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Napoli. Sant'Agostino alla Zecca, tesoro da recuperare
Pietro Gargano risponde a Gianfranco Wurzburger e Salvatore Castiello
Il Mattino, 28/3/2006


Mille volantini per sensibilizzare il prefetto di Napoli sulla chiusura di Sant'Agostino alla Zecca sono stati distribuiti in piazza San Domenico Maggiore dal Comitato per il restauro della splendida chiesa, chiusa ormai dal terremoto del 1980, di proprietà del Fec (Fondo Edifici Culto) amministrato dal ministero dell'Interno. Il prefetto Renato Profili, in visita alla basilica di San Domenico Maggiore, è stato avvicinato dai rappresentanti del comitato, che hanno rinnovato l'appello a intervenire per lo stanziamento dei fondi necessari per il completamento dei lavori di restauro. E il prefetto si è impegnato a sollecitare il ministro Giuseppe Pisanu affinchè intervenga concretamente.
Il comitato si batte dal gennaio del 2005 per la riapertura della chiesa, senza avere alcuna risposta dal ministero dell'Interno, ente proprietario dell'edificio, né dal ministro Buttiglione, competente per i Beni culturali. A dicembre il centro storico di Napoli fu invaso da 5000 cartoline con le quali, a 25 anni dal terremoto, invitavamo il ministro Buttiglione a non dimenticare Sant'Agostino alla Zecca. E i napoletani si sono fatti promotori di una campagna di sensibilizzazione di grande civiltà spedendo le cartoline al ministero e dimostrando di tenere a cuore le sorti di Sant'Agostino. In molti ci chiedono il futuro della chiesa del centro storico, tanti hanno letto con interesse i volantini che abbiamo distribuito, si sono informati su ciò che intendiamo fare per proseguire nella nostra battaglia per salvare dal degrado l'antica chiesa e hanno manifestato il desiderio di partecipare alle nostre iniziative di sensibilizzazione.
Ora anche il prefetto Profili ci affianca in questa battaglia per recuperare una parte importante del nostro patrimonio artistico: siamo sicuri di riuscirci con la solidarietà di tanti. Sant'Agostino alla Zecca non può essere abbandonata alla insensibilità e alla incuria di chi non comprende che la chiesa, nel cuore di Forcella, oltre a rappresentare un monumento di indubbio valore storico e architettonico, è un punto di riferimento, di aggregazione e di formazione per il quartiere.
Gianfranco Wurzburger e Salvatore Castiello

risponde Pietro Gargano:
Di Sant'Agostino alla Zecca ci siamo già occupati, ma la chiesa è tanto bella, tanto piena di arte e di storia, da meritare una campagna per la sua rinascita. Fondata dagli Eremitani, ospitò fin dal 1287 lo Studio generale dell'Ordine Agostiniano. Fu Ferrante di Aragona, nel '400, a inglobarla nelle mura della città. Non è stata fortunata, subì già un terremoto nel 1456, ebbe danni gravi (distrutto il chiostro meridionale) dal così detto Risanamento successivo al colera del 1886; ha avuto un colpo gl'ave dalla scossa del 1980.
È entrata nelle cronache del presepio perché a metà '400 Simone de Jadena vi realizzò una Natività a figure staccate, purtroppo perduta. Ciò che è sopravvissuto alla furia della natura e all'avidità o all'insipienza degli uomini basta comunque a catalogarla tra i capolavori della città. Qualche esempio. La tomba di Dionigi dei Roberti, teologo e diplomatico caro a Roberto d'Angiò e amico di Boccaccio, morto nel 1342. E quella di Nicolo Jommelli, tra i grandi della musica napoletana del '700. I dipinti di Giacinto Diano detto 'O Puzzulaniello perché nato a Pozzuoli; quelli di Evangelista Schiano e molti altri valorosi artisti. Le statue, soprattutto dì stucco, di Giuseppe Sammartino, tra cui un gruppo del 1761 in cui è raffigurato Sant'Agostino che calpesta l'Eresia, avendo la Fede e la Carità ai lati. E poi l'atmosfera - dovuta a certi teschi, a certi macabri fregi - che dà la sensazione di essere arrivati fino alle soglie delle tenebre.
L'inventario potrebbe continuare. Dipinti e sculture sono ora in deposito, in attesa. Il momento, alla vigilia del voto, non è ideale per premere. Ma a urne vuote, chiunque abbia vinto, è più che lecito sollecitare dal nuovo governo una soluzione per Sant'Agostino alla Zecca, da restituire al più presto alle fede dei devoti e al desiderio degli amanti del bello.



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