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Superholding contro il debito : Tesoro e banche al lavoro, entro fine anno la decisione
BUFACCHI ISABELLA
Source : SOLE 24 ORE ECONOMIA E POL. INTERNA , 02 dic 2005




ROMA Una superholding posta al di fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, da 400 o addirittura 500 miliardi di euro, contenente immobili, crediti, concessioni e partecipazioni azionarie dell'amministrazione centrale e non solo, che possa collocare le sue azioni al grande pubblico e che sia in grado di emettere titoli di debito per far cassa.

Un'operazione che, per la sua portata storica, potr per essere costruita solamente contando su un ampio consenso politico e solidi accordi bipartisan, sul sostegno trasversale del Parlamento e, non da ultimo, sul coinvolgimento obbligatorio dei 100-200 miliardi di euro di patrimonio mobiliare e immobiliare degli enti locali.

questo il mix di concertazione politica e ingegneria finanziaria che dovrebbe consentire all'Italia di ridurre il debito/Pil del 25-30%, riportare questo rapporto (nel 2004 al 106,6% e quest'anno prevedibilmente al 108,2%) attorno a quota 70-80% e risolvere con una sforbiciata epocale il problema numero uno della finanza pubblica, liberando risorse per il rilancio della crescita economica.

Su questi duplici obiettivi, di scelte politiche e tecnicalit finanziarie, convergono oramai gli ultimi orientamenti della task force del ministero dell'Economia, coadiuvata da un nugolo di investment bank italiane ed estere, che proprio in questi giorni alle prese con l'elaborazione del piano di fattibilit per la creazione di una maxi-Spa taglia-debito fuori della pubblica amministrazione.

L'ipotesi valutata inizialmente dal Mef (ministero del'Economia e delle finanze) di una Superholding da 150-200 miliardi di euro, concentrata sul trasferimento di asset posseduti unicamente dell'amministrazione centrale, sarebbe stata surclassata da un progetto pi ambizioso che punterebbe a dimensioni ben pi elevate: una spa tra i 300 e i 500 miliardi di euro.


Il raddoppio della portata dell'operazione permette infatti di intervenire sul debito/Pil in maniera decisiva e risolutiva.

I tempi per stringono. Entro la fine dell'anno il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sar chiamato a scegliere quale strada imboccare: perseguire il percorso dei piccoli passi, della micro-riduzione del debito/Pil con privatizzazioni da 10-15 miliardi di euro l'anno e un ritorno a un buon avanzo primario (sia pur in un contesto di bassa crescita) oppure dare un taglio netto al problema con una superholding ispirata alla provocatoria proposta avanzata dal professor Giuseppe Guarino sulle pagine di questo giornale (si veda II Sole-24 Ore del 24 maggio 2005).

I tempi sono stretti perch il debito/Pil rischia di salire nel 2006, per il secondo anno consecutivo, se le buie previsioni dell'Ocse dovessero concretizzarsi.
Un segnale pericoloso per i mercati e le agenzie di rating che finora hanno concesso all'Italia il benefcio del dubbio di un debito/Pil che lieviter solo quest'anno per poi riprendere la tendenza virtuosa del ribasso gi dall'anno prossimo.

Una soluzione per arrestare l'ascesa del debito/Pil, caldeggiata dalle banche d'investimento pi conservatrici, punta in realt sulla mera dismissione delle rimanenti quote azionarie di Eni ed Enel in mano al Tesoro.
Dopo la chiusura del ciclo di queste due privatizzazioni, la superholding senza le due galline dalle uova d'oro per non avrebbe pi senso. Ecco perch Tremonti incalzato dai giorni che passano in un contesto di campagna elettorale. Prima di gettare la spugna sul progetto della super-spa, il Mef intende dnnque vederci chiaro fino in fondo.

Intende valutare nelle prossime due-tre settimane se una superholding da 400 miliardi di euro veramente fattibile.

Gli asset, stando alle proiezioni delle investment bank interessate al progetto, non mancano e il loro valore inespresso molto elevato: anche se, per far quadrare il cerchio, bisogner trovare il modo di coinvolgere il ricco patrimonio degli enti locali.

Gli asset allo studio sono stati al momento suddivisi in varie categorie: i crediti (fiscali e non); le partecipazioni azionarie (di societ quotate e non, escluse forse le Fs dalle quali diffcile estrarre valore); gli immobili (per ora risultano esclusi i beni culturali storico-artistici anche se i 2,2 milioni di "pezzi" immagazzinati possono valere svariate decine di miliardi di euro); le concessioni.

Su un patrimonio dello Stato da oltre 1.700 miliardi di euro non poi difficile individuare una fetta di attivo da 300-500 miliardi. Neppure la struttura della superholding preoccupa gli addetti ai lavori: quotata o non quotata in Borsa, con o senza rating. E non impensieriscono pi di tanto Bruxelles oppure Eurostat. Il nodo della questione appare al momento semmai un altro: il consenso politico, gli accordi bipartisan, il sostegno trasversale del Parlamento.

Una superholding taglia-debito non si pu creare dall'oggi al domani con un decretino-legge o a colpi di fiducia: servir un anno di lavoro per allestire il progetto e occorreranno leggi su leggi, un impianto legislativo varato a quattro mani.



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