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Pi cultura, meno polvere. Il segreto di Progetto Italia
Giorgio Triani
ItaliaOggi, 13/12/2005

Come pu conciliare le letture dantesche di Vittorio Sermonti e le conferenze di Cesare Cremonini ex Lunapop?. Con questa domanda inizia la conversazione con Andrea Kerbaker, presidente di Progetto Italia, sul tema delle sponsorizzazioni. Tema che, a volte, rischia di trasformare la cultura in una fiera non molto diversa da quelle commerciali. Ci in forza di logiche d'impresa e pubblicitarie che hanno scavato un baratro fra gli eventi sponsorizzati di oggi e quelli di vent'anni fa. Quando Olivetti finanzi il restauro dei Cavalli di San Marco a Venezia e l'importanza dell'avvenimento consisteva anche nell'inviare al pubblico forti messaggi di identificazione culturale. Ora invece siamo, con rare eccezioni, all'evento che ha vita brevissima. No: non ho nessun imbarazzo, risponde subito Andrea Kerbaker, a coniugare l'alto e il basso. Soprattutto quando, come nel caso delle iniziative di Progetto Italia, l'intenzione fare della buona divulgazione culturale e scientifica. Cio agli antipodi di quella cultura che la maggioranza delle persone vede come un tempio, come una manifestazione paludata, accademica. Polverosa.
Domanda, Certo, tuttavia si fatica assai a trovare una collocazione al Writer's League, primo torneo internazionale di calcio per scrittori, tenutosi alcuni mesi fa a San Casciano dei Bagni, Siena. Anche perch, stando nell'ambito delle celebrit che amano esibire i loro furori atletici, gi basta e avanza la nazionale dei cantanti.
Risposta. In questo caso specifico credevamo, e credo ancora, che fosse una buona idea quella di mettere assieme per gioco gli scrittori. Cio farli giocare a calcio, ma soprattutto farli ritrovare, per discutere e confrontarsi fuori dal campo. Come facevano una volta gli intellettuali, ma da decenni non fanno pi. Ora infatti letterati e artisti conducono ognuno vita per s. Ecco: noi abbiamo voluto porre un problema e sottolineare l'urgenza che gli intellettuali tornino a fare vita insieme.
D. Ma crede davvero che un'iniziativa come questa, o come Storytellers che ha visto salire in cattedra a Bologna sul tema della canzone autoriale il citato Cesare Cremonini, possano innalzare e irrobustire la cultura media del nostro paese?
R. Noi di Telecom riteniamo che la diffusione non noiosa dei valori sia la strada da seguire se si vuole promuovere davvero la cultura. E crediamo anche a modalit di comunicazione che come le nuove tecnologie siano veloci, amichevoli e facili da utilizzare. Siano cio sintonizzate con i tempi. Neppure dimentichiamo che oggi la gente vive facendo zapping. Ma vorrei anche aggiungere che siamo molto attenti ai contenuti. Fanno testo al proposito il Festival della Scienza di Genova o i Telecom Colloquia con i Premi Nobel che abbiamo appena tenuto a Venezia.
D. una buona notizia che Telecom senta di avere responsabilit sociali, ma anche culturali e scientifiche. Mi pare per che la cultura dell'evento e della fruizione veloce sia prevalente.
R. La velocit, dunque la fruibilit, ormai strategica. Nel nostro caso per ci muoviamo con la convinzione che non possiamo svilupparci come impresa di telecomunicazioni in un paese in cui c' il vuoto pneumatico. I nostri investimenti riguardano in minima parte eventi effimeri e divertenti. Fanno testo le iniziative che ci vedono spesso al fianco del Fai, in azioni di salvaguardia del nostro straordinario patrimonio storico. Ma sosteniamo anche lo sport, utilizzato a fini terapeutici per disabili e persone con disagio psichico, con il catamarano lo Spirito di Stella e Matti per la vela. Abbiamo poi contribuito alla ricostruzione del Museo di Baghdad, cos come aiutiamo la Casa della Carit di Milano per l'ospitalit ai senzatetto. Ma vorrei anche ricordare che sosteniamo la formazione superiore e specialistica collaborando con la Domus Academy e con Interaction Design per la preparazione dei futuri progettisti di nuovi media e strumenti tecnologici.
D. Ma come selezionate i progetti e a chi affidato il giudizio?
R. Chiunque ci fa proposte lo ascoltiamo, ma quelle che vengono accolte subiscono un forte lavoro di ripensamento. Dei progetti accolti resta alla fine non pi del 30%. Quanto all'azione selezionatrice, Progetto Italia ha un consiglio di Amministrazione, presieduto da Marco Tronchetti Provera e composto da top manager del gruppo, e un advisory board i cui componenti sono Susanna Agnelli, Franco Debenedetti, Tara Gandhi Bhattacharjee, Paolo Mieli, Sergio Romano, Peter Sutherland e Umberto Veronesi.
D. Ma veniamo alle risorse: il vostro budget annuale di 30 milioni di euro. Che non una cifra iperbolica, ma pur sempre una possibilit di investimenti culturali che in Italia pochi altri, forse nessuno, ha. Lei pensa che state utilizzando al meglio questa risorsa?
R. S, visto che tutte le nostre iniziative sono ispirate a criteri di unicit e originalit, avendo anche come obiettivo di rivolgersi a utilizzatori attivi. Siamo poi convinti che il budget sia importante ma non sia tutto. Pensi per esempio al concerto al Colosseo di Paul Mc Cartney: non stato semplice convincerlo a esibirsi a Roma. E per farlo serviva avere anche un luogo assolutamente all'altezza e relazioni privilegiate con gli amministratori locali, in testa il sindaco.
D. Quanto costato?
R. Due milioni di euro
D. Gli investimenti funzionano a patto di avere idee forti, originali e innovative. Che per in Italia sono molto teorizzate ma poco praticate.
R. S, sono d'accordo. Ma pure convinto che il modello d'intervento di Progetto Italia sia fortemente caratterizzante e sintonizzato con quella parte di paese che vuole essere stimolata, sollecitata, incuriosita. E che agli antipodi di quello che guarda L'isola dei famosi.



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