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Sul Canaletto 10 ore di interrogatorio
Claudio Antonelli
24-DIC 2005, Libero



Cliente della Bpi si presenta in procura per reclamarlo e ne esce indagato

MILANO Si presentato intorno a mezzogiorno alla procura di Milano e se ne andato soltanto in tarda serata e per di pi come indagato. Bruno Bertagnoli, amico intimo di Gianfranco Boni (ex direttore finanziario di Bpi), si affacciato alla soglia dell'ufficio del procuratore aggiunto Francesco Greco per spiegare che l'ormai famoso Canaletto sarebbe stato di sua propriet e di. Come la cassetta-di sicurezza (una delle dieci) sequestrate ieri dalla guardia di finanza milanese. Mossa che gli costata dieci ore di interrogatorio per un Canaletto di anomalie, perch dietro al quadro (definito dagli inquirenti l'unica cosa lecita) ci sarebbero decine di operazioni ardite e molto complesse compiute dalla coppie Boni-Bertagnoli. Da quanto si appreso in ambienti giudiziali milanesi, Bruno Bertagnoli infatti risulterebbe indagato nel fascicolo aperto sulla scalata alla banca Antonveneta peri reati di ricettazione e riciclaggio. Sempre da quanto si potuto apprendere, nel corso del lungo interrogatorio Bertagnoli avrebbe insistito nell'affermare che il quadro sequestrato (La "tauromachia" del Canaletto) sia di sua propriet. Ed proprio su questo punto che gli inquirenti intendono vederci chiaro. Il dipinto sarebbe infatti riconducibile a Fiorani e a Bertagnoli soltanto come prestanome. A quest'ultimo infatti gli inquirenti sarebbero arrivati grazie alla dritta della banca di Lodi che aveva segnalato nei mesi scorsi la stretta vicinanza di Bertagnoli a Boni e in particolare che l'imprenditore agricolo si era presentato in banca per depositare il quadro proprio accompagnato da Boni. Insomma, nuove indagini degli inquirenti per trovare quello al momento sembra un vero e proprio tesoro nascosto dentro a numerose scatole cinesi. Una ricerca che deve anche tener conto dei movimenti e delle indagini dei magistrati svizzeri.
I circa 240 milioni di euro che Gianpiero Fiorani ha messo a disposizione per rifondere i clienti truffati, rischiano di sparire come neve al sole. A incassarli, non saranno probabilmente i correntisti cui il banchiere pi indagato d'Italia avrebbe sottratto circa 100 euro a testa, inventandosi spese inesistenti, ma la Svizzera. L procura federale elvetica ha aperto un'inchiesta per riciclaggio sulla scalata alla banca Antonveneta. L'indagine, stando a quanto si apprende, coinvolgerebbe Paolo Marmont, gi indagato a Milano, e Francesco Ghioldi, entrambi cittadini svizzeri. Fra mercoled e ieri i magistrati svizzeri avrebbero sequestrato una trentina di conti correnti che farebbero riferimento a persone, indagate e non, coinvolte nello scandalo della banca di Lodi.
Marmont, raggiunto da un mandato di cattura emesso dal Gip di Milano, consigliere d'amministrazione della Bpi Suisse, la filiale elvetica della Popolare Italiana, su cui sarebbero transitati ingenti fondi illeciti. L'altro indagato dalla procura federale, Ghioldi, il consulente legale svizzero dello stesso Marmont.
La pista la medesima che batte da alcuni giorni la Procura di Milano. Dietro una serie di conti svizzeri, dai nomi di fantasia - Strozzi, Besozzi, Brunner- ci sarebbero in realt Fiorani e compagni di scalata alla banca Antonveneta. L sarebbero finiti i proventi di operazioni finanziarie a dir poco "allegre" provenienti da una ragnatela di societ offshore situate nei quattro angoli del Pianeta: Isole Cayman, Lussemburgo, Singapore, Delaware.
In tutto sui conti posti sotto sequestro dalla magistratura elvetica ci sarebbero circa 240 milioni di euro, 70 dei quali sarebbero riconducbili direttamente a Fiorani. Ed attingendo a questo "polmone finanziario" dalla dubbia provenienza che il ragioniere di Codogno pensava di rifondere i clienti della Popolare italiana. Operazione che ora, con l'intervento di Berna, potrebbe sfumare. Ove provata l'accusa di riciclaggio, comporterebbe l'escussione di tutti i soldi depositati sui conti in Svizzera.



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