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Sardegna. Confronto-scontro tra Soru e i Comuni
Roberto Paracchini
La Nuova Sardegna 10/1/2006

CAGLIARI. La prima presentazione dello "Schema di piano paesaggistico regionale" ha visto un grande assente: il sindaco di Cagliari Emilio Floris. C'era invece l'assessore comunale all'Urbanistica del capoluogo Gianni Campus, ma in incognito: non si era registrato. All'incontro, tenuto a Cagliari, erano stati invitati i responsabili dei centri dell'area numero 1 (Cagliari e Capoterra) e numero 27 (Quar-tu, Sinnai, Villasimius, Maracalagonis e Castiadas).
Nei giorni scorsi Floris ha spedito una lettera al governatore della Sardegna Renato Soru in cui contesta l'aspetto centrale della conferenza di ieri: la copianificazione. Primo dei ventidue incontri Regione-Comuni, che si terranno in tutta la Sardegna, l'assemblea si è presentata come un confronto: «Per stimolare l'intervento degli enti locali interessati», ha precisato l'assessore regionale all'Urbanistica Gian Valerio Sanna. Mentre secondo il sindaco di Cagliari «il materiale sullo "Schema di piano" è arrivato ai Comuni, in dischetti da stampare, il 3 gennaio. Non c'è stato, quindi, materialmente il tempo: non solo per esaminarlo con la dovuta attenzione, ma soprattutto per coinvolgere il consiglio comunale, visto che la materia urbanistica è di sua competenza. Se avessi partecipato lo avrei fatto solo come Emilio Floris, senza un mandato da parte dell'assemblea muncipale. Per questo ho scritto una lettera al presidente della Regione Renato Soru facendo notare questa contraddizione. Ora mi riservo eventuali atti legali per invalidare il nuovo piano qualora le disposizioni saranno da noi considerate dannose per la città». Va avanti, insomma, lo scontro istituzionale tra la Regione e il capoluogo dell'isola iniziato a maggio del 2005 con la vertenza sulla pulizia della spiaggia del Poetto di Cagliari. Tensioni che, presumibilmente, tenderanno ad aumentare anche per le vicinanza delle elezioni amministrative del capoluogo. Il tema dei tempi stretti è stato, però, presente anche negli interventi di tutti i sindaci intervenuti ieri al dibattito. La discussione sullo "Schema di piano", che si divide in due grossi ambiti, costiero e zone interne, terminerà fra tre mesi: in questo tempo sia gli enti che i cittadini potranno presentare le loro osservazioni. Alla fine con l'adozione, vi sarà l'entrata in vigore delle nuove norme di salvaguardia. Con la caduta definitiva della legge "salvacoste" del 25 novembre del 2004 subentrerà, ha sottolineato l'assessore Sanna, una nuova filosofia nella gestione del territorio. Quest'ultimo «è stato suddiviso in zone omogenee sulla base di considerazioni morfologiche e geologiche, e indipendentemente dalla divisione amministrativa». Ma l'aspetto centrale «è che dalla pianificazioe urbanistica si passa a quella paesaggistica». Poco dopo Vincenzo Tiana, presidente regionale della Legambiente, sottolineerà il fatto che la Sardegna è la prima in Italia a stare per adottare i piani sulla base del "codice Urbani" che inserisce, appunto, «l'elemento paesaggistico come determinante nella pianificazione territoriale delle Regioni». In termini pratici non sarà più valido ildivieto di costruzione di due chilometri dalla costa, ma si valuterà caso per caso, a seconda del livello di tutela dell'area. Per Villasimius, ad esempio, è previsto un livello di protezione alto. Stesso discorso per le zone umide di Cagliari di Santa Gilla e di Molentargius, e per il sistema dei colli urbani della città. Sui centri urbani l'attenzione al paesaggio dovrà essere maggiore e non sarà più possibile l'edificazione scomposta nelle periferie. Il nuovo piano, infatti, abolendo le così dette zone "F" (le turistiche) estende la tutela ambientale, in precedenza obbligatoria solo per queste, a tutto il territorio, città comprese. Fatto che la Regione considera una rivoluzione, ma che ha già creato un po' di fibrillazione tra gli imprenditori edili. Maurizio de Pascale, presidente dei costruttori della Provincia di Cagliari, ha messo in guardia dalla sottovalutazione dei problemi legati allo sviluppo del turismo. Per quest'ultimo, ha affermato, «sono necessarie importanti infrastrutturazioni territoriali: non dimentichiamo che il nostro settore dà lavoro al cinquanta per cento degli occupati».
Al di là del plauso degli ambientalisti, i sindaci presenti, pur condividendo le indicazioni del piano, hanno posto alcuni problemi legati ai diritti acquisiti e al ruolo degli enti locali. Secondo la "legge salvacoste" i centri che avevano approvato il nuovo piano regolatore (Puc, che ingloba le norme paesaggistiche) avrebbero potuto intervenire con opere e lottizzazioni nel loro territorio. Mentre, ha chiarito il governatore Soru, «una volta entrate in vigore le nuove norme di tutela, saranno queste a dettare le regole». Rispondendo a un quesito posto dal sindaco di Quartu Gigi Ruggeri (col nuovo Puc in vigore da prima della "salvacoste"), il responsabile della Regione è stato chiaro: «Se la lottizzazione approvata dal Comune ha già portato a una trasformazione del territorio, allora tutto bene. Se, invece, è stata solo approvata ma non ha dato ancora adito a interventi, non è più valida. E questa per un atto di giustizia nei confronti di tutti i Comuni. Quando le nuove norme entreranno in vigore tutti saranno trattati nello stesso modo». Questione, questa, che ha sollevato perplessità anche da parte di Tore Sanna, primo cittadino di Villasimius, che ha chiesto che l'argomento venga approfondito, preoccupato di un «forte dilatarsi dei ricorsi per i diritti acquisiti».
Il piano paesistico regionale, però, interviene anche sul modo di articolare il territorio dei centri urbani. Da qui l'esigenza, ha sottolineato Tore Sanna, di definire i ruoli dei vari enti istituzionali: temi che ripropongono il dibattito tra centralismo (di cui viene accusata la Giunta Soru) e decentramento. A queste perplessità l'assessore regionale Sanna ha risposto parlando dei Comuni come «di sentinelle per l'attuazione delle norme regionali». Ma la spiegazione non ha soddisfatto. Un chiarimento è stato dato, invece, per le zone industriali (come il Casic di Cagliari), che in precedenza godevano di una sorta di franchigia: problema posto da Luciano Casula, Assemini. Il responsabile dell'Urbanistica ha precisato che «d'ora in avanti anche queste aree rietreranno in un piano complessivo: per evitare le brutture e i danni al paesaggio».



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