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in difesa dei beni culturali e ambientali

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I problemi della tutela. I beni culturali? Conosciamoli meglio
Salvatore P. Polito
Nuovo Quotidiano Bari 26/11/2002

Nel presentare il primo numero del Bollettino d'informazione dell'attivit della Soprintendenza di Puglia (BiaS, 1997), il soprintendente Gian Marco Jacobitti concluse il suo editoriale affermando che la tutela non solamente la presentazione di grandi mostre o la riapertura di antichi castelli, ma anche, e soprattutto, l'opera silenziosa, ma sicuramente ripagante, volta a salvare dalla distruzione un piccolo oggetto d'arte o un tratto di costa. Sottolineando il lavoro spesso anonimo, spesso non gratificante, che si svolge all'interno di un ufficio dello Stato preposto alla tutela dei beni culturali.
E, a tale proposito, ritengo opportuno ricordare che i beni culturali sono i dipinti e le sculture, gli arredi antichi e gli arazzi, le colonne e gli archi, i palazzi storici, le strade, le piazze delle nostre citt e l'umile tessuto edilizio dei paesi delle nostre province. Fanno parte di tale universo, inoltre, le opere d'architettura e d'aggregazione urbana, gli ambienti naturali di particolare interesse antropico, faunistico e geologico, i parchi e giardini, i paesaggi agrari, gli strumenti tecnico-scientifici e di lavoro, i libri e i documenti, le testimonianze d'usi e costumi d'interesse antropologico, le opere di rappresentazione tridimensionale o piana realizzate su qualsiasi supporto: murario, lapideo, ceramico, vitreo, ligneo, tessile, cartaceo, metallico, ecc. A questi, si aggiungono i reperti archeologici, paleologici, paleontologici isolati o inseriti in vasti ambienti. Un enorme patrimonio
sottoposto fin dal momento della nascita o del rinvenimento di ogni suo singolo elemento all'azione degradante, dispersiva e/o distruttiva di eventi e processi fisico-chimici, geologici, biologici e antropici. I provvedimenti di conservazione, naturalmente, non riguardano solo il singolo oggetto o l'insieme di oggetti considerati significativi, ma anche la prevenzione e la manutenzione degli stessi e, ove occorra, il restauro del bene, vale a dire qualsiasi intervento che, nel rispetto dei principi della conservazione e sulla base d'indagini conoscitive d'ogni
tipo, sia rivolto a restituire all'oggetto, nei limiti del possibile, la relativa leggibilit e, ove occorra, l'uso.
Fondamentali, pertanto, si rivelano le considerazioni e le istruzioni enunciate nella "Carta della conservazione e del restauro degli oggetti d'arte e di cultura del 1987". Il documento intende
rinnovare, integrare e sostanzialmente sostituire la "Carta italiana del restauro del 1972" e detta le
norme da applicare a tutti gli oggetti d'ogni epoca e area geografica che rivestano significativamente interesse artistico, storico e, in genere, culturale. La conservazione e il restauro, quindi, anche se momenti distinti, si rivelano complementari e, in ogni caso, non possono prescindere da un adeguato programma di tutela, manutenzione e prevenzione del bene. Questi sono i beni culturali e costituiscono il patrimonio storico dell'intera nazione, enormemente ricca di testimonianze da tutelare, salvaguardare e consegnare alla fruizione del mondo intero; oggi, tutto questo, si rivela di un'importanza enorme nel progetto di un'Italia veramente europea.
Chiunque nel quotidiano, per svariati motivi, abbia a che fare con i beni culturali e particolar-
mente i privati, nonch gli enti territoriali, le amministrazioni e le istituzioni tutte, non pu e non
deve prescindere dalle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, (D.L. 29
ottobre 1999, n. 490), e delle disposizioni riguardanti i destinatari della normativa. Pertanto, nei
tradizionali conflitti tra interesse pubblico alla tutela e interesse privato, o interessi pubblici di va-
rio genere, l'ignoranza della normativa vigente non pu costituire motivo di interferenza nel regime
dei beni tutelati, su cose d'interesse storico, artistico o ambientale (ivi compresi i problemi delle
aree di rispetto).



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