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I Beni culturali espropriano la Casa-studio di Balla?
Désirée Ragazzi
Secolo d'Italia, 29/11/2005

Futurismo: lo Stato potrebbe acquisire la casa-museo di Balla
Una lite ereditaria impedisce l'accesso a studiosi e appassionati. Bono: stiamo valutando i costi di un esproprio

Roma. Un'icona del Futurismo. Un tempio fantasmagorico di luci e colori. Una casa-museo. Quadri, acquerelli, ma anche pitture murali, mobili, suppellettili, piastrelle, scaffali, tavoli, arazzi, oggetti di ogni tipo che interpretano in chiave futurista una visione della vita gioiosa e fantasiosa. Quella casa per oltre mezzo secolo è appartenuta a Giacomo Balla e poi alle sue figlie Elica e Luce. Quell'appartamento al quarto piano di via Oslavia, nel quartiere romano Prati, è stata la sua dimora e il suo ambiente di lavoro dal 1929 fino alla morte avvenuta nel 1958.
Uno studio rimasto aperto fino a quando sono vissute le due figlie, custodi fedeli della casa patema. Ma alla loro morte gli scenari sono cambiati. Oggi quattro grosse catene sbarrano l'ingresso della Casa di Giacomo Balla e anche la targhetta con la scritta "Pittor Balla" è stata rimossa. Una lite giudiziaria successoria ne impedisce l'accesso e la fruizione al pubblico e agli studiosi. Un vero peccato perché, come ha osservato la scorsa settimana Pablo Echaurren su "Panorama" «In un paese civile Casa Balla sarebbe stata acquista dallo Stato, sarebbe diventata un luogo sacro, un allegro mausoleo antibabbeo». Non ha tutti i torti. Ma c'è una cosa che Echaurren non sa: la Soprintendenza regionale per i beni e le attività culturali del Lazio ha dichiarato Casa Balla per le opere contenute «di particolare interesse storico». Il decreto che porta la firma del soprintendente regionale Ruggero Marras risale al 25 maggio 2004. Anche il ministero dei Beni culturali si è attivato. «È inammissibile - commenta il sottosegretario Nicola Bono - che la Casa sia inibita alla visita e allo studio. Rappresenta un patrimonio culturale nazionale che non può rimanere impastoiato
nelle vicende giudiziarie».
Ma c'è di più. «Il ministero dei Beni culturali - continua Bono - sta iniziando la procedura per la valutazione economica dell'esproprio. Questa ipotesi in prospettiva rimane la soluzione migliore per rendere fruibile la Casa a studiosi, turisti e cultori del Futurismo».
La relazione storica su Casa Balla della Soprintendenza parla chiaro sull'importanza dell'abitazione. «Il complesso dell'immobile - si legge nel documento - costituisce non un semplice studio dell'artista, quanto, più in generale una casa-studio, che reca ancora traccia della personalità dell'artista, poiché pur essendo stato un luogo di lavoro, tuttavia lo scopo cui Balla l'aveva destinato è stato quello di reinterpretare in chiave futurista anche gli spazi nei quali svolgeva la sua vita quotidiana».
Qui si riuniva con giovani artisti animati dallo stesso fervore patriottico e dalle stesse idee politiche. Giacomo Balla amava ripetere «Rinnoviamo gli ambienti, si rinnoveranno le idee». E il suo studio è la puntuale conferma della sua filosofia. La sua opera possiede forti doti di fantasia cromatica, di ritmo dinamico e di rigore non figurativo, che collocano Balla tra le prime espressioni dell'arte astratta italiana. L'artista oltre a dedicarsi con passione crescente alle arti decorative, fu tra i primi firmatari del Manifesto dei pittori futuristi e del manifesto tecnico della pittura futurista del 1910 e dunque fu un elemento di rilievo per la storia italiana di quegli anni in generale e del movimento culturale. Infatti, tra il 1914 e il 1915 compose il ciclo delle manifestazioni interventiste, in cui si rifletteva l'entusiasmo patriottico dei futuristi per l'entrata in guerra dell'Italia. Iniziò le ricerche sul dinamismo accostandosi agli esperimenti fotodinamici di Bragaglia. Si affermò come il capofila del futurismo romano influenzando dopo il '20 la seconda ondata del movimento. Negli anni '20 il suo lavoro si caratterizzò per una fantasiosa stilizzazione di motivi naturalistici, un cromatismo di volta in volta intenso e violento, sfumato e iridescente, in consonanza con il diffuso "Stile 1925", come dimostrano svariate prove nella, decorazione e nelle arti applicate. Tempio di questa ricerca è la sua casa-studio. Ecco perché, come si legge nella relazione della Soprintendenza, ciò che merita di essere tutelato, attraverso la dichiarazione di particolare interesse storico-artistico, è l'immobile, insieme con gli elementi di arredo che consentono di ricostruire almeno in parte l'atmosfera futurista e con gli strumenti di lavoro "autocostruiti" o gli strumenti scientifici utilizzati, che sono anch'essi legati a Casa Balla, in quanto testimonianza storica del modo di operare del maestro e delle figlie. Enrico Crispolti nel 1989 scriveva: «Casa Balla è risorta nel 1929 nella nuova e definitiva dimora di via Oslavia, ove il pittore è vissuto fino alla morte e ha risistemato superstiti elementi ambientali e arredi di via Porpora, realizzandovi altri originali interventi di caratterizzazione ambientale».
Ma come rivela la relazione ci sono ombre da chiarire. Un precedente inventario effettuato nel luglio del 2003 su indicazione degli eredi mostra delle differenze rispetto a quello della Soprintendenza regionale del Lazio. Nel primo elenco mancava, tanto per fare un esempio, l'opera "Giardino", acquerello su carta firmato in basso a destra G. Balla. "Ritratto non finito", pastello su carta non firmato attribuibile ad Elica Balla. "Ritratto del Sig. Jannelli", "Donna che fuma" a firma di Elica Balla, "Signore con occhiali e farfalla nera". Poi ci sono alcune opere schedate nel precedente inventario, ma non rinvenute nei sopralluoghi dei tecnici della Soprintendenza. Così un piccolo cavalletto in legno dipinto rosso e oro e "Tre volti di Mussolini", realizzati in gesso inciso.
L'intervento del ministero potrà ora porre fine, con l'acquisizione dell'immobile allo Stato, a una vicenda giudiziaria che danneggia soprattutto la cultura.



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