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Archeologia. E l'Italia in Grecia si fa in sei. Intervista a Angelo Greco direttore della Scuola di Atene
Rita Sala
Il Messaggero, 5 dicembre 2005

Angelo Greco, direttore della nostra Scuola di Atene, parla dell'attività a Creta e della sinergia con gli atenei

A GORTINA, nell'isola di Creta — il nome della località non è, per fortuna, fra quelli più gettonati dai turisti — si parla italiano. La Scuola archeologica italiana di Atene ci lavora da anni: i nostri primi archeologi hanno messo piede nell'antica città, importante sia nel Medioevo ellenico, sia in età classica ed ellenistica, quando, per i Romani, fu capitale di Creta e iella Cirenaica, nel lontano 1884. Fra le altre cose, a Federico Halbherr, di Rovereto, è legata la scoperta della grande iscrizione di 621 linee detta Codice di Gortina, un insieme di norme in lingua greca che costituisce il più vetusto corpus di leggi europeo, risalente alla prima metà del V secolo a.C. (anche se molte disposizioni derivano addirittura da leggi più antiche) e ammirato dallo stesso Platone.
Ma alla fine della scorsa estate, dopo un importante ritrova-mento(una bellissima testa di Atena e una statua acefala di Era, la Giunone dei Romani, sprovvista anche delle braccia), su Gortina e sui responsabili dello scavo, in primis il direttore della Scuola, Angelo Emanuele Greco, quindi Jacopo Bonetto, garante della rimozione del reperto, si è scatenata la bufera. Per un forte vento, la statua di Era è malauguratamente caduta a terra mentre veniva trasferita nel magazzino, rompendosi in due pezzi nonostante le funi con cui era assicurata. Polemiche, discussioni, interrogazioni parlamentari in Grecia e in Italia, traduzioni spesso sommarie, da noi, degli articoli dei giornali greci e dei commenti televisivi sull'incidente.

Professor Greco, come definirebbe, a questo punto, l'incidente che è occorso agli archeologi italiani? Che conseguenze ha avuto? In Grecia è costato qualcosa alla reputazione della Scuola archeologica che lei dirige da cinque anni?
«In Grecia la questione è stata trattata proprio come un incidente, un accadimento malaugurato che potrebbe capitare a chiunque, mentre in Italia il fatto è stato ampiamente strumentalizzato. Nel campo specifico e anche sul piano politico. Ho letto cose non solo inesatte, ma assurde. Hanno scritto che al momento dell'infortunio io mi trovavo fuori di Grecia (ero nell'isola di Lemno, fino a prova contraria in Grecia) e che Sibari, dove ho appena concluso un accordo con i Greci per un'importante sinergia italo-ellenica, sarebbe non in Calabria, bensì in Sicilia. Sono venute
fuori storie di tutti i tipi. Forse perché sono stato nominato direttore quando c'era un governo di centro-sinistra, dalla Melandri e da Zecchino, e confermato nel mio incarico da un governo di centro-destra, con Urbani e la Moratti. Le competenze scientifiche, qualche volta, contano più di quelle politiche».

Il professor Bonetto, in ogni caso, è stato colpito da un provvedimento disciplinare.
«Sì. Non potrà più svolgere scavi in Grecia per un periodo di cinque anni».

Parliamo dell'attività della Scuola italiana a Gortina. E' vero che sullo scavo operano gruppi diversi?
«Avendo una precisa competenza urbanistica, oltre che archeologica, assumendo la direzione della Scuola ho voluto che si lavorasse in modo più moderno, per aumentare il diritto degli italiani ad operare in Grecia. Nelle diverse aree dello scavo agiscono gruppi che fanno capo ad alcune nostre Università: Padova, Milano, Siena, Macerata, Roma La Sapienza e infine Bologna, nella sinergia per la Basilica bizantina. I gruppi non scavano tutti insieme, ma a rotazione. Non sono "bande" inconsulte che "scorrazzano" nel sito archeologico. E i rispettivi Atenei contribuiscono con denari pro-pri: pagano i disegnatori e danno un contribuito ad ogni ricercatore per il suo mantenimento. Lo scopo è ottenere in meno tempo una mole maggiore di risultati, tutti di livello, naturalmente».

Quanto stanzia per la Scuola il Ministero dei Beni Culturali?
«I finanziamenti sono stati notevolmente ridotti. Da un milione di euro sono arrivati a 850.000 euro l'anno, dai quali occorre togliere 750.000 euro di spese fisse per pagare i 16 impiegati dell'istituto, i 14 borsisti e tutte le utenze. Rimangono 100.000 euro per tutto il resto: missioni, convegni, pubblicazioni, annua-ri, documentazione... Ho avuto un unico aiuto, da quando sono qui, quello del ragioniere generale dello Stato, Vittorino Grilli, che ci ha fatto assegnare altri 200.000 euro, una tantum, a titolo integrativo».

La Grecia non da nulla?
«Nulla. Ma è giusto così. Contribuisce nelle sinergie».

Con chi compete, in territorio ellenico, la Scuola italiana?
«In Grecia lavorano ben 17 scuole archeologiche, che fanno capo ad altrettanti Paesi. Sono istituti di ricerca veri e propri e noi ci troviamo, effettivamente, a competere con loro. Ma è una competizione sana, anche se faticosa. Certo richiede mezzi e competenze. E, soprattutto, una concezione moderna del modo di lavorare, non mi stanco di ripeterlo. La Scuola italiana, in cinque anni, ha avviato e sviluppato ben cinque erga, cinque progetti: un ottimo risultato».

Come è distribuito il territorio di scavo, a Gortina, fra le nostre Università?
«Siena scava le case, Milano le Terme, Padova il Teatro del tempio di Apollo. Per quattro anni siamo andati avanti benissimo. Abbiamo messo in luce la cavea e la scena, con un muro alto sei metri. La testa di Atena e la statua di Era, senza testa e senza braccia, quella dell'incidente, sono state rinvenute lì, presso la fornace della calce».

Ma non ha ancora risposto, professore, sull'umor greco dopo l'infortunio di Era.
«Il ministro dell'Archeologia ha voluto che le Scuole straniere allestissero una mostra al Megaromusikis con cinque pezzi inediti a testa. Il 30 novembre ci ha convocati tutti, l'Auditorium era pieno, abbiamo ricevuto largo encomio e la riconferma del valore della nostra collaborazione. La Scuola italiana non è sotto accusa. Anzi, ha smesso di essere il luogo piccolo e oscuro che era prima. Lo testimonia l'ambasciatore italiano stesso, Cavarai, che segue con attenzione il nostro lavoro».

Cosa è mancato, insomma, alla povera Era?
«La compattezza della Francia, ad esempio. Anche gli archeologi francesi ebbero la disavventura di danneggiare per un incidente alcune iscrizioni. Ma non si fece nessun baccano, né in patria, né in Grecia. La Francia è uno Stato, si sa. Comunque, Era tornerà perfetta, grazie ai restauri specializzati dei quali ci stiamo occupando».



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