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ISTITUTO LUCE: LItalia in tre milioni di scatti
di MASSIMO TOSTI
domenica 18 dicembre 2005 iL TEMPO


LIstituto Luce mette a disposizione sul suo sito il patrimonio di immagini raccolto in 80 anni di vita
Storia, costume, cronaca e personaggi per raccontare come eravamo

TRE MILIONI di fotografie: un patrimonio di immagini, che aiuter a ricostruire quasi un secolo di storia italiana. Storia nel senso pi ampio del termine: fatti, personaggi, costume, societ, gusti, tendenze, cronaca, mode, eventi. Tutto quel che pu contribuire a raccontarci "come eravamo", e con quali emozioni abbiamo affrontato i regimi, le guerre, la povert e il benessere. A partire da gennaio tutto questo materiale finir su internet, nel sito dell'Istituto Luce (www.luce.it), la principale fonte documentaristica e cinematografica di cui l'Italia disponga, da quasi ottant'anni. Fondato nel 1924, entrato in attivit due anni pi tardi, il Luce svolse un ruolo politico importante nel Ventennio. Un ruolo "istituzionale". Basta leggere l'articolo 2 del Regio decreto n. 122 del 24 gennaio 1929, firmato da Vittorio Emanuele III, che dettava l'ordinamento dell'ente: L'Istituto Nazionale Luce ha per iscopo la diffusione della cultura popolare e dell'istruzione generale per mezzo di visioni cinematografiche e di riproduzioni fotografiche messe in commercio o distribuite a scopo di propaganda nazionale in Italia ed all'Estero, nonch per mezzo del cinema parlante e sincronizzato. Propaganda: parola magica, a quei tempi. Pochi sanno quale fosse l'acronimo (un po' faticoso) della sigla scelta per l'istituto: L'Unione Cinematografica Educativa. evidente (e lo capirono tutti, all'epoca) che pi dell'acronimo contava l'assonanza con il titolo che Lui si era attribuito. E il Duce era molto sensibile ai nuovi mezzi di comunicazione: al cinema e alla fotografia, appunto. Qualche anno pi tardi - nel 1937, negli studi cinematografici di Cinecitt fu girato (e l'Istituto Luce entr nel consorzio produttivo) il primo kolossal italiano, Scipione l'Africano. Mussolini si present sul set per assistere alle riprese della battaglia di Zama, quella in cui (con un paragone storico che inorgogliva il fascismo) il condottiero romano sconfisse Annibale. Scipione era interpretato da Annibale Ninchi, che recitava con un'enfasi molto mussoliniana. Al termine delle riprese, il Duce si avvicin a Camillo Pilotto (che aveva dato il suo volto ad Annibale) e gli disse: Le abbiamo prese, eh?. Il testo del Regio Decreto del 1929 pubblicato in un volumone (Fonti d'archivio per la storia del Luce, 1925-1945, curato da Marco Pizzo e Gabriele D'Autilia) nel quale si trovano molte curiosit sfiziose sulle regole "interne" dell'istituto: come dovevano essere usati mezzi e apparecchiature, quali riguardi dovevano essere riservati nelle riprese ai gerarchi, e persino (frutto di informative riservatissime) quali gomitate si davanti i dirigenti fra di loro per apparire pi fedeli al regime (e aspirare a ghiotti sviluppi di carriera). Uno spaccato di un'Italia nella quale cambiano i regimi, ma non i sistemi. Ad aver pazienza (e a leggere riga per riga le oltre seicento pagine di documenti) di chicche se ne potrebbero trovare chiss quante. Nel dopoguerra l'Istituto Luce ha vissuto lunghi periodi di difficolt, contraccolpo della "damnatio memoriae": l'essere stato uno strumento prono alle direttive del Minculpop. L'archivio rischi addirittura di essere distrutto, e fu Giulio Andreotti a salvarlo dai camini dei talebani della democrazia. Ha ripreso credibilit e vigore da quando le televisioni (e soprattutto la Rai) hanno attinto ai suoi archivi per molti preziosi documentari (quelli, per citare qualche autore particolarmente noto, di Minoli, Caracciolo, Bisiach, Olla). Adesso - grazie anche all'impulso di un presidente entusiasta e dinamico, Andrea Piersanti - il Luce affronta le sfide delle nuove tecnologie della comunicazione. Ha firmato contratti per fornire immagini sui cellulari, si sta impegnando nel digitale terrestre, sta catalogando e digitalizzando l'archivio fotografico per la titanica impresa che porter su Internet tre milioni di fotografie a partire dal prossimo mese. Un archivio monumentale a disposizione non solo degli studiosi, ma di tutti, e in ogni parte del globo. Un altro strumento indispensabile per creare quella "memoria comune" e condivisa che da molte parti viene invocata. E che tessuta non soltanto dalle testimonianze politiche, ma anche dalle immagini della vita di tutti i giorni (gli stabilimenti balneari d'antan, le vetrine dei negozi, l'abbigliamento, i mezzi di trasporto). Un viaggio a ritroso carico di emozioni e di scoperte. Meglio di una fiction televisiva. Da non perdere.



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