Non parlo di cultura d'elite, parlo di cultura-investimento, cultura a rendere non cultura a perdere. Nell'arte, in Italia, esistono quattro unit di misura: Goldin, Sgarbi, Daverio, Bonito Oliva. Tutto il resto deve essere convertito in una di queste misure. Il dialogo, la discussione, le valutazioni ruotano intorno a questi quattro parametri, ai quali se ne aggiungono altri quattro: Picasso, Warhol, Impressionisti, Guggenheim. Davanti a una combinazione, a caso, di questi otto soggetti si calano le braghe assessori, presidenti e sindaci di qualsiasi razza o partito. Prendo l'esempio di una citt come Torino, la pi viva e attiva in Italia, per quel che riguarda la contemporaneit, con istituzioni museali riconosciute in tutto il mondo, con un collezionismo coraggioso da sempre, a partire dagli anni Cinquanta quando sotto la mole arrivavano, dal Giappone, gli artisti del gruppo Gutaj, che non conosceva nessuno, o quando negli anni Sessanta scoppiava l'Arte Povera. Ecco, in una citt come questa, che non ha paura d'investire nel futuro, negli ultimi due anni sono state messe in piedi mostre come "L'impressionismo e la Neve" (Goldin), grande successo, anche perch accanto ha avuto "II Bianco e altro, comunque arte" (Bonito Oliva), "II Male" (Sgarbi). Poco pi in l Daverio aveva fatto una mostra a Biella. "Sul filo della lana", che credo avesse come slogan dal filo di Arianna al gomitolo di Andy Warhol. Comunque arte una mazza! Forse, molti, di questo milione e mezzo di gente che non va pi alle mostre, fa parte del pubblico disamorato da queste trovate, perch di trovate si trattato. Tutto il resto, ed tanto, che la citt sta facendo sulla contemporaneit, continua a essere valutato dentro l'ombra lunga di queste mostre/mostro e di questi soggetti stracotti. Si gettano milioni in "comunicazione", altro chiodo fisso di chi rifiuta di capire che non questione di comunicare ma di educare, di stimolare, di eccitare intellettualmente, e culturalmente, non il generico pubblico, ma lo spettatore come individuo sociale, accrescendo la sua curiosit, non l'innata pigrizia che sta in ognuno di noi. Per fare questo non si pu procedere con le cannonate, i blockbuster. Si deve cominciare a costruire un programma culturale diverso, dove accanto a grandi, e non solo grandi ma anche interessanti, eventi, possano fiorire iniziative a misura umana.
Se si va al Moma di New York in questi giorni, dentro il turbinio da aeroporto che attraversa il museo, possibile scoprire un angolo con una piccola mostra di disegni dalla collezione, "Transforming Chronologies". Questa mostra comunica sulla natura dell'arte, contemporanea e non, pi di dieci mostre sulle sopracciglia di Monet. La gente scappa dalle mostre perch l'arte, che prima offriva un momento d'intimit privata, a chiunque lo desiderasse, oggi diventata unesperienza non diversa dalla stazione di risalita di Cortina d'Ampezzo. Non si pu buttare nello stesso calderone la mostra di Antonello da Messina, alle Scuderie del Quirinale, con una qualsiasi mostra, o trasmissione televisiva, goldiniana, sgarbiana, bonitoliviana o daveriana. Il successo di pubblico, che certamente avr, non dipender dal marketing o dal merchandising, ma dalla sua capacit di svelare, attraverso un misterioso maestro, il mistero dell'arte. Perch, ci si chiede, l'Italia culla dell'arte in crisi, anche, e proprio, nella sua specialit. Perch la cultura, da noi, stata violentata, come tutto il resto, dalla televisione che l'ha trasformata in uno di quei McDonald's, o Pizza Hut, nascosti molto bene in qualche palazzo rinascimentale grazie al piano regolatore di qualche precoce urbanista. Questo sono le mostre blockbuster, che oggi vengono considerate l'ancora di salvezza contro la crisi. Misurare la mostra di Antonello con lo stesso metro de "Gli Impressionisti e la neve", come valutare il ristorante Toni Gradiscutta, nascosto a Varmo, in Friuli Venezia Giulia, dove in quattro si pu divorare una cena di altissima cucina al prezzo di una pizza e mezzo a Piazza San Marco, con gli stessi criteri che si valuta un hamburger all'autogrill dell'autostrada. Certo, indiscutibile, all'autogrill ci passa pi gente e si mangia pi veloci. Quindi amministratori della cultura pubblica di tutta Italia pensateci e non piangete sul latte versato. Per la cultura, per l'arte, per i suoi contenitori, i musei, vale la regola, lo so volgare, dell'anatomia maschile, non me ne vogliano le signore; non grosso che turi, non lungo che buchi, ma duro che duri. L'arte non va consumata, ma va lentamente e profondamente goduta. Ognuno come gli pare, quando gli pare e con quanta gente gli pare. Good night... and Good Luck.



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