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Pochi soldi, una tassa sull'arte
di MARCELLO MANCINI
NAZIONE Carlino GIORNO 31-DIC-2005



La stanza del sindaco di Firenze non pi la sala di Clemente VII. Da giugno Leonardo Domenici ignorando le perplessit dei puristi di palazzo ha lasciato al catalogo dei visitatori (e agli incontri ufficiali) il quartiere dedicato al Papa Medici e si riservato un locale monastico accanto agli uffici amministrativi. Il Comune in regime di risparmio, anche sulla tradizione (erano decenni che il sindaco occupava il quartiere monumentale). Domenici, che presidente dell'Anci, cio sindaco dei sindaci italiani, guida la rivolta contro i tagli del governo agli enti locali. N frenano la sua ira le accuse di sprechi e di inflazione delle consulenze esterne che il ministro Tremolni e il centrodestra rovesciano su Comuni e Regioni. E' un braccio di ferro che va avanti dalla fine dell'estate e che rischia di essere usato come alibi per giustificare una certa riduzione dei servizi che, per la verit, Palazzo Vecchio promette di contenere. L'assessore al bilancia Tea Albini si sforza di spiegare che le rinunce riguarderanno solo mense scolastiche e trasporto degli alunni. Anche se non detto. Insomma: confido in un aggiustamento romano ispirate da una maggiore generosit.
Il sindaco (a proposito: un sondaggio del Sole 24 ore gli riconosce il secondo posto nel gradimento della sua gente, dietro solo a Valter Veltroni) teorizza l'introduzione di una tassa di scopo, una specie di imposta di soggiorno da far pagare ai turisti per finanziare pulizia e manutenzione della citt. Finora la proposta in attesa di futuro perch manca una legge che lo consenta. Facendo i conti, sarebbe un aiuto consistente per il pallido forziere di Palazzo Vecchio: nel 2005 sono state segnate 6 milioni e mezzo di presenze in albergo e ogni turista ha speso in media 115 euro al giorno. Appena 1,43 peri musei. Tirare la cinghia un refrain annuale in nome del quale si incrociano le necessit amministrative con le schermaglie politiche. La Finanziaria impone sacrifici si sbracciano in Palazzo Vecchio ma gli amministratori locali ci mettono del loro se le casse dell' Ataf, l'azienda che governa il trasporto pubblico, di Firenze Mostre, la societ che organizza gli eventi dell'arte, e Firenze Fiera, che promuove le grandi esposizioni alla Fortezza ; da Basso, sono tutte in difficolt. Buchi neri. Quel che peggio in settori fondamentali per la sopravvivenza di Firenze, ai quali va aggiunto il Teatro del Maggio musicale (qui i tagli governativi sono diretti e traumatici), commissariato dal ministro Buttiglione perch complicati equilibri di rappresentanza del eda non hanno consentito di trovare un accordo per nominare il soprintendente. L'ultimo ritrovato dell'alchimia politica una Fondazione della cultura che riunisce anche Provincia, Camera di Commercio, categorie economiche e assorbe Firenze Mostre in affanno usata come strumento per trovare i finanziamenti che finora nessuno riuscito a smuovere. Ma servir? I protagonisti la considerano panacea di tutti i mali. L'editore Giovanni Gentile, uno che la cultura s'impegna a fabbricarla, sospetta invece un nuovo carrozzone messo in piedi per distribuire posti e sempre sotto la gestione pubblica. Che un freno per i finanziamenti privati. Servirebbe un coordinamento delle iniziative culturali ad ako livello, ma mi pare che la strada imboccata sia la solita, dice sconsolato Gentile. Nell'immaginario collettivo Firenze una specie di Las Vegas dell'arte, invece le iniziative scarseggiano e nel centro storico le attivit si spengono dopo le otto di sera. Salvo rare eccezioni. Una di queste la libreria di
piazza della Repubblica, aperta fino a mezzanotte dove si incontrano scrittori, attori e registi che parlano delle loro opere. Il direttore Alessandro Fal-ciani invoca una rega che disegni un itinerario per unire il teatro al cinema e alla libreria dove si pu mangiare e bere. E' il motore dell'economia cittadina. Che non ha voglia di sorridere. La crisi passa anche da queste parti, dove il tasso di disoccupazione del 5,8 per cento. Alla Matec, l'azienda meccanotessile di Scandicci, due giorni dopo Natale sono arrivate 280 lettere: hanno comunicato la cassa integrazione e di fallo la chiusura dello stabilimento.
Pensavamo di restare indenni confidando nel determinismo tipico dei fiorentini, invece ci siamo anche noi, ammette Alessio Gramolati, segretario generale della Camera del lavoro. C' per anche la volont di non rassegnarsi. Il sindacato ha la soluzione: Non ci possiamo inventare una nuova economia, dobbiamo imparare a fare meglio quello che gi facciamo. Come? Abbiamo un'Universit straordinaria e un sistema welfare efficace: bisogna costruire una rete di specializzazione e imparare a difendere il patrimonio delle nostre imprese dal saccheggio di chi viene da fuori. La sintesi in uno slogan: Firenze deve dimostrare di saper trasformare un progetto in un prodotto. La possibilit di riuscita dipende dalla capacit di ragionare in una dimensione metropolitana. Nel sindacato, tuttavia, l'ottimismo non unitario. Adriano Fratini, segretario generale della Cisl, vede Firenze ripiegata su se stessa bench ne riconosca - ed inevitabile - le potenzialit: Paghiamo ancora le : scelte di una citt che in passato ha pri-: vilegiato il turismo e il commercio a ; discapito delle attivit produttive, che sono decentrate in tutta la provincia. Perci sono state favorite le grandi attivit immobiliari. Per ora di metropolitano (Firenze, Prato, Pistoia) si sono visti soprattutto gli investimenti : sul capoluogo, da parte di imprenditori non fiorentini, per costruire grandi alberghi nel centro e in periferia; le I banche rimaste combattono per difendere la loro identit e l'antico primato ; ormai un ricordo. : Non facile per mettere d'accordo : comuni litigiosi fino alla punta dei capelli, anche se hanno tutti la stessa maggioranza di centrosinistra. E poi su temi tanto delicati. Prendiamo V ultima rissa sul luogo dove costruire l'inceneritore che dovrebbe togliere di mezzo i rifiuti di Firenze (261 mila tonnellate in un anno) e dei comuni vicini. Campi Bisenzio si ribellato e non ha accettato la localizzazione decisa dagli altri. Ancora non si sa come andr a finire.
Il resto non meno complicato: trasporti, aeroporto, acqua e gas. Peretola sempre troppo piccolo per chi vuole scendere qui da cielo. I passeggeri aumentano, la pista resta una sola e nemmeno tanto lunga. Ma questo un handicap che rester. Firenze se lo porter dietro per sempre pagando invidie e guerre economiche in famiglia che risalgono a trent'anni fa e ancora non finiscono. Non chiedete perch. Per dirla con Indro Montanelli, un'eterna guerra fra toscanacci e toscanucci, fra una razzaccia e una razzuccia, fra il Granducato e il resto della regione. Un po' di campanile e un altro.po' di politica. Sono affari di maledetti toscani.



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