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Torino. Un mistero Egizio sul «dopo-Giochi»
Adriano Moraglio
Il Sole 24Ore, 29/11/2005

Presto il Ddl per gestire gli impianti sportivi - Torino offre il Palavela al Museo ma potrebbe anche arrivare un no

Nei primi mesi dell'anno prossimo vedrà la luce la società che gestirà il riutilizzo di alcuni degli impianti sportivi dei Giochi 2006. La previsione è dell'assessore regionale Andrea Bairati che sta seguendo la partita per conto della Giunta. Un progetto che nasce anche con l'obiettivo di raccogliere le lezioni della storia: evitare, ad esempio, lo spettro dell'abbandono nel quale caddero per molto tempo le opere realizzate a Torino per il centenario dell'Unità d'Italia.
Coincidenza di ricordi non casuale, visto che un primo tentativo di costituire la società di gestione degli impianti di Torino 2006 (risalente alla fine della scorsa legislatura, per iniziativa della Giunta guidata da Enzo Ghigo) era intitolato «Costituzione della società Piemonte 2011» per proiettare l'eredità delle Olimpiadi invernali sulla ricorrenza dei 150 anni dall'unità d'Italia. Un progetto che Ghigo ha riproposto 1' 11 ottobre, presentando la stessa proposta di legge per una Spa inizialmente prevista tra Regione, Provincia e Comune di Torino, ma successivamente aperta al contributo di altri enti locali, associazioni di categoria e organizzazioni di settore. Nel frattempo, però, la nuova Giunta regionale ha fatto la sua parte, così pure il Comune di Torino che, con il sindaco Sergio Chiamparino, rivendica di aver avviato per primo studi sul riutilizzo degli impianti olimpici e di aver presentato proposte (per quanto non ufficiali) sulle future destinazioni delle strutture di proprietà comunale. Bairati, dal canto suo, ha recentemente diffuso una ricerca sui costi degli impianti olimpici nelle diverse ipotesi (conduzione normale, conduzione olimpica, sport event e a impianto chiuso). Un lavoro che, in vista della stesura di un proprio disegno di legge, si sta estendendo in questi giorni all'analisi dei possibili ricavi e dell'assetto giuridico delle concessioni, così come al confronto con le città che hanno ospitato in passato i Giochi invernali e alla conoscenza della effettiva capienza ricettiva delle montagne piemontesi.
II passo conclusivo sarà la definizione della governance della nuova società chiamata a gestire l'intera operazione. Gli impianti interessati sono otto: bob a Cesana Torinese, cross country a Pragelato, villaggio olimpico a Sestriere, quello di Bardonecchia, il Palasport Isozaki a Torino, il biathlon a San Sicario, il palaghiaccio a Pinerolo, la pista ghiaccio di Torre Pellice. «Arriveremo presto al Ddl», ha assicurato Bairati.
Chiamparino, intanto, ha sottolineato che il nodo vero è il riutilizzo del Palavela, che, nelle sue intenzioni, potrebbe servile come ampliamento moderno del Museo Egizio. Confermate la destinazione residenziale e per universitari dei villaggi creati «ad hoc» per i Giochi, gli spazi di Torino Esposizioni a disposizione della Galleria d'arte moderna, il palaghiaccio di corso Tazzoli come pista permanente della città, il Palasport Isozaki come luogo per eventi di intrattenimento, l'Oval come spazio per attività fieristiche. L'Istituto europeo di design potrebbe trovare ospitalità nella parte storica dell'ex Moi. Chiamparino ammette che la gestione degli impianti di montagna sarà la questione più difficile, ma sostiene il progetto di società che la Regione ha allo studio. A Torino — ammette — l'unico vero nodo è il Palavela: «Bisogna vedere se la Fondazione è interessata a questa concessione gratuita. Se così non fosse, il Palavela entrerebbe in competizione con la destinazione dell'Isozaki». Alain Elkann, presidente della Fondazione Antichità egizie di Torino, pur non prendendo posizione sulla proposta, ricorda che Edda Bresciani, presidente del Comitato scientifico della stessa Fondazione, ha giudicato sufficienti per l'Egizio i futuri spazi della Galleria Sabauda e della Chiesa di San Filippo. «Tuttavia — aggiunge Elkann — l'offerta di spazi aggiuntivi per iniziative è una proposta intelligente ed è il sintomo di un interesse vivo delle istituzioni».





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