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Musei scientifici in cerca di spazio
Laura Carcano
NORDOVEST, 15-MAR-2006





Strategie - Le proposte di esperti e divulgatori per valorizzare il patrimonio degli enti in Piemonte e Valle d'Aosta. Affidato a Piero Angela l'allestimento del polo subalpino. Sul territorio eccellenze e particolarità da mettere in rete

Sono una ventina i musei naturalistici del Piemonte e della Valle d'Aosta. Per Giacomo Giacobini, paleoantropologo dell'Università di Torino, presidente dell'Associazione nazionale musei scientifici e responsabile del Museo di Anatomia umana torinese, si tratta di un tesoro ancora in gran parte non fruibile, di straordinario valore storico-scientifico. «Un patrimonio — spiega Giacobini — che il secolo scorso ha trascurato, ma che oggi ha un potenziale che i tradizionali allestimenti, però, non sempre riescono a esprimere al meglio».
I dati di pubblico, comunque, mostrano stabilità. Otto fra i principali musei di storia e scienze naturali, in base ai dati dell'Osservatorio culturale del Piemonte, hanno registrato circa 127mila visitatori nel 2005, a fronte dei 107mila del 2003. E le principali istituzioni vanno in cerca di rilancio.
A Torino, nell'edificio seicentesco che fu sede dell'Ospedale San Giovanni Battista, per la cui lunga e complessa ristrutturazione sono stati stanziati dalla Regione 7 miliardi di lire, si trova il Museo regionale di Scienze naturali, istituito nel '78. I minerali sono il primo nucleo espositivo permanente; al piano terra, in una suggestiva "Arca" sono esposti alcuni importanti reperti zoologici, fra cui una balenottera dell'Ottocento. Ma questa è soltanto la punta dell'iceberg: nel museo, per le cui attività la Regione spende 1,6 milioni l'anno, trovano spazio solo alcune delle collezioni di botanica, entomologia, geologia, paleontologia e zoologia conferite dall'Università. Tra le mostre temporanee, quella sui Dinosauri argentini; nel 2003 registrava 55.334 ingressi, nel 2005 sale a 82.478.
«In Piemonte — spiega Pino Zappala, esperto di museologia interattiva e segretario generale del Centro Scienza di Torino, che sta organizzando "Le settimane della Scienza" — ci sono eccellenze diffuse. Ma non c'è ancora un coordinamento che le trasformi in un vero e proprio brand della divulgazione scientifica». A partire dal Museo regionale di Scienze naturali. «Anche se con l'Arca c'è stato un primo tentativo di "mettere in scena" una collezione straordinaria che resta una perla ancora chiusa nel suo scrigno — sottolinea Zappala — è necessario un progetto espositivo a lungo termine». Intanto, è stato restaurato un nuovo lotto. E l'assessore regionale alla Cultura Gianni Oliva, per curarne il futuro allestimento, ha chiamato un divulgatore nato come Piero Angela. Il progetto, però, è ancora più ambizioso. «Creare — dice Oliva — un polo divulgativo della scienza in Piemonte, partendo da ciò che c'è già e che stiamo via via inaugurando: il Museo dell'Uomo, che aprirà presto al pubblico nella sede ottocentesca ristrutturata dove già si trova il Museo di Anatomia umana». E dove si sta completando il riallestimento del Museo di antropologia criminale Lombroso e del Museo della Fratta.
Il viaggio nei musei prosegue al Faraggiana Ferrandi di Novara, che ha una delle collezioni zoologiche più importanti dell'intera regione. «Innovare — spiega Vittorio Minola, presidente della Fondazione Faraggiana — è possibile anche con semplici interventi che rendano materia viva le scienze naturalistiche». Il museo civico di Pinerolo (3.500 visite l'anno), nel Torinese, vanta 800 calchi in gesso di funghi, ma ha un "budget" annuale di soli 7mila euro. Il Museo di storia naturale Don Bosco di Torino, creato dal fondatore dei Salesiani nel 1878, con le sue collezioni mineralogica, faunistica e botanica di livello internazionale, è il museo del Liceo Salesiano Valsalice, ma è aperto al pubblico. Il suo conservatore è don Ezio Fonio, convinto che sia necessario «fare sistema» fra i musei del Piemonte.
Nel Cuneese si trovano, ad Alba, il Civico Museo Eusebio (5.500 visitatori e 130mila euro di budget), e a Bra il Civico Craveri (10mila ingressi) che svolge studi sugli uccelli e ha collezioni africane di entomologia. A Carmagnola, il Museo di Storia naturale organizza anche visite naturalistiche nella fascia fluviale del Po. «Non e' è ancora un approccio moderno al museo scientifico — dice Giacobini — ma la tecnologia da sola non basta, bisogna dare emozioni».
«Per parlare di interattività di un allestimento — sottolinea Zappala — non basta qualche computer. Usare effetti speciali nella divulgazione scientifica non è fine a se stesso: vuoi dire stupire il visitatore attraverso un coinvolgimento corporale». E questa è la strada scelta dal Museo "A come ...Ambiente" di Torino e dal Museo delle Alpi di Bard, in Valle d'Aosta. Il primo è nato nel 2004 e ha richiamato nel 2005 ben 45mila visitatori, con un percorso interattivo e multimediale ideato con le aziende che fanno innovazione, per far conoscere i temi dell'energia, dell'acqua e dei rifiuti, divertendo. Il museo del Forte di Bard, aperto dall'inizio dell'anno, ideato come un "parco a tema", utilizza diorami, proiezioni, monitor a pavimento e multimedialità. E promette «un'esperienza di conoscenza e di piacere avvolgente».



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