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Fondi, personale, patrimonio: non c'è un euro. Le biblioteche al Ministero, così si muore
Edoardo Sassi
27-NOV-2005 CORRIERE DELLA SERA cronaca Roma





La rabbia delle biblioteche statali in un documento destinato al governo
I direttori delle nove istituzioni statali, dalla Nazionale alla Casanatense, preparano un documento unitario.
Fondi tagliati organici ridotti, acquisti dimezzati: «Nel 2006 aperture a rischio»
Un sos per i libri: conservazione a rischio, organici ridotti al limite, acquisti dimezzati negli ultimi anni. Sono solo alcuni dei punti che i direttori delle biblioteche statali di Roma — nove in tutto — stanno inserendo in un documento collettivo da indirizzare ai responsabili del ministero per i Beni culturali. I direttori si sono già riuniti più volte e sperano di ottenere, con un'azione comune, l'attenzione del governo. «Noi non abbiamo atto-
ri famosi da far sfilare. Ma siamo al collasso», denunciano. «Se mi arriverà la petizione la firmerò anche io e la girerò a Tremonti», la replica del direttore generale del ministero Luciano Scala. Il governo ha intanto sbloccato (17 novembre) i fondi 2005 per gli istituti culturali che hanno accesso ai finanziamenti di Stato. Ma l'anno è trascorso. E c'è chi, come la Fondazione Basso, si trova costretto a gesti estremi per sollecitare donazioni.
«Spesso sono costretto a fare il trovarobe»: parola del direttore della Biblioteca nazionale di Roma, la più importante biblioteca italiana. Se lo lascia sfuggire a mezza bocca, il dottor Osvaldo Avallone. Ma la sua espressione la dice lunga sullo stato d'animo diffuso tra chi ha l'enorme responsabilità di gestire e conservare l'immenso patrimonio librario pubblico di Roma, tra i più importanti al mondo. «Quest'anno, per carta igienica e lampadine, dovremmo farcela. Ma per tutto il resto siamo al limite della sopravvivenza», gli fa eco il suo collega Giovanni Arganese, che dirige la biblioteca Medica statale. «Per quanto mi riguarda le emergenze sono due: carenza di spazi e organico. Secondo la pianta organica, definita per legge, dovrei avere 85 unità di personale. Ne ho 61», racconta Stefania Murianni, direttore della Biblioteca dell'Istituto di Storia dell'Arte, dove gli utenti fanno la coda per. uno degli 80 posti in sala, a rotazione.
Storie che si somigliano tutte. Storie di tagli e ancora tagli. Su ogni fronte e da almeno quattro anni a questa parte. Anche su fondi già stanziati per il 2005 e in realtà mai arrivati. Spese anticipate in contabilità speciale, che poi andranno coperte «in qualche modo». «Gestione al collasso». «Emergenza personale». «L'ultimo concorso per biblioteca-
ri nel 1985». «Acquisti più che dimezzati e abbonamenti a riviste sospesi». «Il rispetto della Legge 626, sicurezza, sempre più difficoltoso». «Fondi spostati da un capitolo all'altro per tentare di far fronte alle urgenze. Un gioco delle tre carte con il rischio che prima o poi la Corte dei Conti si faccia sentire». È un allarme lungo decine di voci, quello che i direttori delle biblioteche statali della città di Roma - nove in tutto direttamente dipendenti dal ministero per i Beni Culturali - hanno ora deciso di formalizzare con un documento da indirizzare ai responsabili del Ministero.
Il documento è ancora in fase di elaborazione. Ma già ci sono stati alcuni incontri tra i vari direttori che sperano di andare verso un'approvazione all'unanimità. «Il fatto - spiega uno dei dirigenti interpellati - è che noi non abbiamo attori famosi o registi celebri da far sfilare. I libri non fanno audience». Il riferimento è al taglio governativo del Fondo unico per lo spettacolo, poi rientrato in parte dopo una mobilitazione del mondo del cinema e del teatro. «Ormai siamo ridotti alla guerra fra poveri. E l'unica nostra possibilità è agire tutti insieme. Il testo sarà indirizzato al Ministero, che d'altronde ben conosce questa situazione. Ma la speranza è che loro facciano da ponte con il Governo, facendosi sentire e battendo i
pugni sul tavolo. Altrimenti, di questo passo, le biblioteche moriranno».
Un s.o.s. che ha tanto l'aria di «ultima spiaggia», e di cui gli ideatori non sono orgogliosi. Gente competente - dirigenti, funzionari, bibliotecari - che ama profondamente il mestiere nonostante stipendi «da fame»: «Dispiace che sui giornali si legga che le biblioteche piangono. Ma è inevitabile. Ogni possibile spreco è stato eliminato. Ora non sappiamo più cosa fare». Le biblioteche pubbliche, va ricordato, vivono di finanziamenti. Diffondono conoscenza. E per questo, ovvio, non si paga alcun biglietto. A volte hanno anche l'esigenza di «uscire all'esterno», organizzando piccoli eventi sempre più difficili in periodo di vacche magre. Capita così che la stessa Nazionale centrale si faccia sponsorizzare un concerto - costo 350 euro - dai gestori del parcheggio della biblioteca. Problemi oggettivi anche per pagare un calendario 2006 con scritti inediti di dodici famosi scrittori, pensato in vista delle celebrazioni per «Roma Capitale del libro»; titolo che rimesco ha attribuito per l'anno a venire alla Capitale e a Torino. Una ricorrenza che rischia di apparire paradossale: «A oggi abbiamo fatto di tutto per salvare l'utenza. Ma per il 2006 non si escludono chiusure drastiche».
«Non so nulla di questa petizione, ma se arriverà la firmerò anche io. La girerò al ministro. Che a sua volta la girerà a Tremonti, con il quale, mi creda, si fa sentire ogni giorno»: Luciano Scala, direttore generale del Ministero (per i beni librati) conosce la situazione: «La crisi è comune a tutta la cultura - dice - noi la soffriamo di più per gravi carenze di organico. 800 unità in meno su scala nazionale. Finora ci siamo rimboccati le maniche per non soccombere, tamponando per non far esplodere la situazione. Ci siamo riusciti. Ma dureremo poco se non interverrà una politica strutturale».



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