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MANTOVA Piace la “Montanara e Curtatone”, ma è legata agli stessi privati della palazzina. Il Comune mette gli occhi sull’ex caserma
30-10-05, pag. 40, Cultura e Spettacoli, Cronaca di Mantova



Via Roma prepara la strategia Il sovrintendente Rinaldi: la funzione museale è la più consona


Stefano Scansani
Polo Sud. La Giunta comunale dispiega la sua strategia culturale nel quadrante meridionale della città, intorno al Te. E cercando un’alternativa monumentale alla palazzina privata di largo XXIV Maggio, gli occhi di via Roma si sono posati sull’ex caserma Montanara e Curtatone, appena al di là della strada. Ma è privata, come e quanto la prima. L’edificio, estesissimo e parecchio interessante, è tutto ex.
Ex convento cinquecentesco dei Canonici Lateranensi, annesso alla chiesa di San Sebastiano.
Ex distretto militare e quindi ex presidio e comunque ex caserma “Montanara e Curtatone”. La costruzione è anche ex pubblica: una società (Coghi Spa, ndr) nel gennaio 2004 se l’è aggiudicata all’asta, alla quale ha partecipato in solitudine e dove la Giunta Burchiellaro non esercitò il diritto di prelazione, ritenendo eccessivo l’impegno economico, 2,5 milioni di euro, più chissà quanto per il recupero.
La società ha forti relazioni con quella che possiede la palazzina di fronte (Scattolini & Foroncelli, ndr), che era candidata a ospitare la sede dell’Ermitage Italia, e che è stata messa in discussione dal sindaco Fiorenza Brioni. Il primo cittadino, infatti, da agosto è in cerca di alternative con maggiori caratteri storico-artistici. La Fondazione CariVerona è disponibile a spendere 3 milioni e 300mila euro per l’acquisto e il recupero di una sede per l’Ermitage Italia e comunque di una istituzione importante, e attende una comunicazione.
BATTÙ CONFERMA. L’assessore all’urbanistica Luciano Battù conferma l’interesse per l’ex caserma, ma non aggiunge altro. È però immaginabile che in tempi stretti il Comune potrebbe esprimere un’intenzione su questo stabile imponente, 6mila metri quadrati su tre piani, 1.800 metri quadrati il chiostro, celle, corridoi, stanze lunettate, vicino ma non confinante con il Museo della Città che è già in deficit di spazi e proposte.
Un’intenzione sull’ex caserma... Quale? La decisione di trattare l’acquisto dalla società? O che altro? Da via Roma non trapelano indicazioni, ma l’interesse è evidente. Nei prossimi giorni la Brioni - dopo mesi di travagli e il recupero del contatto - deciderà, e proporrà la sede all’Ermitage.
Una nuova proposta che per forza dovrà surclassare la palazzina di fronte, che era piaciuta al direttore Piotrovsky. L’ex caserma significa sale, depositi, biblioteche, gallerie, foresterie, nel Polo Sud del sistema museale del Comune. La società proprietaria - la fonte è diretta - è pronta a rispondere: «Non abbiamo nulla da chiedere in cambio. L’ex caserma è un immobile in vendita come lo era la palazzina. Non c’è nessuna preclusione».
Resta comunque da scoprire come l’amministrazione intenda avvicinarsi all’edificio privato. Com’è privata la palazzina collocata in pole position da Burchiellaro e non citata nel protocollo d’intesa con l’Ermitage, e per questo non cara alla Brioni. Qualcuno ipotizza quindi una via burocratica, forte della disponibilità della Fondazione CariVerona e segnata due soggetti determinanti: il piano regolatore comunale che decreta l’uso pubblico dell’ex convento; il vincolo che la sovrintendenza di Brescia porrà sull’immobile e il giudizio sui progetti che la società proprietaria presenterà (alloggi e uffici). Abbiamo raggiunto il sovrintendente Luca Rinaldi. Ha pronunciato un giudizio e un auspicio: «In un luogo del genere una speculazione intensiva non è possibile. La destinazione museale è invece la più consona».
LA STORIA. Già la Giunta Burchiellaro aveva messo gli occhi sull’ex caserma. E nel gennaio del 2000, nell’ambito del protocollo d’intesa Stato-Comune, la questione dell’immobile del demanio militare venne sciolta con la promessa dell’allora ministro diessino dei beni culturali Giovanna Melandri di passare gratuitamente l’edificio al Comune, con l’impegno di quest’ultimo di recuperarlo. Poi arrivò il governo Berlusconi e il protocollo d’intesa andò in zona d’ombra mentre il ministero della difesa affidò a una concessionaria pubblica l’alienazione del patrimonio. Asta, quindi. Il Comune, già impegnato sul Palazzo di San Sebastiano, non esercitò il diritto di prelazione perché considerò il prezzo eccessivo e il recupero oneroso. Via Roma ebbe comunque un raccordo con la società, che nel gennaio 2004 si presentò da sola e si aggiudicò l’ex caserma. L’idea, che poi sfumò, era quella di ricavare in un’ala gli spazi per la galleria d’arte moderna e contemporanea. Per un’indagine sarebbe stata interessata la facoltà di architettura dell’università di Mantova, e il sovrintendente di Brescia avrebbe fatto sopralluoghi nell’ex convento. I margini di manovra per il recupero funzionale dell’immobile (residenze e uffici) sarebbero strettissimi, e in ogni caso qualsiasi intervento verrebbe anticipato dalla ratifica del vincolo, cioè dalla dichiarazione d’interesse architettonico. Nei giorni scorsi Comune e sovrintendenza si sono confrontati. Qualcuno della società proprietaria avrebbe osservato che sarebbe davvero originale che la Fondazione CariVerona o il Comune comprassero di qua (l’ex caserma) e non di là (la palazzina). Ma via Roma si prepara a calare le sue carte. Imprevedibili?




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