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Superholding chance per il mercato
Isabella Bufacchi, Intervista ad Antonio Pilati*
SOLE 24 ORE 03/12/05

Ma privatizzare senza liberalizzare, solo per fare cassa, sarebbe un boomerang per il Paese.

Servizi postali e trasporti i settori a partire dai quali potrebbe essere messo in moto il processo.

"Una seria politica di privatizzazioni non pu non essere accompagnata da una seria politica di liberalizzazioni.
Privatizzare solo per far cassa, per alienare pezzi di patrimonio con la finalit unica di ridurre il debito pubblico, non porta da nessuna parte.
Ben venga allora la creazione di una superholding posta fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, il cui controllo dovr essere gradualmente ceduto dallo Stato, ma solo se colta come un'occasione per liberalizzare settori strategici, per stimolare il decollo del processo di liberalizzazione a livello locale e per allineare l'Italia ai parametri europei".

Privatizzare per liberalizzare e migliorare il sistema economico: in questa chiave di lettura che Antonio Pilati, 58 anni, commissario componente dell'Autorit garante della concorrenza e del mercato, commenta il progetto allo studio presso il ministero dell'Economia sulla fondazione di una superholding, posta fuori dal perimetro della Pubblica Amministrazione, alla quale trasferire tra i 200 e i 400 miliardi di euro di asset pubblici (azioni, immobili, crediti e concessioni); una maxi-privatizzazione, principalmente per ridurre il rapporto debito/Pil e liberare risorse a sostegno della crescita economica.

proprio in termini di impatti virtuosi sull'economia reale, piuttosto che sui risvolti da finanza creativa, che Pilati, in un'intervista al Sole-24 Ore, mette in risalto gli aspetti positivi del piano-superholding presentato nel mese di ottobre in un convegno organizzato dall'associazione di cultura politica Nexus.

Le privatizzazioni finte sono pericolose: alienare pezzi di patrimonio solo per far cassa e ridurre il debito un boomerang per il Paese. La politica delle dismissioni deve essere accompagnata dalla politica delle liberalizzazioni.

C' chi teme che la superholding rimanga controllata dallo Stato, che diventi un pessimo caso di privatizzazione finta.
La filosofa di questa holding, almeno nella versione trapelata sulla stampa, sembra un'altra: in un arco temporale pi o meno breve lo Stato cede il controllo.

Gradualmente, lo Stato scender da un possesso al 100% a una quota di minoranza. Nella superholding dovrebbero confluire tutte le partecipazioni azionarie di societ quotate e non quotate possedute dal Tesoro. Questo per non significa liberalizzare. Se si far una seria politica di alienazione dei beni pubblici, il trasferimento delle partecipazioni in Eni, Enel, Poste e Rai dovr essere abbinato alla piena liberalizzazione dei settori.

Il mercato dei servizi postali non ancora pienamente liberalizzato. La superholding dovrebbe servire a mettere in moto questo processo. E lo stesso meccanismo dovrebbe scattare a livello locale.
In che senso? Le liberalizzazioni sono pi arretrate localmente rispetto al livello centrale.
Molti settori restano protetti dalla concorrenza. Ne cito uno: il trasporto pubblico.
La superholding, direttamente o indirettamente, potrebbe aprire di pi i mercati locali: con un effetto di esempio e di traino.
Esiste il pericolo che l'enorme concentrazione di potere in una superholding si trasformi in un nuovo caso di finanza creativa? Questa spa dovrebbe essere rappreseniata come un passo importante per adempiere all'impegno assunto in sede europea di riportare il debito/Pil al 60 per cento.

Potrebbe andare di conseguenza sotto l'ombrello di una garanzia europea sulle regole di corporate governance, quindi non si potrebbe parlare di finanza creativa, ma di un'operazione che migliora la credibilit del nostro Paese su scala europea. L'Antitrust un'autorit inserita in una rete europea, che ha uno stretto collegamento con l'Europa e per questo vede bene le operazioni che allineano l'Italia agli standard europei.

*Antitrust



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