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Autocoscienza Biennale
ELENA DEL DRAGO
il manifesto 22-DIC-2005

Modernit molteplici e salon globale, studiosi, critici e curatori a confronto. In un convegno internazionale a Venezia e ora anche in un sito progettato da Pierre Ginier


La pi antica e prestigiosa di tutte le Biennali, quella di Venezia, inizia a sentire il peso dell'et e per fronteggiare una concorrenza sempre pi agguerrita, sta studiando una strategia che sappia fornirle una nuova vivacit senza tradire quell'identit che ha sopravvissuto a pi di un secolo di storia. La moltiplicazione di analoghe kermesse in tutte quelle nazioni che cercano proprio attraverso di esse, di guadagnare o ribadire uno status di paese democratico, attento non soltanto alla garanzia dei diritti civili, ma persino a espressioni come quelle artistiche, e una struttura espositiva tutta imperniata attorno alle partecipazioni nazionali in un'epoca di accelerati globalismi, hanno reso urgente una riflessione attorno alla specificit della Biennale nostrana. Tappa fondamentale di questo ripensamento il convegno internazionale che attorno al titolo Modernit Molteplici e salon globale: dove i mondi dell'arte si incontrano, ha riunito (dal 9 al 12 dicembre) studiosi, critici e curatori da ogni parte del mondo, i quali a seconda delle competenze specifiche, hanno discusso problematiche differenti attorno al cosiddetto sistema dell'arte. Interventi e dibattiti che da ieri si possono leggere all'indirizzo www.talksaver.info, un sito che, progettato dall'artista francese Pierre Ginier, ha trasmesso ogni sessione del dibattito in diretta e ora riunisce un capitale di interventi notevoli. Il curatore Robert Storr, infatti, direttore della prossima edizione della Biennale veneziana nel 2007, ha cercato di tracciare una rotta da seguire per rispondere a domande importanti come la tipologia del pubblico al quale si rivolge la Biennale, come le culture un tempo marginali - ovverosia post-coloniali, neo-coloniali e dei paesi in via di sviluppo - possano far sentire la loro presenza rispetto ai centri di potere pi consolidati, quale sia la funzione del critico, del commentatore e del gallerista.
Con questa finalit ha invitato relatori come Vasif Kortun e Gerardo Mosquera, direttori rispettivamente della Biennale di Istanbul e dell'Avana, pensatori come Mare Auge e Homi K Bhabha, critici militanti come Angela Vettese o Daniel Bimbaum che dirige lo spazio vitalissimo di Portikus, e una buona rappresentanza di artisti, i quali, generalmente, non vengono invitati a parlare e a esporre i loro pensieri, tra gli altri Steve Mcqueen, Emily Jacir, Daniel Buren e Lue Tuymans.
Le problematiche, dunque, sono state affrontate da prospettive estremamente differenti eppure sono emersi alcuni punti comuni che ci possono aiutare a comprendere le mutazioni del sistema artistico contemporaneo. Il quale, innanzitutto, si trova ad affrontare una drastica deprivazione avvenuta con l'invasione mass mediatica.
I mezzi di informazione infatti, insieme alla pubblicit ai bloc buster hollywoodiani e ai video games, hanno ricreato un'estetica globale, che un tempo era veicolata e determinata dall'arte. Oggi invece, immagini di una potenza straordinaria - come quelle dell'11 settembre, della guerra, delle inondazioni o delle careste - rimbalzano sugli schermi tv di tutto il mondo e determinano non solo l'assuefazione dello spettatore globale ma anche un nuovo paradigma estetico con il quale la produzione artistica non pu competere. Cos, per contrastare questa tendenza, o semplicemente adeguandosi a essa, il sistema artstico andato globalizzandosi e organizzandosi in una serie di eventi sempre pi complessi e pantagruelici che rispondono dunque a una logica intema, ma anche a una spinta propulsiva esterna. Per rispondere alle necessit dello show business, e l'arte lentamente sta entrando a farvi parte, le opere stanno cambiando il loro modo di presentarsi, che tende ad essere sempre pi spettacolare e ostentato. Dal 1989 cresciuto sempre di pi il fenomeno delle Biennali, in un'espansione globale legata anche al crollo del comunismo e alla diffusione sregolata del libero mercato, le quali, per reggere questo ritmo forsennato, hanno dovuto avvalersi di fonti economiche istituzionali e private, come quelle dei galleristi.
E problema degli interessi del mercato artistico nelle organizzazioni delle varie Biennali, e del peso dunque esercitato dalle gallerie pi potenti nella scelta degli artisti e nella realizzazione dei lavori pi importati stato evidenziato con preoccupazioni dalla maggior parte dei relatori. I curatori infatti, hanno un tempo limitato a disposizione per organizzare la Biennale in questione, un periodo certamente non sufficiente per visitare in prima persona gli studi degli artisti sparsi per il pianeta. Fanno cos ricorso ai consigli dei direttori delle gallerie o dei proprietari di esse con cui hanno dei rapporti di lavoro, i quali, a loro volta, non possono che proporre gli artisti da loro rappresentati e si tratta di una prima, notevole, ingerenza. Ancora pi preoccupante, poi, che le Biennali non hanno il budget necessario per produrre i lavori degli artisti e dunque a fare le loro veci in questo finanziamento sono nuovamente le gallerie: soltanto gli artisti con un mercante influente alle spalle possono realizzare i lavori pi in vista e i pi complessi delle varie kermesse.
Un intreccio, dunque, di finanza e mondo dell'arte che deforma enormemente il valore effettivo della produzione artistica pi in voga, una deformazione accentuata dalla latitanza attuale della critica. Da pi parti si ribadito l'impoverimento concettuale di quest'ultima, che finisce per essere un commento di supporto a quello che viene scelto in altre sedi. Tutto ci determina un fatto strabiliante: la tanto agognata partecipazione a una delle molte Biennali non affatto utile al percorso di un artista verso l'affermazione.



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