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Mosca - Dal Museo di architettura di Mosca riemerge la foto del plastico perduto.
Il Corriere della sera - 09.01.2006




Hitler voleva una piazza San Pietro per il Duce Era nella nuova Berlino di Speer
A poche decine di metri dalle mura del Cremlino, al di là dei Giardini dello zar Alessandro, c'è il Museo di Architettura. Nei suoi sotterranei (il nucleo originale è una casa cinquecentesca appartenuta ai Romanov, quando erano ancora speziali) è confluito, tra gli altri, il fondo fotografico appartenuto all'architetto Albert Speer e portato a Mosca dall'Armata Rossa dopo la seconda guerra mondiale. Sono almeno 200 istantanee in buona parte inedite, fatte scattare con una Zeiss dal gerarca nazista per il proprio studio. Al museo incontriamo il direttore David Sarkisian e la professoressa Svetlana Vladimirovna Troscina, che da tempo sta lavorando all'archivio di Speer. È dalle loro mani che riceviamo la foto inedita - due o tre altre riproduzioni con angolature diverse sono reperibili, ma senza queste caratteristiche di elevata fedeltà - ora pubblicata in questa pagina. È stata scattata sul modellino (l'originale, a causa della guerra, non fu mai terminato), e raffigura la piazza che Hitler voleva intitolare a Mussolini. Il progetto era, appunto, di Speer; la statua del Duce, invece, di Arno Brecker.
Una simile costruzione non va intesa come qualcosa di isolato. Hitler dedicava a Mussolini la piazza che a Berlino aveva già il nome del Führer (è l'attuale Theodor Heuss). Sandro Scarrocchia in Albert Speer e Marcello Piacentini. L'architettura del totalitarismo negli anni Trenta (Skira 1999), che del monumento offre un'analisi di quattro pagine, ricorda che l'omaggio nacque per «l'accettazione dell'Anchluss dell'Austria». Comunque sia, esso avrebbe fatto parte della «città ideale», battezzata Deutschland, che doveva nascere grazie a una trasformazione radicale della vecchia capitale del Reich. Scrive Joachim Fest in Speer. Una biografia (Garzanti) : «La nuova Berlino sarebbe dovuta essere pronta nel 1950, dopo la vittoriosa conclusione di tutte le guerre già dichiarate e ancora da combattere. Nel corso di una cerimonia inaugurale senza precedenti, Hitler avrebbe proclamato l'impero mondiale... Quando Speer, nel settembre 1939, subito dopo l'inizio della guerra, ritenne di dover sospendere i lavori di costruzione a Berlino, Bormann gli inviò una lettera tanto brusca quanto palesemente suggerita da Hitler per intimargli di proseguirli».
La piazza per Mussolini ricorda, seppur vagamente, quella di San Pietro a Roma e lo stesso Hitler ne disegnò uno schizzo - nel 1938 o '39 - con una possente «M» incisa. La città eterna era considerata dal Führer «l'unica rivale al mondo» di quella ideale da costruire, anche se alla fine i suoi progetti avrebbero fatto apparire «San Pietro e la relativa piazza come balocchi» (l'affermazione si trova nel testamento del capo nazista: di esso vi è, tra le altre, un'edizione in due volumi dal titolo Libres Propos sur la Guerre et la Paix, a cura di François Genoud, Flammarion 1952). Si può documentare che il progetto fu abbandonato soltanto nel 1943, dal momento che in quell'anno lo scultore Ludwig Isenbech eseguirà ancora modelli in gesso dei capitelli a grandezza naturale. La statua, invece, idealizzava il Duce, che veniva rappresentato con un gladio (l'idea originale, secondo la Troscina, «era di raffigurarlo come un discobulo»). Il progetto iniziale - sottolinea Scarrocchia - prevedeva una figura in bronzo di 9 metri, che con il procedere dei lavori fu elevata a 11 (una versione in gesso di 3 metri fu esposta alla Grosse Deutsche Kunstausstellung di Monaco nel 1939). Alla fine di giugno del 1940 la ditta Martin & Piltzing ultimò la versione in gesso di 11 metri; mentre una in bronzo di 3 metri, senza braccia, entrò a far parte della collezione privata di Brecker.
La piazza Mussolini a Berlino era un'opera ideologica oltre che architettonica. Hitler - lo ricorda in più passi Speer nelle sue Memorie (Mondadori) - curava anche i particolari dei progetti e si soffermava a lungo sui modellini: era sua intenzione «costruire» una nuova sacralità per una nuova era, e la parte più visibile e immediata di questa idea passava attraverso l'architettura. Il desiderio del dittatore fu, almeno per l'arte, realizzato da Arno Brecker con la sua opera: non a caso, nel 1945, circa i nove decimi delle sue sculture furono distrutti dagli Alleati come simboli nazisti ufficiali. E questo anche se nel 1939 il «cattivo artista» fu invitato in Urss da Stalin, per realizzarne il busto, ma non giunse mai a Mosca a causa della guerra. E tutto ciò anche se per la mostra allestita nel maggio 1942 all'Orangerie di Parigi, Jean Cocteau lo coprì di lodi in prima pagina, dimenticandosi che le opere con i puri teutoni erano state realizzate con la fusione del bronzo di statue francesi. Compresa quella di Victor Hugo, che ornava uno dei viali presso l'Orangerie.



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