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URBANISTICA: Genova - Caruggi, il piccone intelligente. L'assessore Gabrielli: pronto ad abbattere per ricavare parcheggi
Di Donatella Alfonso
La Repubblica Genova - 30.11.2005 -




Il sogno del piccone risanatore Bruno Gabrielli se lo porta dietro da tempo, già dai primi momenti del suo lavoro da assessore comunale all'urbanistica, ormai otto anni fa. «Il fatto è che non ho i soldi: ma se potessi...» sorride guardando la carta della città vecchia dove alcuni riquadri gialli segnalano il desiderio: via quelle 'cose' che con il Centro Storico non hanno nulla a che fare, anonime costruzioni che negli anni Cinquanta e Sessanta hanno riempito i buchi lasciati dalle bombe della Seconda guerra mondiale. Via di piccone e di ruspa per creare piazzette e giardini, per ampliare strade e per sostituire edifici troppo imponenti: ovviamente dando ai proprietari il massimo della scelta. E garantendo quella sostituzione non solo urbanistica, ma anche sociale, del tutto ignorata nel corso degli sventramenti degli anni Sessanta-Settanta in via Madre di Dio, ma anche dopo, con via Prè, dando nuove residenze a chi dovesse spostarsi, ma senza uscire dai vicoli.
«Il privato non deve temere nulla, può opporsi, porre condizioni - premette Gabrielli - ma via via che si creeranno le condizioni offriremo le nostre ipotesi. Vedo che nella zona del Ghetto, tra vico Croce Bianca e via del Campo, dove si tratta di ridurre dei volumi, e dove c'è lo strumento del contratto di quartiere, le intese vanno avanti. Vorrei davvero riuscire a farlo anche nelle altre zone del Centro storico, specialmente verso quelle che ritengo le peggiori brutture». La lista dei mostri è stata ricalcata dagli uffici del Comune sul dottorato di ricerca svolto alla fine degli anni Novanta da un giovane architetto, Fabio Piaggio. «L'idea era quella di partire dai piccoli volumi, non più alti di due-tre piani, spesso magazzini o rimesse - spiega Piaggio - E, dove possibile, agire anche sugli atri 'intasati', i vicoli chiusi; permettendo di riaprire passaggi, di garantire luce e movimento».
Bruno Gabrielli mostra le aree sulla carta, partendo da quelle più vicine alla facoltà di Architettura. dalla palazzina che fronteggia il parco archeologico di San Silvestro: «se fosse abbattuta ricaveremmo una piazzetta costruendo invece ex novo i tre-quattro appartamenti da spostare poche decine di metri più avanti, nel terrapieno». Poche decine di metri più indietro, alle spalle di San Donato, si potrebbero abbattere alcuni anonimi volumi che ospitano il laboratorio del Teatro della Tosse, da ricollocare in maniera più acconcia, facendo spuntare un giardino al loro posto. Nessuna idea precisa, almeno per ora, sul cosa fare delle aree lasciate vuote da qualche struttura 'eliminabile', almeno nei sogni di Gabrielli, tra vico Valoria, via dei Giustiniani e via Chiabrera, mentre nel triangolo Ferretto-San Bernardo-Giustiniani potrebbero sparire delle costruzioni anonime e praticamente nascoste in un cortile, e al loro posto. secondo l'ipotesi che aveva avanzato Fabio Piaggio, prevedere un sistema di ascensori esterno al gruppo di palazzi che circonda l'area. Via senza pietà, invece, l'autorimessa di piazza della Lepre, che lascia realmente perplessi i passanti sul quando e come sia stata realizzata, mentre un passage alla parigina, una galleria ospitante negozi e boutiques, potrebbe nascere nell'area tra vico Casana, via Luccoli e via Davide Chiossone, proseguendo oltre l'archivolto che già c'è in via Luccoli e abbattendo alcune costruzioni esistenti.
Poi ci sono gli interventi di riqualificazione già avviati (via Ravecca-passo delle Murette) e quelli in corso, che riguardano l'intera zona del Ghetto, alle spalle di via del Campo, nella quale i lavori sono iniziati nel corso del 2004 e che è adesso interessata dal contratto di quartiere. Interventi mirati, alleggerimenti volumetrici (ad esempio quello della Casa della Giovane di Santa Sabina) e sostituzioni attente, quando se ne presenti il caso. Infine, i sogni proibiti dell'assessore-urbanista: l'eliminazione di due palazzi in Santa Maria di Castello e in via del Campo, totalmente estranei al contesto circostante. «Avessi i soldi, sarebbe la prima cosa che farei, ma ci saranno almeno 60 appartamenti, il costo è improponibile», sospira. Almeno per ora.



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