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Olimpiadi.Torino, villaggio da abitare . Dopo i Giochi le strutture degli atleti verranno vendute come residenze private
Pierpaolo Molinengo
17-12-2005 IL SOLE 24 ORE




Camerana: Vivere nelle case colorate sar segno distintivo
Pierpaolo Molinengo

Siamo alle battute finali per la realizzazione del Villaggio olimpico nella struttura storica dei Mercati generali di Torino. La consegna completa del villaggio prevista per il 22 dicembre, anche se una parte dei lotti sono gi stati consegnati. Il progetto, che stato coordinato dall'architetto Benedetto Camerana , si ripropone il rifacimento della struttura storica dei Mercati generali, realizzati nel 1934 da Umberto Cuzzi, per un costo di 140,49 milioni di euro. Gli edifici residenziali, capaci di ospitare complessivamente 2.600 persone, e il corpo centrale degli ex Mercati generali,si sviluppano su un'area di 100mila metri quadrati, collegata al vicino Lingotto attraversol'Arco: lapasserella pedonalesopraelevata che scavalca la sede ferroviaria, struttura hi-tech diventata simbolo dei Giochi olimpici di Torino. Il vero obiettivo era quello di progettare una nuova parte di citt, articolata e varia, pensata non solo per ospitare atleti e giornalisti durante i Giochi, ma soprattutto per dare vita a diverse funzioni urbane dopo il marzo 2006. Il Villaggio degli atleti sar infatti riconvertito in complesso residenziale permanente, con case di civile abitazione e foresterie universitarie. Il Villaggio degli atleti - spiega l'architetto Benedetto Camerana - un nuovo quartiere residenziale di disegno ortogonale costituito da una quarantina di palazzi disposti in modo pi denso e continuo sul fronte urbano e in modo pi aperto, integrati nel disegno dei giardini, verso la sede ferroviaria e il Lingotto. Gli ex Moi, i vecchi Mercati ortofrutticoli all'ingrosso da poco dismessi, sono stati recuperati e trasformati in 25mila metri quadri di spazio di incontro e di servizi destinato agli atleti e al sistema olimpico in genere, con ristorante, palestra, policlinico, negozi, banca ma anche centro per gli accrediti dei giornalisti, sale conferenza e zone riservate al personale del villaggio.
Il progetto nasce prima di tutto come il progetto di una parte importante della nuova Torino - continua Camerana -. Un quartiere che nel solo febbraio 2006 deve accogliere il villaggio olimpico. Accogliere in senso funzionale e simbolico. Come simboli olimpici abbiamo "inventato" il grande arco rosso, il gioco dei colori sulle cento facciate, il progetto a 11 mani di architetti europei. Ma ci che conta il postolimpico, appunto la citt che verr dopo. In questo senso i simboli olimpici avranno un valore di memoria dell'olimpiade. Abitare sotto l'arco o nella casa colorata avr un significato di identit, di valore storico. Le 39 "case" o palazzi sono progettate come volumi separati, disposte secondo un masterplan a scacchiera sulle diagonali, lasciando tra di esse sequenze di scenografici e piacevoli spazi interstiziali, come delle "corti aperte" nelle quali si insinua un sistema continuo di giardini, piazze, alberi.
Un'impostazione che senza dubbio risponde all'idea di un "villaggio" per le olimpiadi, ma che soprattutto risponde, ancora meglio al post olimpico - continua Camerana -, a un'idea di citt vivibile, piacevole, nella quale valori come individualit, riconoscibilit, rapporti di vicinato siano armonizzati da questo disegno continuo di case e piazze. Questo tema della vivibilit risponde volutamente anche all'attuale dibattito sulle cosiddetteperiferie. Un valore per il dopo olimpiadi il mix sociale e funzionale che abbiamo previsto nel progetto. Alloggi di tagli e dimensione molto diversi permetteranno tipi sociali diversi (dal single alle famiglie allargate). Sono previsti servizi comuni, servizi al quartiere. Una parte delle abitazioni saranno riconvertite in uffici, per avere maggiore attivit e vitalit anche durante il giorno. Un'altra parte degli appartamenti saranno utilizzati come foresteria della citt per ospitare i molti grandi eventi che nei prossimi anni si alterneranno a Torino. Uno dei punti pi delicati nella realizzazione del progetto stata &la necessit di armonizzare le diverse "storie" del villaggio - spiega Camerana -: il quartiere residenziale, con i suoi 39 edifici, 750 appartamenti, 2.500 posti letto, il masterplan, i giardini; il restauro degli edifici dei Mercati generali, importante opera del razionalismo degli anni 30, con i temi del recupero, del restauro, dell'inserimento intelligente di nuovi segni chiari e rispettosi; il ponte sospeso verso il Lingotto, opera di forte valore simbolico e grande innovazione tecnica. Ognuna delle parti sarebbe un progetto a s. Il compito del coordinamento stato anche questo: legare le storie, le parti, le opere, armonizzarle in un insieme unitario. Il mio obiettivo stato quello di evitare l'effetto monotono di un quartiere disegnato da un solo architetto (effetto Bicocca) cercando invece di organizzare il nuovo quartiere come una vera parte di citt che nasce disegnata da molti architetti.




Strutture post-industriali
Spina 3 prende vita con i servizi
La storia di Torino che cambia abbandonando il proprio volto industriale, a favore di una nuova visione della citt, passa anche attraverso l'Environment park, 30mila mq di laboratori, uffici, centri servizi e aree verdi. Questa imponente realt, nel cuore del capoluogo subalpino, costituita da un vasto paesaggio post-industriale di grandi complessi industriali in dismissione: da anni area di margine, quasi inaccessibile alla citt abitata. In tutto sono circa due milioni di metri quadri - la cosiddetta Spina 3 che ospiter la curia torinese, un centro congressi e due villaggi di cui uno per giornalisti - che il Piano regolatore propone come area di trasformazione, destinata ad accogliere nel tempo la massima concentrazione urbana di servizi, ricerca e produzione avanzata (il complesso EuroTorino). La struttura dell'Environment park gi completata. Il centro servizi, verr inaugurato la prossima primavera, anche se al momento gi occupato. Non sono previsti al momento bandi mentre per gli spazi occupati ci saranno minimi spostamenti interni delle aziende ospiti ma l'intera struttura, dal punto di vista dell'occupazione degli spazi immobiliari completamente ultimata e utilizzata.




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