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MUSEI CAPITOLINI: Marco Aurelio e Montemartini
di DANILO MAESTOSI
29/11/2005, Il messaggero

Martedì 29 Novembre 2005 Chiudi


Marco Aurelio ritorna per Natale





Sarà un Natale nel segno di Marco Aurelio quello che il Campidoglio si appresta a celebrare. Un copione dettato, orologio alla mano, dal sindaco Walter Veltroni, deciso a portare al traguardo e coronare con adeguato rilievo mediatico, due operazioni che si trascinavano da troppo tempo incompiute.
La prima è appunto la definitiva sistemazione della statua di Marco Aurelio, alloggiata da oltre un decennio, dopo il suo festoso ritorno sul colle, in un’angusta teca di vetro, ricavata nel cortile del museo settecentesco, in attesa che si risolvesse la disputa se riesporla o no all’aperto.

Questione definitivamente accantonata per il Giubileo con la realizzazione della copia che ora troneggia al centro della piazza.
Anche l’originale ha trovato finalmente una casa all’altezza del suo secolare prestigio: è il cortile che raccorda palazzo dei Conservatori, palazzo Clementino e palazzo Caffarelli.

Riconvertito con una suggestiva copertura trasparente e riattrezzato su progetto dell’architetto Carlo Aymonino questo nuovo spazio verrà riaperto alla vigilia delle feste. Ma anche qui è stata decisiva l’impuntatura del sindaco, per fissare agli ultimi ritocchi un tabellino di marcia conclusivo. E porre fine a un intervento inceppato da contrattempi e ripetuti slittamenti: il lungo calvario per ottenere il via libera dalla soprintendenza, la decisione in corso d’opera di valorizzare le imponenti mura del tempio di Giove che tornavano alla luce che ha imposto grosse modifiche, la scoperta durante gli scavi di due tombe arcaiche. E infine i tanti dubbi e ripensamenti sull’allestimento finalmente risolti.

La statua dell’imperatore verrà piazzata verso il fondo in modo che sia possibile girarle attorno, fasciata da una miscela di luci(quella naturale che filtra dal tetto e quella di discreti riflettori) che punta a valorizzare la preziosa doratura originale recuperata con il restauro. Attorno al Marco Aurelio saranno piazzati pochi altri pezzi, tutti di eccezionale valore: la statua di Ercole e gli altri frammenti di bronzo che per anni sono stati messi in mostra nella sala degli Orazi e Curiazi, la quale verrà così liberata. A completare lo spettacolo la vista della mura del tempio di Giove. Ora non resta che il trasporto della statua equestre, fissato per la settimana precedente la vigilia e già affidato alla ditta Minguzzi, la stessa che lo riportò negli anni 90 in Campidoglio.

Ed ecco la seconda operazione che arricchirà il cartellone delle cerimonie natalizie. Con la riapertura del cortile romano si completa infatti il lungo cammino di ristruttrazione dei musei capitolini e la saldatura del percorso di visita, che torna finalmente a ricongiungere palazzo dei Conservatori con le gallerie d’ampliamento costruite sotto il Fascismo.
Gli spazi recuperati saranno riempiti da un’ottantina di statue, che tornano a casa dalla centrale Montemartini sulla via Ostiense, dove erano stati smistati a inizio lavori. Si tratta di un campionario dei grandi corredi scultorei che adornavano gli horti e le tenute della Roma imperiale, venuti alla luce dagli sventramenti del primo Novecento. L’allestimento riorganizzerà i materiali dando più aria e risalto alle opere e con uno sguardo più attento ai contesti. Tra i capolavori che verranno riesposti in Campidoglio la fascinosa Venere Esquilina, l’amazzone inginocchiata degli horti Sallustiani, la Melpomene e l’Ercole combattente degli horti di Mecenate, la statua di Igea e i due stupendi crateri con le scene delle nozze di Elena e Paride, che vengono dagli horti Tauriani.
Il trasporto dei pezzi è già iniziato a ritmi frenetici. Un affannoso via vai che comincia a sguarnire il grande salone delle Caldaie, dove queste opere erano esposte, ma non intacca le suggestioni di questo museo, tra i più singolari della città e tra i più gettonati dal turismo colto. Anche la ex Centrale, che però conserva il prezioso frontone del tempio di Apollo Sosiano, dovrà essere riallestita. L’idea è di evitare il sovraffollamento di cimeli per dare più risalto allo spettacolo dei bizzarri macchinari d’archeologia industriale. E di colmare i vuoti con qualche pezzo di valore custodito in deposito. Come la raffinatissima Venere, quasi sicuramente un marmo ellenistico, riscoperta in un restauro ancora in corso.







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