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Finanziaria e truppe dappalto . Il centrodestra ripropone la vendita delle spiagge demaniali ai privati e va allattacco dellambiente con una legge delega scandalosa
VITTORIO EMILIANI
14/12/2005 L'Unit


In queste ore il centrodestra ripropone, di fatto, in Finanziaria la vendita delle spiagge demaniali ai privati concedendo gli arenili pubblici pi intatti a chi vi costruir grandi alberghi.

In queste ore il centrodestra va all'attacco dell'ambiente con una legge delega scandalosamente al ribasso sul piano delle salvaguardie per parchi, rifiuti, inquinamenti, valutazioni di impatto ambientale, ecc. In queste ore il centrodestra progetta un colpo basso alla Merloni (come ha scritto il Corriere Economia supplemento del Corriere della Sera) cancellando cio, con decreto legislativo, le garanzie di concorrenzialit e di trasparenza negli appalti.

E continuano ad essere tempi da lupi per l'urbanistica: vola sempre bassa sul cielo del Senato la minaccia della legge Lupi (Forza Italia) gi passata alla Camera.

Per liberalizzare? Apparentemente. In realt per dare il governo del territorio in mano a pochi grandi detentori di aree. Il criterio di fondo ovunque lo stesso: il patrimonio pubblico viene privatizzato, ma non per liberalizzarlo. Si tratti di ambiente, di spiagge libere, di appalti, di aree fabbricabili, il fine quello di trasferirne il controllo a gruppi di interessi forti, a privati potenti. L'interesse pubblico viene ancora una volta abbattuto e divelto in nome di una serie di interessi privati privilegiati. Dietro queste leggi spunta, inesorabile, la logica del Berlusconi immobiliarista.

Il disegno chiarissimo e va in un senso preciso: privilegiare e premiare non gi il profitto di impresa bens la rendita fondiaria speculativa. Il tutto a colpi di accetta o di mazza, con leggi la cui struttura e scrittura appaiono delle pi rozze, delle pi primordiali. Come il capitalismo del quale risultano al servizio.

Prendiamo la legge Lupi per l'urbanistica. Su di essa appena uscito un libro utilissimo, a pi mani ("La controriforma urbanistica", Editore Alinea di Firenze, con contributi di Edoardo Salzano, Vezio e Luca De Lucia, Luigi Scano, Paolo Urbani ed altri, 12 euro), che consente di mettere a fuoco quel percorso di dissoluzione della pianificazione urbanistica, operata cio in nome dell'interesse generale, sul quale si sono gi messi Comuni (Milano in testa) e Regioni (la Lombardia, ma la stessa Regione Lazio con un disegno di legge molto discusso).

Con la legge Lupi, viene interrotto "il plurisecolare tentativo dell'autorit pubblica di contrastare o condizionare la propriet immobiliare" (Salzano), in nome della pi schietta cultura liberale tesa a trasferire le risorse da impieghi improduttivi (la rendita) a impieghi produttivi (il profitto). Interviene dunque un cambiamento epocale: i piani regolatori non sono pi atti "autoritativi" del potere pubblico elettivo, bens "atti negoziali". Con chi? Coi cittadini, si risponde ipocritamente. In realt, con quanti posseggono aree e/o diritti edificabili. Ecco un altro punto essenziale (e micidiale): se un costruttore ha avuto una concessione edilizia pubblica su propri terreni, acquisisce, a vita, un "diritto edificatorio" che pu liberamente commercializzare, scambiare (Luca De Lucia). Come se fosse un bene giuridico a se stante, separato dalla propriet dell'area per cui era stato concesso. Meccanismo infernale perch, prima o poi, tutti i diritti edificatorii acquisiti dovranno essere soddisfatti, indipendentemente dall'interesse pubblico, dalla sostenibilit ambientale, dai valori paesaggistici, ecc. Quale sar, allora, il potere dell'Ente pubblico (Regione, Provincia, Comune) nei confronti dei proprietari di aree urbanizzabili e di diritti edificatorii? Nient'altro che quello di negoziare, rinunciando cos a pianificare in base a criteri di interesse collettivo. Secondo il rito ambrosiano (che qui diventa legge dello Stato), spiega Vezio De Lucia, "progetti e programmi pubblici e privati non sono tenuti ad uniformarsi alle prescrizioni del piano regolatore ma, al contrario, il PRG che si deve adeguare ai progetti, diventando una specie di catasto dove si registrano le trasformazioni edilizie contrattate e concordate". Conseguenze? Si cancella il principio stesso del governo pubblico del territorio; si incentiva il consumo di suoli; si azzerano gli standard urbanistici nazionali; si elimina la tutela dei beni culturali, ambientali e paesistici dai PRGlocali.
Uno Tsunami. Un ultimo dato fra i tanti: il consumo di suolo non urbanizzato. In Gran Bretagna, in Francia, in Germania, con strumenti diversi, si adottano leggi per "risparmiare" sul consumo di suolo, agricolo o comunque non urbanizzato. In quei Paesi "lo spazio rurale rappresenta nel suo complesso un bene comune" (Antonio di Gennaro), utile alla produzione agricola, al riciclo di risorse e alla ricostituzione di aria, acqua, terra, ecc., al mantenimento degli ecosistemi, delle biodiversit, del paesaggio. Da noi, no. Eppure, in poco pi di mezzo secolo, ci siamo "mangiati", ricoprendolo di cemento e asfalto, quasi il 40 per cento della superficie non urbanizzata del 1951. Ad un ritmo, come minimo, doppio di quello tedesco il quale sta sui 47.000 ettari l'anno. Noi superiamo i 100.000 e talora i 200.000 ettari. Un impazzimento collettivo. Ma, mentre l'Europa pi avanzata, ne discute e vara misure di "risparmio" del suolo, di riciclo delle aree gi urbanizzate, ecc. noi, il Bel Paese dove il paesaggio ricchezza anche turistica, non ci pensiamo per niente. Anzi, con la legge Lupi, il centrodestra propone di potenziare la logica di quella devastante "abbuffata" territoriale che gi ora ha cancellato i confini fra citt e citt, facendo sparire la campagna.



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