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Le Fondazioni, la botte piena e la moglie ubriaca
Stefano Righi
Corriere Economia, 12/12/2005


Credito Sar un fine anno su due fronti: in gioco anche lemendamento Eufemi che potrebbe mutare il profilo di controllo di alcuni tra i maggiori gruppi bancari



Il 31 dicembre scade il bonus fiscale della legge Ciampi. Ma c chi studia per avere lo sconto e mantenere il controllo

Diciannove giorni che potranno cambiare un mondo. Quello piccolo e ricco delle Fondazioni di origine bancaria, chiamate da qui a fine anno allesame di due scadenze che hanno la potenzialit di mutare, per lennesima volta, il loro profilo. La prossima settimana, mercoled 21, in aula a Montecitorio si voter la legge sul risparmio che tra laltro prevede, attraverso lemendamento Eufemi, il congelamento per le Fondazioni dei diritti di voto in assemblea per la quota che eccede il 30 per cento del capitale delle banche dorigine. Mentre dieci giorni dopo, lultimo dellanno, viene a scadere la proroga alla legge Ciampi che prevede lesenzione fiscale per quelle Fondazioni che cederanno quote azionarie delle banche d'origine.
In vista delle due scadenze, molti stanno muovendosi. Nessuno vuole farsi trovare impreparato la prossima settimana davanti a possibili novit normative e cos si mettono a punto sofisticati piani di ingegneria finanziaria. Lideale sarebbe avere la botte piena e la moglie ubriaca, magari cedendo le azioni a societ comunque controllate. Mentre il bonus fiscale di fine anno - un ipotetico risparmio che potrebbe complessivamente arrivare a 2.100 miliardi di euro - interessa soprattutto le Fondazioni di Verona, Torino e Sanpaolo, ovvero gli azionisti di Unicredit e Sanpaolo Imi, per un risparmio fiscale di quasi 700 milioni di euro.
Siena, Genova e Firenze sono invece le Fondazioni che - detenendo oggi pi del 30% delle azioni di, rispettivamente, Montepaschi, Carige e CariFirenze - potrebbero venir penalizzate dallemendamento Eufemi. Le due scadenze, inoltre, appaiono ad alcuni direttamente collegabili: il congelamento dei diritti di voto in assemblea - o altre novit normative - potrebbe convincere gli incerti a vendere le azioni e a incassare il bonus fiscale. Bonus che nasce proprio dalla legge Ciampi (la 461 del 1998) e dal successivo decreto applicativo del 1999 (n 153). Queste norme hanno sostituito liniziale obbligo di detenere la maggioranza del capitale sociale delle banche conferitarie con una opportunit opposta: un regime di neutralit fiscale per le plusvalenze realizzate con le dismissioni entro il 15 giugno 2003. Scadenza poi fissata al prossimo 31 dicembre e che qualcuno vorrebbe ulteriormente prorogare.
Lo scenario dei possibili sviluppi da qui a fine anno appare estremamente complesso. La politica si intreccia con la finanza e quella che rischia di apparire come una lontana disputa di potere (pi o meno del 30 per cento? Incassare il bonus o restare azionisti?), avr riflessi a cascata su molte attivit. Al punto che si evidenzia unincongruenza. LItalia - dice Domenico Siniscalco, ex ministro dellEconomia e oggi docente a Torino - continua a restare un Paese con enormi capacit di risparmio, ma dove paradossalmente non esistono canali che uniscano questa capacit di accumulazione del risparmio agli investimenti. Ci vuole un forte impegno perch nei prossimi anni questi collegamenti vengano aperti.
Saranno le Fondazioni a farlo? Un ruolo istituzionale lo rivendica Giuseppe Guzzetti, presidente dellAcri, lassociazione di categoria. Le fondazioni sono a tutti gli effetti degli investitori istituzionali. Grandi banche straniere siedono al nostro fianco in importanti consigli di amministrazione, da Santander ad Abn e Crdit Agricole. E per tutti siamo partner affidabili, con cui condividere un obiettivo, quello di far rendere al massimo il rispettivo investimento. Perch da quel rendimento che deriva poi la seconda parte della nostra attivit, quella pi legata agli interventi sul territorio. Per questo vogliamo manager capaci, che sappiano dare valore al titolo e che distribuiscano ricchi dividendi, perch sono quelli che ci servono per le nostre erogazioni.
Dodici anni di bilanci hanno portato le Fondazioni ad erogare 7,354 miliardi di euro, toccando molti settori, dalla famiglia alla protezione civile, dalla ricerca scientifica ai beni culturali. Con qualche concessione ad attivit meno nobili, ma con un indubbio attaccamento al territorio di origine. Bisogna far cantare le cifre, dice Guzzetti, sapendo che gi le Fondazioni sono riuscite in un primo miracolo. Quello di ammortizzare gli interessi della politica rispetto agli affari - complici due sentenze della Corte costituzionale - tanto che le temute intromissioni sono state minime e tollerabili. Al punto che quello che era un mostro generato dalla volont del legislatore, oggi - in assenza di investitori istituzionali, in primis i fondi pensione - pu qualificarsi come elemento stabilizzatore del sistema capitalistico allitaliana. Almeno per i prossimi diciannove giorni.



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