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La svendita dei gioielli di famiglia
Alessandro Valentini
Rassegna sindacale, n. 42, novembre 2002

La svendita dei gioielli di famiglia. Musei, come quello di Capodimonte; isole, come Giannutri o La Maddalena; tratti di costa fra i pi belli, come Golfo Aranci. Ceduti ai privati come se si trattasse di immobili qualsiasi. Per ora solo un incubo. Che tuttavia potrebbe materializzarsi presto se il progetto del governo di ricavare, con la Finanziaria 2003, 4 miliardi di euro da operazioni contabili e cartolarizzazioni andr in porto. Gli strumenti legislativi sono stati gi individuati: la legge 410 del 201, sulla privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, e la legge 112 del 2002 che ha istituito le societ Patrimonio e Infrastrutture spa; a queste ultime spetta anche il compito di reperire le risorse per finanziare il programma di infrastrutture del governo. Il rischio, dunque, reale e a lanciare lallarme sono le maggiori associazioni ambientaliste e la Cgil (che ne hanno parlato in una recente tavola rotonda a Roma).

Ambientalisti e Cgil convengono sulla necessit di una seria valorizzazione del patrimonio dello Stato. Ma questa valorizzazione sottolinea Marigia Maulucci, segretaria confederale Cgil non pu essere confusa con la necessit contingente di estrarre valore da eventuali, non precisate, cessioni del diritto duso o, peggio, da alienazioni indiscriminate per far fronte allesigenza di una contingente e artificiosa riduzione del deficit pubblico.


La lettera di Ciampi
Un aspetto, questultimo, sul quale si espresso anche il capo dello Stato. Nella sua lettera del 15 giugno scorso al presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi invitava il governo a tenere conto di tutti gli interessi coinvolti dallattivit di gestione dei beni del patrimonio dello Stato, in modo da assicurare che la valorizzazione del patrimonio stesso sia coerente non solo con i princpi di economicit e redditivit, ma anche con il rigoroso rispetto dei valori che attengono alle finalit proprie dei beni pubblici, intese alla luce dei princpi costituzionali che riguardano la tutela dei predetti beni e, in primo luogo, di quelli culturali e ambientali, che costituiscono identit e patrimonio di tutto il paese.

Ma non finisce qui. Roberto Della Seta, di Legambiente, denuncia la concezione proprietaria e mercantile dello Stato da parte di questa maggioranza e ricorda che la stessa Corte di Conti ha rilevato come in nessun paese dellOcse esista una soluzione di cos radicale affidamento esterno dellintera gestione del patrimonio immobiliare dello Stato, sottolineando inoltre come le dismissioni di immobili di propriet pubblica siano un tipico caso di finanza straordinaria che rischia di avere riflessi pesanti sui conti dello Stato. Occorre la massima trasparenza nella vendita del patrimonio pubblico ha aggiunto la Corte dei Conti e le cartolarizzazioni non possono essere un modo per ripianare il deficit pubblico.


Molti lati oscuri
Eppure, malgrado questi autorevoli pronunciamenti, il governo Berlusconi ha avviato su vasta scala un programma di dismissioni di immobili di propriet pubblica, tanto che lItalia , di fatto, il paese con il pi rischioso programma di cartolarizzazioni promosse dallo Stato. Unoperazione che presenta molti lati oscuri ai fini della tutela e della fattibilit. Gaetano Benedetto, del WWF, ritiene che nella legge non ci siano garanzie sufficienti per una gestione trasparente dei beni dello Stato e che non sia chiara la distinzione tra beni disponibili e beni indisponibili. Inoltre accusa il governo di non voler tenere conto del regolamento predisposto dallex ministro Melandri sulla gestione dei beni ambientali e pubblici, malgrado esso sia ancora in vigore.

Ma oltre allassenza di garanzie sui beni storici e artistici e alla mano libera su quelli paesaggistici, che lascia presagire una nuova stagione di speculazioni edilizie, il provvedimento solleva dubbi anche sul piano economico e finanziario. tutta da verificare osserva Maulucci la possibilit, per quanto riguarda Infrastrutture Spa, di piazzare sul mercato in una fase economica e finanziaria cos difficile quantit di titoli tali da rispondere positivamente alla missione che viene affidata alla Finanziaria 2003, vale a dire il programma di infrastrutture strategiche; c il rischio che si apra una voragine nei conti pubblici sotto la copertura delle due societ cui lo Stato dovr, prima o poi, porre rimedio.

Associazione ambientaliste e Cgil sottolineano inoltre la discrezionalit delle decisioni. Il ministro dellEconomia avrebbe piena autonomia nellindividuazione dei beni di particolare interesse con la sola cautela di una semplice intesa, non meglio definita, con il ministero competente per i Beni e le Attivit culturali. Ne consegue che sar possibile alienare anche i beni del patrimonio storico-artistico, con il rischio che vengano messi sul mercato beni che dovrebbero rimanere di propriet pubblica e senza tener conto dellinteresse prevalente di altri enti pubblici territoriali che fossero interessati alla gestione e alla valorizzazione di quel determinato bene.


Lambiente in pericolo
Il pericolo maggiore, tuttavia lo corre lambiente. Infatti, mentre per i beni culturali, artistici e storici perlomeno prevista lintesa con il ministero competente, per i beni ambientali (cio il paesaggio) non prevista alcuna forma di intesa con il ministero dei Beni culturali o con quello dellAmbiente, in quanto si considera sufficiente il cosiddetto vincolo paesaggistico, reso ormai aleatorio e inefficace dalle ampie deleghe che sono concesse alle Regioni e, da queste, ai Comuni. Ed chiaro che il passaggio finale ai privati di beni che formano la morfologia stessa del paese (coste, spiagge, fiumi, boschi, parchi) costituirebbe un indebolimento gravissimo del livello di tutela e non resterebbe nullaltro a fronteggiare la spinta degli interessi economici e speculativi. La normativa messa a punto dal governo sarebbe, secondo lex ministro Giovanna Melandri, paragonabile a una coltellata nella pancia del paese, un provvedimento, frutto di una concezione arpagonesca dello Stato, e pi grave di qualsiasi legge perch i danni potrebbero risultare incorreggibili.

Che fare davanti a questa situazione? Il sindacato e le associazioni ambientaliste hanno presentato al Parlamento una serie di modifiche legislative (vedi scheda qui a fianco). Nel frattempo possibile e anzi doveroso, secondo Guglielmo Epifani, svolgere una funzione di controllo e di sensibilizzazione delle coscienze dei cittadini contro un pessimo esempio di finanza creativa, che non dovrebbe essere permessa quando si ha a che fare con patrimoni e responsabilit pubbliche. La parola dordine deve essere ancora qualit. Qualit degli obiettivi, dello sviluppo, dellambiente.

http://www.rassegna.it/2002/attualita/articoli/cart.htm


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