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Roma, urbanistica - Il Serpentone. Come cambiare una casa che ospita seimila persone
La Repubblica - 09.12.2005



Un piano elaborato dall'Osservatorio Nomade e dalla Fondazione Olivetti La costruzione fu avviata negli stessi giorni in cui moriva Pasolini Compie trent'anni l'edificio simbolo del disagio metropolitano. Ecco i progetti per ristrutturarlo
Lo chiamano 'serpentone'. Ma se fosse davvero un serpentone, l'edificio di Corviale sarebbe una rarit zoologica, il primo serpente che, vivo, se ne starebbe rigido e perfettamente lineare sdraiato come una stecca sul dorso di una collina. I serpenti sono flessuosi e invece Corviale si trascina questa analogia da quando stato costruito, segno di quanto la sua percezione sia deformata (i lavori iniziarono esattamente trent'anni fa, nelle ultime settimane del 1975: a suo modo anche questo un anniversario). Eretto a emblema dell'orrore metropolitano, il grande complesso ha l'onore di essere effigiato ogni volta che si parla di periferie. Un duplice delitto a Rozzano, periferia milanese? La rivolta nelle banlieues parigine? Ecco che sui giornali e in tv scorre la sagoma di Corviale.
Eppure Corviale non un universo condannato a un infernale immobilismo, sul quale incomba solo una nube malavitosa. O un incubatore di ribelli. Sono sorti, negli ultimi tempi, una biblioteca comunale, un centro anziani, una palestra. Da qualche anno, poi, Corviale un laboratorio di progetti urbanistici e architettonici che dovrebbero disegnare un futuro diverso dal degrado e dalle soluzioni estreme, sintetizzate nell'invocazione: Abbattiamolo. Secondo qualcuno, i progetti sono finanche troppi. Uno lo hanno elaborato gli uffici del Comune di Roma nell'ambito dei cosiddetti Contratti di quartiere (ne responsabile l'architetto Mauro Martini). Un altro lo sta avviando in questi giorni un professore dell'Universit Roma 3, Pietro Ranucci, su incarico dell'Ater (l'ex Iacp, Istituto autonomo case popolari, proprietario dell'edificio). Lo stesso Campidoglio ha poi affidato alla Fondazione Adriano Olivetti e all'Osservatorio Nomade un altro progetto ancora, quello forse pi innovativo, scritto insieme agli abitanti di Corviale. Gli elaborati sono arrivati a un punto di maturazione e nei primi mesi del prossimo anno verranno esposti in una mostra (ma non in Italia, in Olanda). Al lavoro svolto dedica un ampio servizio il nuovo numero della rivista Domus, introdotto da un articolo dell'architetto Franco Purini.
Nel frattempo si annuncia l'arrivo di molti soldi, 34 milioni di euro, che dovrebbero interessare tutto il quartiere del Portuense, e non solo Corviale. Provengono dai Pru, Programmi di recupero urbano, nei quali il Comune confida molto, ma che sono oggetto anche di tante discussioni. I Pru sono alimentati in parte con soldi pubblici, ma soprattutto con soldi privati: il Comune autorizza la costruzione di case o di edifici commerciali e, oltre ai normali oneri pagati per le concessioni edilizie, si fa versare altre somme di danaro che servono a finanziare opere pubbliche nelle zone periferiche. un meccanismo regolato da una legge nazionale. Il Campidoglio ne ha fatto un punto di forza dell'intera sua strategia urbanistica (il nuovo piano regolatore adotta i Pru come un proprio pilastro politico-culturale). Ma in molti quartieri sorgono comitati che protestano: possibile, si domandano, che il solo modo per avere buoni servizi sia quello di veder crescere altre costruzioni, realizzate dai privati e quindi a costi molto elevati e inaccessibili a chi ha davvero bisogno di una casa? Corviale una barra lunga poco meno di un chilometro. Avrebbe dovuto raggiungere la cifra tonda, ma lo impedirono alcuni pali della luce. Si stende su 60 ettari e ospita oltre 6 mila persone. Non solo un grande edificio di abitazioni. il frammento di una citt lineare che doveva comprendere asili, scuole, negozi, impianti sportivi, bar, ristoranti, un teatro all'aperto sul modello della unit d'habitation immaginata da Le Corbusier e dal grande architetto anche realizzata (a Marsiglia, per esempio). L'edificio sorge isolato su un colle ed avvolto dal verde della campagna romana, punteggiata di orti. Nelle intenzioni dei progettisti che assecondavano i dettati del piano regolatore, l avrebbe dovuto fermarsi la citt delle palazzine, dell'abusivismo e della speculazione e Corviale sarebbe stato il bastione di Roma, affacciato verso l'agro romano e verso il mare, come le mura ciclopiche di un comune medioevale.
Qualcuno ha fatto notare che la data di nascita di Corviale coincide con quella in cui muore Pier Paolo Pasolini, segnando simbolicamente la fine di una fase epica della periferia romana. L'idea di Mario Fiorentino, l'architetto che dal 1972 al 1974 guid la schiera di giovani e meno giovani progettisti di Corviale (la realizzazione fu completata nel 1982, l'anno in cui Fiorentino mor), era che l'imponenza fosse il prodotto necessario di un rapporto fra la citt e l'immenso spazio della campagna che si spalancava davanti. Il monumentalismo rispondeva anche a un bisogno di case - e di case popolari in particolare - che nei primi anni Settanta era acuto. Corviale uno dei pi importanti prodotti dell'edilizia pubblica avviati a Roma con la legge 167 del 1962. Le previsioni del Comune erano imponenti: un piano varato nel 1964 prevedeva di acquisire quasi cinquemiladuecento ettari di suolo per costruire case che avrebbero ospitato 712 mila abitanti. Uno sforzo enorme per dare case a chi non le aveva, che poi si ridimension molto nel corso degli anni e che non si sarebbe mai pi ripetuto, lasciando Roma e anche l'Italia senza un patrimonio di abitazioni pubbliche degno di altri paesi europei.
Le dimensioni di Corviale, in specie la quantit enorme di aree comuni che avevano necessit di continue manutenzioni, furono per anche il germe della sua crisi. Contenevano, secondo i suoi critici, la premonizione di un edificio ossessivo, fuori da ogni tessuto urbano, che trasformava la razionalit del suo impianto nell'incubo di un complesso che mirava a essere autosufficiente, coi suoi negozi e le scuole, ma che in fondo era carcerario. Una specie di 'istituzione totale'. Inoltre, si detto, Corviale nasceva vecchio, sia dal punto di vista tecnologico, sia perch l'idea di collettivit che quell'edificio proponeva stava tramontando proprio allora, mentre si aprivano gli anni Ottanta. Fiorentino stato uno dei grandi protagonisti dell'architettura romana del Novecento. Lavor a molti quartieri Ina-Casa e realizz il Monumento ai Caduti delle Fosse Ardeatine. Per Corviale, secondo Purini, si ispir al movimento moderno, ma anche agli edifici a ballatoio di San Lorenzo, oppure ai grandi complessi di edilizia popolare di via Andrea Doria o di via Sabotino, nel quartiere Prati, o a certo scenografismo alla Giovan Battista Piranesi. Lui aveva una concezione dell'abitare come movimento eroico, voleva che il suo edificio fosse soprattutto una dimostrazione teorica, che non concedeva nulla alla privatezza o all'agio. Corviale presupponeva una specie di comunit che si sarebbe autoregolata, che avrebbe fatto prevalere su quelli individuali gli interessi collettivi. Ma Fiorentino arriv fuori tempo massimo, spiega Purini: Corviale fu completato proprio mentre in architettura e altrove si imponeva il postmoderno, che faceva perno sull'individuo e i suoi bisogni.
Corviale diviso in due corpi che corrono paralleli. Il primo di quattro piani, il secondo di undici. Il quarto piano dell'edificio pi alto doveva contenere il suo cuore, la materia collettiva, le sale di riunione, i servizi, ma fu il primo anello che salt nella catena del progetto. Fu infatti occupato da famiglie che trasformarono abusivamente gli spazi in appartamenti. Cominciarono ex baraccati, sfrattati provenienti dalle borgate pi vicine, ma poi si aggiunsero i figli degli assegnatari che crescevano e mettevano su famiglia. Attualmente sono centoventi le famiglie che si sono ritagliate il loro appartamento nei vuoti del quarto piano.
Rotto il primo anello tutto l'impianto prese a degradarsi. Le zone comuni erano vissute come zona di nessuno, quindi luogo di accaparramento per i pi forti. Si spacciava, si ricoveravano i motorini rubati. Ma poi la microcriminalit si assestata sulla media degli altri quartieri di Roma, n pi n meno (pi alta della media invece la disoccupazione: quasi il 30 per cento). Come molti edifici di edilizia popolare, Corviale fu costruito con rigide tecniche industriali. Niente tramezzi, ogni stanza un blocco compatto, prefabbricato, dove gi realizzato lo spazio per la porta e per la finestra. Si dipingeva direttamente sulle pareti, senza intonaco, con scarsissima resistenza al freddo e al caldo. E materiali cos hanno iniziato a deperire quasi subito. Il progetto della Fondazione Olivetti e dell'Osservatorio Nomade arriva dopo anni di dibattiti su cosa farci con questo imponente edificio che pare uscito da un frammento di Metropolis. Cominci lo stesso Fiorentino, che prima ancora che Corviale fosse terminato rest come spaventato e prov a ingentilirlo. Poi arrivarono le proposte drastiche: buttiamolo gi, gridarono in tempi diversi Paolo Portoghesi e Massimiliano Fuksas. Il Comune si sempre opposto e il sindaco Walter Veltroni reag con durezza quando, un anno fa, fu il ministero per i Beni Culturali a inserire Corviale in un elenco di 'ecomostri' da demolire.
L'Osservatorio Nomade ha avviato il lavoro due anni fa, con un finanziamento di 33 mila euro. Ha affittato un appartamento nell'edificio e alcuni architetti ci si sono installati per osservare da dentro come era fatto e come gli abitanti lo avevano nel tempo trasformato, piegando l'incombente rigidit delle sue forme. Hanno indagato, per esempio, nel mistero dei settantaquattro ascensori, la gran parte dei quali rotti e per riparare i quali era necessario chiamare la ditta di manutenzione che aveva sede a Salerno. Quando qualcuno restava chiuso dentro, arrivavano i vigili del fuoco e per liberarlo scassavano le porte che nessuno aggiustava.
L'idea che ha animato il progetto stata quella di non precipitare dall'alto una fredda ristrutturazione architettonica, ma di ridisegnare gli spazi insieme a chi li abita. Corviale una grande macchina di cui nessuno possiede il libretto di istruzioni, spiega Lorenzo Romito, architetto che insegna a Venezia, fra gli animatori dell'Osservatorio Nomade. Una delle prime iniziative stata TeleCorviale, una tv di condominio che tutti i giorni trasmette una piccola striscia di informazioni da e per gli abitanti, quasi si volesse scardinare il marchio di irrimediabile marginalit costruito intorno a loro. Poi sono arrivati artisti, installatori, musicisti.
Fra le soluzioni architettoniche, il progetto prevede di trasformare in abitazioni regolari le abitazioni occupate, colorando d'arancione, di blu, di verde e di bianco tutta la fascia esterna del quarto piano. Verrebbe poi adattata una vecchia idea dell'Ater, quella di dividere verticalmente Corviale, in maniera da avere tanti condomini e non pi un unico, continuo spazio orizzontale. Si dovrebbe intervenire sui ballatoi, che corrono lungo tutto l'edificio e sul quale si affacciano gli ingressi. In molti punti sono stati chiusi con cancellate dagli stessi abitanti, un po' per proteggersi un po' per custodire un minimo di privacy, e cos questo grande percorso ha perso il carattere di luogo collettivo che era invece nelle intenzioni di Fiorentino. Secondo i progettisti molte di queste divisioni possono essere conservate, ma anche trasformate in giardini pensili. Un intervento previsto all'esterno degli edifici, sulla lunga striscia di orti che hanno addomesticato la campagna e che potrebbero essere distribuiti meglio, consentendo il passaggio fra l'uno e l'altro.
Aggiustamenti, dunque, niente che sconvolga la struttura. Un lavoro di cuci e scuci, molto rispettoso di cosa Corviale nel frattempo diventato. Ma che non soddisfa un architetto come Purini, per il quale Corviale l'opera pi importante realizzata a Roma in tutti gli anni Settanta e una delle architetture pi significative della produzione mondiale di quegli anni. Per Purini i progettisti dell'Osservatorio Nomade avrebbero puntato su un'estetica del degrado. Corviale, secondo Purini, ha un solo problema: quello di essere portato a termine, seguendo le indicazioni di Fiorentino. Vale a dire liberare il quarto piano da coloro che lo occupano e installare l i servizi che l'idea originaria prevedeva. Non solo abitazioni, quindi: Oggi ci vedrei case dello studente, residenze per anziani, uffici pubblici, sedi universitarie, persino centri sociali, prosegue l'architetto.
Il lungo lavoro di ascolto, come lo chiamano all'Osservatorio Nomade, concluso. E anche se continuano le discussioni su cosa diventer Corviale, il pallino torna nelle mani di chi deve investire sul futuro di quello che Purini chiama un gigantesco transatlantico orientato tra le ondulazioni del suolo romano, come il resto di una scenografia felliniana.



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