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Non credo alla Fondazione della cultura
di Marco Ferri
13/12/2005 il Giornale della Toscana, Firenze




Antonio Paolucci, il plenipotenziario dei beni culturali della Toscana, a New York
per ricevere un premio dalla Foundation for Italian Art and Culture. l'ennesimo
riconoscimento alla carriera di un personaggio di prim'ordine della cultura italiana
per il quale l'anno che arriva sar, inevitabilmente, foriero di grandi cambiamenti.
Al prestigioso inquilino di via della Ninna 5 - quartier generale della
soprintendenza per il polo museale fiorentino - abbiamo rivolto alcune domande.
Il 2006 un anno spartiacque, per tre motivi: a gennaio cominciano i cantieri per i
Grandi Uffizi, ad aprile ci sono le elezioni e a settembre lei passa la mano
perch va in pensione. Quale di questi tre avvenimenti la preoccupa di pi?
Quello che temo di meno il passaggio di mano. Io non lo so se verr confermato per
tre anni, forse s forse no, tuttavia qualunque cosa dovesse succedere il mio posto
deve essere occupato da qualcuno che sia adeguato. Una persona c' ed Cristina
Acidini, attuale soprintendente all'Opificio delle Pietre Dure. Io far di tutto
perch sia lei il mio sostituto.
Comunque lei chieder il prolungamento del servizio?
S, l'ho gi chiesto, ma non so che esito avr.
I precedenti non sono positivi, basta vedere quel che accaduto, di recente, con
l'ex-direttrice degli Uffizi Annamaria Petrioli Tofani e con l'ex soprintendente
romano Adriano La Regina. Se lei dovesse restare per altri tre anni a che cosa si
dedicherebbe?
Ormai tutte le cose che dovevono essere fatte sono state avviate. Tutto va per forza
di inerzia, anche il progetto dei nuovi Uffizi etc.. Quando sono arrivato alla
sopritendenza fiorentina, nel 1988, solo gli Uffizi erano aperti mattina e
pomeriggio ma non la domenica pomeriggio. Oggi ho portato l'apertura completa per
tutti i musei, quindi Palatina, Accademia, Argenti etc... Da gennaio aprir anche la
Galleria d'arte moderna, quindi anche il blocco di Pitti avr l'orario continuato:
10 ore al giorno. Per cui la mia parte l'ho fatta e ci che stato raggiunto deve
essere mantenuto. Quando sono arrivato non si poteva comprare neanche una cartolina
dentro i musei dello Stato, bisognava rivolgersi agli ambulanti in piazza, come in
Africa negli anni 20. Adesso tutti i bookshop funzionano alla perfezione.
In qualit di soprintendente, c' un atto di cui particolarmente orgoglioso?
S e non riguarda Firenze. Sono molto orgoglioso di aver preso in mano il cantiere
di Assisi dopo il terremoto del 1997 e di averlo concluso in modo perfetto. Per due
anni sono andato avanti e indietro da Firenze a Assisi assolutamente gratis e quello
il risultato. Basta andare l e uno lo vede; un'altra cosa invece di cui sono
contento, recentissima, di aver riaperto la Chiesa di Orsanmichele.
C' qualcosa di cui si rimprovera?
Non non mi pare di aver fatto errori. Potrei dire il trascinamento del progetto dei
nuovi Uffizi, ma non dipende da me, dipende da tante cause. Poi, tutto sommato, sono
contento giudicando con un po' di sensi di consapevolezza critica, che i nuovi
Uffizi non si siano fatti subito a tambur battente perch pi il tempo passa e pi
si evitano errori...
Grandi Uffizi: pi un sogno o un incubo?
Oggi i Grandi Uffizi non si farebbero. Sogni alla francese, megalomani, faraonici,
che andavano bene quaranta o cinquanta anni fa. Oggi si lascerebbero le cose come
stanno con l'Archivio di Stato mediceo sotto, con la vecchia galleria sopra etc...
Questo perch cambiata la cultura, la sensibilit, e quindi il guaio della
discrasia che c' tra i progetti che sono veri, precisi, giusti, attuabili in quel
preciso momento. Ad esempio in Francia, quando hanno fatto il Louvre, hanno
realizato la piramide perch in quel preciso momento la sensibilit, la cultura
tiravano in quel senso l. Anche loro oggi non rifarebbero cos.
Il sogno c'era e c' tuttora e c' una fase realizzativa gi in atto...
Si, anche accompagnata da un certo disincanto perch non credo che oggi si
penserebbe in grande...Grandi Uffizi...nuovi Uffizi...come si faceva allora.
Sempre valido il sogno del "museo diffuso"?
Certo, lo stiamo facendo. Anzi, lo abbiamo fatto. Ecco un'altra cosa di cui sono
orgoglioso. Non perch c' il polo museale e devo occuparmi solo dei grandi musei
statali, ma c' stato un momento felice della mia carriera nel quale ero
responsabile della citt e del territorio e ho disseminato la provincia fiorentina,
pratese, pistoiese di una miriade di piccoli musei che tra cent'anni saranno
definiti come la cosa pi importante, pi dei Grandi Uffizi.
C' qualche museo fiorentino che avrebbe bisogno di particolare attenzioni, che
stenta un po', che ha problemi?
Bisogna vedere in che senso ha problemi, nel senso di pi gente che vada a visitarlo?
S, o magari attenzioni non certo dal punto di vista architettonico, la
soprintendenza funziona, ma da quello delle presenze dei visitatori. Mi vengono in
mente le proteste della direttrice Paolozzi Strozzi del Bargello che si lamentava
delle "truppe giapponesi" che passano davanti al museo senza soffermarsi a vedere
Donatello etc...
Il mio obiettivo irrisolto, o solo parzialmente risolto perch capisco che
difficile risolverlo, quello di poter spalmare i flussi turistici in modo pi
omogeneo sui musei della citt o addirittura su tutta la provincia se non su tutta
la regione. Quindi in futuro bisogner prevedere meno gente agli Uffizi e pi gente
nel territorio. Per questo un discorso di lunga lena, di cultura, di educazione.
Ora come ora mi pare che tutti i musei funzionano bene e la cosa di cui sono
particolarmente orgoglioso, e dovete riconoscermela anche voi, che con me la
soprintendenza che io rappresento diventata protagonista non solo culturale ma
anche politica. Cio questa poltrona, questa scrivania ha un peso nella citt, o no?
Quindi di aver dato visibilit e forza politica alla Soprintendenza, questo lo
considero un salto importante e io sono persuaso che l'Acidini continuer sulla
stessa via.
Se le offrissero un seggio alle prossime elezioni politiche come reagirebbe?
Non me lo offriranno e non quello che mi interessa. Io continuer a lavorare pi
di prima anche andando in pensione.
C' un trend di trasformazione da polo a fondazione museale fiorentina?
Io ho vissuto tutte le fasi della nostra amministrazione. Sono entrato a 29 anni
quando era ancora una struttura ottocentesca tutto sommato, molto paternalistica:
uno poteva scioperare, chiudere i musei per 10 15 giorni e a malapena i giornali se
ne accorgevano. Da soprintendente sono stato protagonista ed ho guidato, credo di
poterlo dire, la trasformazione della soprintendenza, con il museo che diventava un
fatto sociale politico, il consumo di massa del museo, la citt che diventava la
citt che vive solo di musei dove non c' pi niente, n editoria, n finanza, n
edilizia, n metalmeccanica. Quindi io sono stato il soprintendente del momento
storico che vedeva esplodere il fenomeno del museo come sociale di massa, e di
Firenze che diventata la citt che vive di musei. A me dispiace che sia cos, ma
cosi. l'unica industria che tira. La terza fase quella che porter probabilmente
alla fondazione ed io ho paura di questo passaggio...
Perch paura?
Perch qui non siamo in America dove ci sono i grandi privati che entrano con i loro
soldi. Qui dire "fondazione" significa metterci dentro il Monte dei Paschi, la Cassa
di Risparmio che sono enti semipubblici e poi la Regione, la Provincia, i partiti, i
sottopartiti, le correnti dei partiti etc...
Partner privati?
Chi sono i privati? Mi faccia il nome di un privato...
Venendo qui mi capitato di vedere le gigantografie di Benetton in Piazza del
Grano. Loro non potrebbero essere interessati?
Non siamo in America, ripeto, qui non c' la cultura del privato che entra nel museo
e lo gestisce. Siamo stati un paese di capitalismo statalizzato di tipo
parasovietico, ora siamo in un capitalismo parcellizzato pi o meno avventuristico,
i "furbetti del quartierino" ora possono gestire... No, entreranno le fondazioni
bancarie che sono l'unica cosa seria che c' in Italia, che sono enti semi-pubblici,
soggetti alle logiche della politica, poi ci sar quello che per fortuna in America
non hanno, tutta la giungla politica, gli enti locali, la Regione, la Provincia, il
Comune etc... e quello che conter di meno sar il tecnico, che quello che si
intende di quadri e di restauri. Ecco lo scenario pericoloso, io l'ho scritto, l'ho
detto in tutte le occasioni, quindi questo passaggio dovr essere gestito con grande
astuzia con flessibilit, ma anche con determinazione ed il momento di chi verr
dopo di me.
Lei d'accordo con tutti i gridi di allarme che continuamente lancia Salvatore Settis?
S, l'ho anche scritto che sono d'accordo.
Il 2006 sar l'anno dei pensionamenti anche per alcuni suoi collaboratori di
primissimo piano. Per esempio della direttrice di Boboli Litta Maria Medri e di
Carlo Sisi, direttore della Galleria d'arte moderna. Si gi pensato a sostituirli?
No prematuro, c' ancora tempo.
Anche Marilena Tamassia, del gabinetto fotografico, e Mario Scalini, del museo
Bardini, probabilmente andranno via...
Quelli sono passaggi di carriera che possono prevedere anche un periodo fuori
Firenze. Io l'ho fatto quando ero giovane quindi se lo fanno anche loro non gli fa
che bene.
Lei direttore degli Uffizi...
Sono anche direttore regionale...
Per la scrivania di via della Ninna ha gi candidato Cristina Acidini, ma per la
Galleria?
Non lo so. Comunque in questo periodo io mi sono trovato in una situazione di
assoluto privilegio come duecento anni fa, come Luigi Lanzi. Io sono in questo
momento, contemporaneamente, responsabile dei beni culturali della Toscana,
responsabile dei musei fiorentini, responsabile degli Uffizi. Sono duecento anni che
non si ripeteva una congiuntura cos.
Tra cento anni come vorrebbe essere ricordato?
Come quello che ha restaurato il San Francesco di Assisi e che ha fatto la rete dei
musei nel territorio toscano.



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