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Fondi, l'opportunità dell'«altro» 8 per mille
Sergio Ricci
Avvenire non profit, 28/2/2006

La ripartizione al non profit dei contributi destinati allo Stato

In aggiunta al nuovo adempimento relativo al 5 per mille al volontariato e in uno scenario complessivo di riduzione di contributi pubblici, si apre un'altra possibile forma di finanziamento e di sviluppo per gli enti ecclesiastici ed in generale del terzo settore. Come risaputo, esiste l'opportunità di firmare per la devoluzione dell'otto per mille IRPEF a favore della Chiesa Cattolica ma esiste anche altresì la possibilità di concorrere ai fondi dell'otto per mille per i contribuenti che esercitano tale opzione a favore dello Stato. Scorrendo la lista dei finanziamenti erogati negli anni scorsi si può notare, infatti, come molte parrocchie o enti religiosi abbiano usufruito di tale contributo.
La circolare 20 gennaio 2006 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, pubblicata sulla G.U. n. 19 del 24-1-2006, ha stabilito i criteri e le procedure perla presentazione della domanda relativamente all'utilizzazione delle quote dell'otto per mille dell'Irpef devoluta alla diretta gestione statale, cioè la quota dell'otto per mille che i contribuenti devolvono allo Stato. Tale circolare si è resa necessaria per chiarire determinati aspetti e per semplificare l'istruttoria tecnica e amministrativa delle domande, che sottolineiamo subito, possono essere presentate anche dagli enti ecclesiastici e senza scopo di lucro.
Il contenuto della circolare 20 gennaio 2006 ed aspetti operativi per la presentazione della domanda stessa. Diciamo innanzitutto che la scadenza per la presentazione delle domanda di contributo è fissata al 15 marzo 2006 e che i soggetti che possono presentare tali domande sono : le pubbliche amministrazioni, le persone giuridiche e gli enti pubblici e privati purché non abbiano finalità di lucro. La richiesta va presentata in duplice copia, di cui una in bollo ( ne sono esentate le Onlus, anche di diritto) e devono essere indirizzate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. La circolare individua le quattro finalità che sono ammesse alla ripartizione della quota e in base alle quali devono essere presentati i progetti; come sì può notare sono finalità che per destinazione naturale rientrano negli ambiti di intervento di soggetti del mondo religioso e non-profit in genere.
1) Fame nel mondo. Gli interventi progettuali devono essere mirati all'autosufficienza alimentare dei paesi in via di sviluppo e alla qualificazione di personale locale da destinare al contrasto di situazioni di sottosviluppo e denutrizione. Infatti a tal proposito ricordiamo che in sede di rendicontazione del progetto per tale finalità di lotta alla fame nel modo, va presentata una relazione analitico descrittiva del progetto e va inoltre presentata la documentazione contabile anche alla Direzione generale del Ministero degli Affari Esteri - Direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo.
2) Calamità naturali. Gli interventi devono essere diretti alla realizzazione e al ripristino di opere e territori danneggiati da calamità naturali ivi compresi incendi e terremoti. Gli enti pubblici sono i naturali destinatari di tale finalità. In questo caso non deve essere presentata una relazione analitico descrittiva dell'attività effettuata e va inoltre presentata la documentazione contabile anche al Dipartimento della protezione Civile - Ufficio opere Civili ed Emergenza.
3) Assistenza ai rifugiati. Sono ricompresi in questa tipologia gli interventi a favore di rifugiati privi di mezzi di sussistenza in Italia e la conseguente accoglienza, sistemazione e assistenza sanitaria di base. In questo caso, come nel precedente caso 1) ricordiamo che in sede di rendicontazione del progetto per tale finalità di assistenza rifugiati va presentata una relazione analitico descrittiva del progetto e va inoltre presentata la documentazione contabile anche alla Direzione generale del Ministero dell'Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione.
4) Conservazione dei beni culturali. Gli interventi devono essere rivolti al restauro, alla valorizzazione e alla fruibilità da parte del pubblico di beni immobili e mobili che presentano un particolare interesse architettonico, artistico, storico, archeologico, etnografico, scientifico, bibliografico ed archivistico. Tale finalità può venire in soccorso delle associazioni e fondazioni ecclesiastiche che sono proprietàrie di un patrimonio artistico o necessitano di ristrutturazioni per chiese. Anche in questo caso, come nel precedente punto 3) non deve essere presentata una relazione analitico descrittiva dell'attività effettuata e va inoltre presentata la documentazione contabile anche al Ministero per i beni e le attività culturali - Direzione regionale competente e per i progetti relativi agli archivi storici alla Soprintendenze archivistiche competenti per territorio; per gli interventi riguardanti il patrimonio librario alla Direzione generali competenti ( o alla Soprintendenze locali se esistenti) ed infine per gli interventi riguardanti lo spettacolo e la cinematografia, alle rispettive Direzioni generali del Ministero. Un requisito fondamentale per l'accettazione della domanda di contributo è dato dalla straordinarietà dell'intervento richiesto. Si intende in tal caso sia che vi sia una natura di eccezionalità o di urgenza anche di natura economica ( ad es. una possibile perdita di una chiesa di valore storico o al danno seguito che una calamità improvvisa può provocare tipo terremoto ,ecc.)- Non vengono prese solitamente in considerazione attività che sono ritenute di gestione ordinaria. Un altro requisito valutato con positività è il possibile cofinanziamento da parte dell'ente del progetto stesso, aspetto del resto oramai frequente in tutte le domande di contributi sia pubblici che privati.



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