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OPERE E CATALOGO: Non solo Primavera
DI MARCO BONA CASTELLOTTI
Il Sole 24 Ore 18/12/2005



Tra i meriti della bella monografia di Alessandro Cecchi dedicata a Sandro Filipepi detto Botticelli risalta il fatto di avere ricondotto il grande pittore fiorentino nella dimensione estetica che gli propria. Mentre gli studi d'ordine iconologico sul Botticelli, nell'ultimo ventennio, non hanno accusato alcun declino, grazie all'infittirsi delle interpretazioni del significato della Primavera, sul piano estetico i canoni della bellezza celebrata dal pittore risultano dissonanti rispetto alle linee del gusto dominante oggi; ci ha pesato un po' anche sulla sua popolarit che, agli inizi del secolo scorso, era al contrario strepitosa, basta pensare al favore che raccoglieva presso i collezionisti d'oltremare.
Botticelli si colloca sul versante pi estenuatamente raffinato del secondo Quattrocento fiorentino, di quel Rinascimento che ruota intorno all'ideale di bellezza e alla bellezza ideale che, sul piano filosofico-estetico, corre in parallelo con il pensiero di matrice platonica e neoplatonica di Marsilio Ficino. L'ideale di bellezza botticelliano in verit molto attraente, sia per quanto concerne le tipologie aggraziate dei volti e la loro perfezione lineare, sia per l'avvenenza un po' astratta e sognante dei personaggi che popolano le sue limpide composizioni di soggetto sacro o mitologico. ma anche
negli stessi ritratti.
Questo ideale di bellezza indissolubilmente coniugato con quello dell'armonia, in una Firenze che, verso la fine del Quattrocento, poteva ancora vantare un'assoluta supremazia culturale e che, solo allo scadere del secolo, assiste al crescente primato di Roma. Ed proprio nella grandiosa cappella in Vaticano, la cui decorazione parietale viene commissionata a maestri fiorentini dal papa Sisto IV, che il Botticelli da il meglio di s. Gli splendidi affreschi con le Prove di Cristo e le Prove di Mos dimostrano come il pittore sia il pi fine disegnatore sulla piazza e come la sua capacit di comporre e di accelerare i moti non sia paragonabile a quella di nessun altro in quel momento.
La monografia di Alessandro Cecchi, che anche il catalogo completo di Botticelli, ne percorre la vita d'artista e, con un linguaggio degno della trasparenza che ritroviamo nei fondali dei quadri del Filipepi, esamina la produzione botticel-liana senza accondiscendere ad alcuna benevola promozione di quelle opere che sono eseguite "in collaborazione" con la vivacissima bottega. In altre parole l'autore molto severo nei giudizi sulla piena autografia di molti quadri, e il suo giudizio, che potrebbe alla prima disorientare, risulta invece convincente grazie allo spettacolare impianto illustrativo di questo libro, che mette davanti agli
occhi di chi lo consulta particolari evidenziati con premura didascalica. Il lettore come invogliato a sottoporre a un'indagine "filologica" le innumerevoli opere che sarebbe forse pi disposto ad accogliere come autografe, mentre sono prodotti, pure elevati, di collaborazione.
La domanda che sorge : da cosa si deduce che non sono assolutamente autografe? La risposta disposta tanto dal commento scritto, che dalle immagini. Sono loro a farci comprendere come gli elementi qualificanti l'autografia botticelliana siano la lucida fluidit del disegno, quasi inciso lungo i contorni delle figure, la perfezione dei moduli formali, la scioltezza delle pose, la luminosa armonizzazione dei colori. Tutto ci sembra presente anche in quei dipinti sgorgati dalla mente di Botticelli, ma realizzati dai vari garzoni, ma presente in misura ridotta, perch, ad aguzzare lo sguardo, si capisce che il disegno in certi punti pi secco e abbreviato, l'armonia degli atteggiamenti meno libera.
Il libro di Cecchi insegna a farsi l'occhio e a comprendere quali caratteri distinguano il passaggio dalla prima maniera botticelliana, cresciuta alla scuola di Filippo Lippi, alla maturit, avvenuta
all'ombra di Marsilio Ficino e di Lorenzo di Pier Francesco de' Medici, sino alla svolta pi "concitata", sotto suggestione savonaroliana.
Negli anni Novanta Botticelli si fa pi intensamente drammatico. Il meraviglioso Compianto di Monaco, per il pathos e la partecipazione che vuoi suscitare nel fedele, avrebbe potuto ipoteticamente rientrare nelle direttive sull'arte religiosa, se il frate di Firenze, Gerolamo Savonarola, avesse mai impartito norme in materia d'arte.



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