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Petruzzelli, cos parl Bono: eccovi i lavori...
Francesco De Martino
Il Quotidiano di Bari, 09/12/2005

BARI - Quest'anno sono in via di ultimazione [!?] lavori parziali che lasciano il teatro incompleto e inagibiie. Poco prima della annunciata "inaugurazione" del foyer i tre responsabili delle amministrazioni locali, Regione Puglia, Provincia di Bari e Comune, hanno dichiarato: "... le contraddizioni e le tortuosit delle procedure adottate mostrano gi da ora, e con evidenza, i loro effetti' la consegna del foyer, annunciata per il 16 giugno [2005] in assenza di qualsiasi certezza di completamento del Teatro, nell'accompagnarsi alle facilmente prevedibili pretese della famiglia di "ottenerne le chiavi", rischia infatti di apparire alla citt di Bari e all'intera popolazione pugliese come una beffarda elusione delle questioni reali e induce inquietanti interrogativi sulla possibilit di utilizzare lo stesso Foyer per qualsivoglia iniziativa", [cos si legge nella comunicazione datata 8 giugno 2005, Prot n, 38/SP inviata dall'Assessore regionale al Mediterraneo, Silvia Godelli, al sottosegretario dott. Nicola Bono. Il documento cos conclude: "dietro gli stucchi e gli ori del Foyer per ora c' soltanto un teatro bruciato, che potrebbe trasformarsi in un cantiere interminabile"]. Hanno proposto di verificare i progetti e di far trasferire i fondi (31,5 mld = 5 + 5 + 6,5) destinati dagli enti locali al recupero del teatro Petruzzelli alla Direzione regionale della Soprintendenza.

IL SOTTOSEGRETARIO
S FA BELLO COL FRANCESE...
Il 16 giugno 2005 venuto a Bari per l'annunciata "inaugurazione" del foyer il Sottosegretario del Ministero per i beni culturali. Scandendo bene e chiaramente la parola f-o-i-e-r (la parola appartiene alla lingua francese dove significa "focolare" e si pronuncia "fowaje"; nell'accezione riferita ai teatri, il suo significato corrisponde alla parola italiana "ridotto"): a) ha rivissuto i "concitati giorni" del Protocollo del 21 novembre 2002, in cui "eravamo riusciti" a trovare un'intesa fra le parti pubbliche e le parti private; b) ha ricordato le "incertezze", le "interferenze", la "ridda di ipotesi", le "scuole di pensiero" che li avevano preceduti e il "grande equilibrio" infine raggiunto fra gli interessi in gioco; e) ha proclamato che i lavori parziali sono "parte di un appalto" [quale ?] e che il foyer "completo"; d) ha annunciato
che alla "parte conclusiva" forse mancano 20,8 mld, pi gli arredi; e) ha promesso che "noi ci faremo carico di tenere aperto il foyer almeno due volte ia settimana" e che le chiavi vengono consegnate non alla propriet [come dispone il Protocollo del 21 novembre 2002, che ha "definito i ruoli e individuato le competenze"], ma alla Direzione Regionale, perch un cantiere aperto; f) ha previsto che il teatro Petruzzelli sar funzionante a Natale del 2007. La Direzione regionale della Soprintendenza, gli ha fatto eco, sottolineando che i lavori parziali eseguiti con i fondi disponibili erano un lotto da chiamare "primo". Ma all'orizzonte non appariva allora e non appare oggi il "secondo". Non appariva allora e non appare oggi il "terzo". Non appariva allora e non appare oggi il "quarto". Non appariva allora e non appare oggi quanti sono gli appalti desiderati per lasciare il Petruzzelli inagibile. E, conseguentemente, il XIV Ente lirico d'Italia, la "Fondazione Petruzzelli e teatri di Bari", trasformato come gli altri in ente di diritto privato, cio in Fondazione a partecipazione privata, un ente inutile fino a quando non gli viene consegnato il teatro funzionante [a partire da quel giorno, nel "grande equilibrio raggiunto fra gli interessi
in gioco", paga 500.000 euro all'anno alla propriet privata, rivalutati dal 21 novembre 2002: scaduti i 40 anni, diventa l'Ente lirico del Margherita e del Piccinni, senza pi il (le attivit del) teatro Petruzzelli]. Ma facciamo un passo indietro; nel 1998 il Parlamento ha approvato la legge n. 444 che ha stanziato fondi pubblici per il recupero del teatro (16 mld di vecchie lire cui se ne sono aggiunti altri 4 del Lotto). Vale la pena di ricordare che: a) il Parlamento sapeva che il Petruzzelli si trova in un complesso immobiliare di propriet privata, che il Petruzzelli un teatro e che il teatro un bene culturale differente da una villa affrescata dal Tiepolo, da una torre normanna o da castello svevo. E' un'azienda, cio un bene produttivo di interesse pubblico [un bene produttivo di
interesse pubblico un'infrastruttura, come un porto, una stazione, una centrale elettrica, un'autostrada, un inceneritore, uno stadio, un impianto di smaltimento di rifiuti. Infrastruttura vuoi dire che se nella rete dei rapporti sociali reali una di queste cose c' e si rompe, qualche altra cosa si ammala e pu morire]; b) il Parlamento sapeva di stanziare i fondi per l'obiettivo di riavere il teatro "funzionante per la fruibilit pubblica e privata". Per questo obiettivo li destinava a un
"soggetto di scopo". Sapeva che 16 mld erano insufficienti, come risulta dal dibattito parlamentare, e li destinava a un "soggetto di scopo" da individuarsi con apposito decreto interministeriale. La legge non permetteva di far fare a qualcuno lavori parziali che non sarebbero serviti a nulla, avrebbero lasciato il teatro inagibile e non avrebbero realizzato alcun interesse privato o pubblico degli enti locali. Nella rete dei rapporti politici e sociali, i cittadini di Bari, della provincia e della regione Puglia non erano considerati talmente stupidi o infermi di mente da gioire vedendo fare lavori che, ultimati, lasciavano il teatro inagibile, senza conoscere come procurarsi le risorse per riavere il teatro funzionante. Il sistema giuridico vigente vieta di programmare e di appaltare un quarto dei lavori occorrenti per una scuola, per un ospedale, per uno stabilimento industriale. Non si possono incominciare gii scavi per fare uno dei due piloni del ponte sullo stretto di Messina, e dire: questi sono i fondi disponibili; per ora spendiamoli; poi si vedr. Questa non una opinione. I relativismi sono perniciosi. Chi commenta: "sentiamo l'altra campana", complice di chi prende in giro i baresi, le amministrazioni pubbliche locali e nazionali e la propriet del teatro. L'interesse delle parti pubbliche e private non pu secondo il diritto vigente, la ragione, la logica e l'economia -essere altro che quello di godere del teatro funzionante. [Non immaginabile un interesse ad avere un teatro a un quinto, a un quarto, a met, perch un quinto, un quarto, met di un teatro, non sono un teatro, cos come le porzioni, i pezzi o le frazioni di un cavallo non sono un cavallo, perch non servono agli usi cui un cavallo pu essere destinato]. 2. Quando la legge, approvata dalla Camera dei Deputati, approd al Senato, un Senatore barese [l'avv. Ettore Bucciero], preoccupato che questi fondi potessero essere utilizzati per fare lavori parziali e che, consumati, questi, "i lavori potessero interrompersi", present un emendamento. O il talento di una zingara, oppure una collaudata esperienza potevano fargli immaginare che perfino una faccenda "politicamente opportuna, culturalmente essenziale e socialmente necessaria" come il recupero del teatro Petruzzelli potesse cascare denaro uno di quegli abissi di ignoranza, di imbecillit e di malafede che si aprono ogni tanto nella nostra citt di Bari. L'emendamento mirava a garantire e assicurare che il contributo straordinario fosse utilizzato (esclusivamente per l'obiettivo di riavere il teatro funzionante e scongiurava ogni pericolo di lavori parziali. Proponeva, il Senatore, di non rimandare l'individuazione del "soggetto di scopo", destinatario del contributo, ma di individuarlo con la stessa legge. Proponeva di individuarlo in una Fondazione costituita il 29 luglio 1993, cui gi partecipavano Regione, Provincia, Comune di Bari, Camera di Commercio, FinPuglia s.p.a., e propriet privata. Il Governo [Giovanna Meiandri era all'epoca Ministro per i beni e le attivit culturali] chiese ed ottenne il ritiro dell'emendamento e assunse l'impegno Apolitico" di avviare la procedura necessaria per il completamento del recupero, cio per riavere il teatro funzionante, contestualmente all'attuazione della legge, cio all'erogazione dei fondi e all'individuazione del "soggetto di scopo" che ne sarebbe stato il destinatario.
2. Continua



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