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Lanza Tomasi: Alle Fondazioni chiedo conti verit
di Silvia Giuberti
Il Sole 24 Ore Online, 02/12/2005



l tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo rischiano di mettere a dura prova i Teatri d'Opera.


In occasione del della prima di Sant'Ambrogio Alla Scala abbiamo chiesto il parere del Sovrintendente della Fondazione del Teatro di San Carlo di Napoli, Gioacchino Lanza Tomasi.

Quali saranno le conseguenze dei tagli?

Il Ministero per i Beni culturali e architettonici sa perfettamente quali sono le conseguenze dei tagli al Fondo Unico per lo spettacolo. Le perdite delle Fondazioni per 31.000.000 nel 2004 e v da attendersi altrettanto nel 2005 indicano il costante ricorso al patrimonio per ripianare i deficit desercizio. Dove questo non avviene basta andare a vedere nei bilanci la voce sopravvenienze attive, che sono di fatto impinguamenti di cassa di pendenti da un provvedimento straordinario di un ente locale o da una plusvalenza su un vendita patrimoniale. Il Ministero ne era tanto consapevole che il Direttore Generale dello Spettacolo dal Vivo assicur lintenzione del Governo di riportare il FUS 2005 al livello 2005 506.000.000. La finanziaria ha fatto il contrario. Tutte le Fondazioni si troveranno in difficolt e dovranno contrarre lattivit.


Quale significato ha un tale, sorprendente provvedimento per uno Stato e la sua identit culturale?

Lidentit culturale della musica italiana perde colpi da almeno 13 anni. Le orchestre e cori della RAI che ne erano assieme ai teatri laltra struttura portante sono state chiuse nel 1992. Il provvedimento contro le Fondazioni lirico sinfoniche renderebbe ancor pi marginale la presenza italiana nel contesto europeo.

Mettiamo le difficolt in cifre: quali sono, mediamente, i costi per la gestione di un teatro e lallestimento di uno spettacolo?


I costi del personale al San Carlo, fra salari, oneri riflessi, TFR e Fondo integrazione pensioni sui 24 milioni di euro. I costi delle scritture artistiche ammonta a 6, 5 milioni, i costi degli allestimenti a 1,5 milioni. I costi di piccola manutenzione dellImmobile sono pari a 2 milioni, le spese generali a 3 milioni, con forti tendenze alla crescita visto il costante aumento del costo dei servizi e delle spese per la sicurezza. Per una buona utilizzazione delle risorse umane occorrerebbe un budget di 38-40 milioni. Avevamo 4 milioni in meno prima del taglio al FUS della finanziaria, (negli anni 2003-2004 la nostra quota di FUS si contatta di 2,8 milioni). Il nostro deficit strutturale va pertanto considerato a quota 4 milioni al livello del FUS 2004, anteriore al taglio della finanziaria. Se non si trovano le risorse sar inevitabile parlare di esuberi oltre che di contrazione dellattivit.


A fronte di tali spese, si registra una significativa partecipazione da parte di sponsor o sovvenzioni private? Il futuro della cultura dovr attuare nuove strategie di sensibilizzazione?

Da quando gli enti lirici sono stati trasformati in fondazioni le risorse proprie sono aumentate mediamente oltre il 10%. Fanno eccezione Il Teatro dellOpera di Roma e il Teatro Massimo di Palermo che non hanno trovato un socio privato. improbabile che si possa superare questo livello. Le aziende italiane hanno un budget per pubblicit, non hanno un budget per mecenatismo. E la pubblicit esige un ritorno diretto, quindi si possono reperire fondi per progetti, ma praticamente impossibile trovarli per stipendi e debiti. Faccio presente che il sistema continentale europeo si basa su teatri di stato. Il sistema americano su fondi privati. Ma sarebbe un grosso abbaglio pensare che si possa esportare questo sistema. Esso si basa su una origine diversa della costituzione. Quando gli americani buttarono le balle di t nella baia di Boston affermarono che i servizi offerti dalla corona non valevano le tasse corrisposte dalle colonie. Gli americani nel rifiutare i servizi decisero di contribuire in proprio ai servizi sociali della corona. Cultura, sanit, istruzione, assistenza sociale, religione, sono ancora adesso i cinque motivi per cui concessa lesenzione fiscale dallimponibile.

Oltre i confini di schermi e palcoscenici: il mondo dello spettacolo si mobilitato e ha alzato la voce. Quali i progetti e le iniziative?

Nel campo delle Fondazioni lirico sinfoniche manca una proposta condivisa. E la mia proposta non posso dire che trovi molti consensi. Io propongo una riforma del sistema industriale basato innanzitutto su una ricognizione dei teatri dopera europei. Le informazioni divulgate sono parziali e tendono a conservare un sistema basato sulla menzogna. Ad esempio si parla di 200 e 300 manifestazioni mentre le sole che andrebbero prese in considerazione sono concerti sinfonici, opere e balletti a pieno organico. Il che riduce il numero delle manifestazioni nella fascia 40-70. Se non raccoglieremo informazioni attendibili sul costo del lavoro, sul costo delle scritture individuato in tutte le voci, comprensive del trattamento fiscale in Italia particolarmente sfavorevole, se altrettanto non faremo sui costi degli allestimenti continueremo ad essere un sistema provinciale atipico, a gestione politica, con un Parlamento a cui vengono forniti dati parziali e privi di obiettivit tanto da parte delle Fondazioni che del Ministero vigilante. Ad esempio i dati forniti recentemente dalla Scala ne sono un esempio lampante. Essi indicano soltanto che i grandi teatri europei costano mediamente di pi, ma manca ogni raffronto sulla gestione della spesa, primo fa tutti il rapporto prodotto costo dipendente presente in ogni valutazione industriale. Come in ogni piano di risanamento occorre prima lanalisi e poi il piano industriale. Ma da noi si continua a procedere senza analisi e con piani industriali basati su dati strumentali, che mantengono sostanzialmente lo statu quo.


Lei segue e sostiene con particolare sensibilit le nuove tendenze del teatro musicale contemporaneo. La Fantasia avr comunque risorse, capacit di adattamento e metamorfosi per ricucire le ferite da taglio della Finanziaria?

La Fantasia migliora la comunicazione con lutenza e quindi pu aumentare le risorse proprie, ma in misura limitata. Non pu certo venire incontro a progetti che prevedano un taglio delle risorse del 10% annuo a prezzi crescenti. Il problema quindi politico. Se alcune fondazioni stanno meglio di altre perch in primo luogo i sindaci presidenti delle fondazioni hanno ritenuto che il teatro fosse fra i beni primari da offrire alla comunit. Soltanto la politica pu costringere i privati, generalmente le fondazioni bancarie, ad intervenire quali mecenati sostituendosi allo stato. Non v da scandalizzarsi. Ad esempio i soci privati sono stati quasi tutti reperiti fra i tesorieri degli enti territoriali.
Io ritengo una riforma del sistema indispensabile, perch in particolare lItalia, e lo afferma anche il ministro Buttiglione, pu esser turisticamente competitiva sul piano dellidentit culturale, mentre sar costretta a ceder terreno sul piano del turismo balneare. Non soltanto gli enti territoriali ma anche lo stato debbono valutare la questione del teatro musicale allinterno di una strategia di sviluppo. E sarebbe finalmente loccasione per cambiare le regole partendo da unanalisi del sistema musicale nel contesto europeo.


Silvia Giuberti



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