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Roma. Trecento opere «sbucano» dai depositi di Villa Borghese
Flavia Matitti
l'Unità,Roma, 29/11/2005

Nel sottotetto recuperate circa 300 opere. Tra gli artisti Lavinia Fontana, Marcello Malpighi e Sebastiano del Piombo

La Galleria Borghese è senza dubbio uno dei musei più amati e visitati al mondo, uno di quei luoghi in cui - tanto per intenderci - il turista meno avveduto in ogni sala corre il rischio di patire gli effetti della Sindrome di Stendhal, cadendo in deliquio di fronte a capolavori assoluti come la Deposizione di Raffaello, l'Amor Sacro e Profano di Tiziano, il Giovane con canestro di frutta di Caravaggio o l'Apollo e Dafne di Bernini. Ma per chi riesce a sopportare la vista di tanta bellezza senza riportarne turbamenti, si annuncia ora una novità straordinaria nel panorama museale italiano.
Da domani, infatti, la Galleria Borghese apre al pubblico i propri depositi, rendendo visibili oltre trecento opere, che vengono così ad aggiungersi a quelle normalmente esposte. I depositi si trovano al secondo piano dell'edificio, collocati nel sottotetto, in uno spazio reso agibile in occasione degli importanti lavori architettonici che determinarono la chiusura del Museo tra il 1984 e il 1997. Le opere qui conservate sono state riordinate secondo criteri espositivi e didattici sotto la guida di Kristina Herrmann Fiore e, grazie al generoso intervento dello sponsor Credit Suisse, sono ora tutte fruibili. La visita sarà consentita a gruppi di 25 persone al massimo, accompagnati da un operatore museale, su prenotazione obbligatoria (Tel. 06.32810). L'unico inconveniente è rappresentato dal fatto che, in attesa di uno sponsor che finanzi la realizzazione di un ascensore, il deposito è al momento raggiungibile solo a piedi tramite la scala a chiocciola che sale dal piano nobile. Ma una volta giunti negli ambienti del sotto tetto, vedendo le opere ben sistemate alle pareti secondo chiari criteri cronologici, di scuola e ambiti regionali (per esempio: i leonardeschi, i veneti, i ferraresi, copie da (Torreggio, paesaggi di Paolo Bril, eccetera) e ciascuna accompagnata dal relativo cartellino con didascalia e foto "segnaletica", per facilitarne l'identificazione ed evitare che la si confonda con quelle vicine, ci si rende subito conto che parlare di "deposito" appare induttivo, mentre è giusta, come propongono gli organizzatori, la dizione di "Galleria secondaria". Intatti, le opere qui esposte (per l'esattezza: 263 dipinti, 19 bronzetti e 7 piccole statue) sono di varia dualità, a volte si tratta di maestri minori, altre volte di artisti non identificati, oppure di copie, ma vi sono anche autentici tesori, che per ragioni di spazio non trovano posto al piano nobile. È il caso, per esempio, di un grande quadro della pittrice bolognese Lavinia Fontana raffigurante un'insolita e sensuale Minerva in atto di abbigliarsi. Nei depositi è anche conservato l'unico ritratta conosciuto di Marcello Malpighi, opera di un artista genovese, che intorno al 1674 lo immortala con in mano un disegno riproducente gli alveoli polmonari, una delle celebri scoperte del medico. C'è poi una versione assai discussa del Cristo Portacroce di Sebastiano del Piombo. Non tutti la ritenevano un'opera autografa del maestro veneto, ma un recente restauro, evidenziando alcuni pentimenti, ha mostrato trattarsi di un originale. Del resto, i depositi si propongono proprio come uno spazio polifunzionale dove non solo sarà possibile studiare le opere da vicino, indagando lo stile e verificando le attribuzioni, ma anche dove assistere a interventi di restauro. Insomma una sorta di backstage, un "dietro le quinte" dell'attività del Museo.



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