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Architetti alla conquista dell'Eldorado cinese
(r. t.)
la Repubblica, 16 gennaio 2006

Grandi studi e piccole realtà hanno ormai scoperto uno dei mercati più interessanti, per volumi e dinamismo. Il caso di Progetto Cmr

Milano
Aumenta l'export di architettura italiana in Cina- Il progetto 'made in Italy' piace ai cinesi e siccome le più grandi città del Celeste Impero sono dei cantieri permanenti, dove enormi arre edificate crescono come funghi, per gli architetti c'è da fare, e parecchio. D’altronde numeri della Cina sono sempre stupefacenti.
Basti dire che sono 25 le città che superano i cinque milioni di abitanti e cinque vanno oltre i dieci milioni. Le istituzioni pubbliche e i privati abbattono facilmente il "vecchio". Al posto delle classiche case basse una attaccata all'altra, che tradizionalmente disegnavano le grandi città cinesi, fanno fare nuove costruzioni imponenti e grandi, classico simbolo contemporaneo del potere. Quindi, al di là di ogni critica, se sia giusto o meno cancellare il vecchio per far nascere città che sono una selva indistricabile di grattacieli, rimane il fatto che la Cina è il posto dove attualmente si costruisce di più. E gli italiani si stanno dando da fare. A Pechino ci sono già, in pianta stabile, sei o sette studi italiani di architettura di piccole dimensioni e progetti in corso da parte di nomi importanti come Gregotti. In questo caso non suona retorico ripetere l'inflazionata affermazione che la Cina è realmente un'opportunità. La storia di Progetto Cmr, tra i più grandi studi di progettazione italiani, lo dimostra. E'lo studio italiano che attualmente sta lavorando di più in Cina. «Stiamo lavorando su due milioni di metri quadrati di costruito, il che è impensabile in Italia-—racconta Massimo Roj, socio fondatore e amministratore delegato dello studio — La Cina rappresenta per noi un bacino enorme di potenziali progetti e in tempi molto veloci». Roj ci è andato per la prima volta tre anni fa. Lo scorso maggio ha aperto uno ufficio operativo a Tianjìn e uno di rappresentanza a Pechino. Ed è soprattutto a Tianjin che si concentra il grosso dell'attività cinese dì Progetto Cmr. Si tratta della terza città cinese più grande dopo Shangai e Pechino, con i suoi 11 milioni di abitanti.
Si trova a cento chilometri da Pechino ed è il porto del Nord della Cina. Lì Roj ha aperto uno studio: ci lavorano architetti italiani, un responsabile di struttura e 12 architetti cinesi, «indispensabili — spiega — per capire e farsi capire, tradurre codici urbanistici complicatissimi». «Non
è stato un colpo di fulmine con i cinesi —racconta— ma un feeling che è nato un po' alla volta». Si sono fatti conoscere partecipando a qualche concorso a Tianjin e nel 2003 hanno cominciato a fare il loro primo progetto per la Tianjin University. Hanno progettato l'ala universitaria che ospita il rettorato e l'amministrazione. Si tratta di un palazzo da ) 0 mila metri quadrati. E l'elenco prosegue: hanno progettato, sempre nella stessa Università, un palazzo con aule e uffici per i professori. Loro è il progetto di un edificio per la China Sports Lottery. Sempre a Tianjin sono partiti cantieri importanti, su loro progetti, per società private. Per la società edile Union parte a febbraio il cantiere Julian Plaza di 160 mila metri quadrati, all' interno del quale sorgerà una torre di 180 metri di altezza, il palazzo più alto della città che sarà pronto entro la fine dell'anno prossimo. I progetti dello studio milanese continuano: sempre a Tianjin nascerà un albergo di cinquemila mila metri quadrati, un cinque stelle della catena Crown Plaza; Per Hedo, società municipalizzata che gestisce le proprietà immobiliari del comune, ha progettato, all'interno del quartiere italiano, un palazzo destinato al design italiano che sorgerà l'anno prossimo. Al suo interno dovrebbero aprire negozi tricolore. Si tratta di un'operazione finanziata dal governo locale che lo affitterà alle aziende italiane. Sempre nello stesso quartiere italiano hanno progettato la sede per Hedo. A Shanghai, invece, hanno vinto un concorso per 650 mila metri quadri di costruito nel verde. Si tratta di un'area mista tra residenziale, alberghiero e uffici. Progetto Cmr sta facendo in questo momento tre concorsi per un totale di un milione di metri quadrati in diverse città della Cina. A giorni dovrebbe partire una gara, a cui lo studio milanese partecipa, nella città di Haiko che con due milioni di abitanti è la capitale dell'isola di Hainan, la Miami cinese.
L'idea dei cinesi è di farne una specie di Venezia locale. Visto il lungo elenco, sembra proprio che Progetto Cmr abbia trovato la chiave giusta per lavorare in questo paese immenso. «Tutti hanno paura e cercano di difendersi — commenta Roj — Noi siamo andati li a vendergli il nostro prodotto, il design, l'architettura e la creatività italiani». Certo Roj avrà anche il suo bel daffare per far passare un concetto di qualità della vita, molto italiano, attraverso l'architettura in un paese che sull'onda del "tutto nuovo” costruisce in modo selvaggio. « Hanno una visione classica dell'i-
talian style — spiega Roj—. San -Pietro, il colonnato, i capitelli. In alcune zone vogliono fare edifici che ricordano la nostra classicità, che poi loro cinesizzano». MA lui cerca di trasmettere la sua visione e quando è nel suo ruolo di vi-siting professor all'università di architettura di Tianj in cerea di far capire ai suoi studente che «la memoria del proprio passato è importante per capire il futuro».



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