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in difesa dei beni culturali e ambientali

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«La Fondazione mista è un esempio da seguire»
Cristina Jucker
27/11/2005, Il Sole 24 ore

"La gestione dei beni culturali dovrebbe essere sottratta allo scontro fazioso tra le parti, è una materia su cui si dovrebbe giudicare con freddezza, senza farsi prendere la mano da contrasti partigiani".

Il ministro Rocco Buttiglione non è d'accordo con chi propone di sostituire il ministero con un'Authority, ma ammette che un granello di verità in questo c'è.

«Authority — dice — è diventata ormai una specie di parola magica. Ma se ogni anno è una dura battaglia per avere i fondi, se fa tanta fatica il ministro come può riuscirci il presidente di un'Authority?».

Professor Buttiglione, è difficile fare il ministro dei Beni culturali di questi tempi.

È difficile farlo senza soldi. Sto combattendo Una buona battaglia per ottenere almeno le risorse necessarie per le finalità istituzionali. Ho scoperto che in Italia convincere che il cinema è importante è possibile, per la LIrica è più difficile ma ci si riesce, per prosa e spettacolo dal vivo si fa un po' fatica, ma per i libri e gli archivi è veramente durissima.

Pensa di riuscire a portare a casa un po' di risorse?

Spero che alla Camera qualcosa venga fuori. Sono abbastanza fiducioso di recuperare fondi per il Fus, anche se meno di quello che selve, ma sono molto preoccupato per le spese generali. In
queste condizioni non posso mandare in giro la gente a fare i controlli: se non funzionano le soprintendenze viene meno la tutela.

Allora sarà inevitabile ricorrere a logiche più aziendaliste?

Dobbiamo ripensare il sistema dei beni cuLturali: l'idea che invece di costare portino reddito non è falsa, ma va capita.

In che senso?
I musei non possono vivere con i ricavi dei biglietti, l'ho sempre detto. Nello stesso tempo non possiamo fare come negli Stati Uniti, dove la pressione fiscale è al 30%, i cittadini sono incentivati a fare donazioni e musei e teatri hanno alle spalle un patrimonio di miliardi di dollari, i cui redditi sostituiscono le risorse dello Stato.

Quindi?

È più coerente puntare su un sistema misto pubblico-privato, perseguire fini pubblici con strumenti che mimano quelli privati.

Un esempio è la fondazione mista, che da un lato ricompone tutte le competenze, prima disintegrate, dall'altro dà la possibilità di chiamare il privato a contribuire. È quello che stiamo sperimentando con il Museo egizio di Torino, e puntiamo ad allargare l'esperimento. Certo, per coinvolgere i privati occorre che lo Stato mostri convinzione e passione per i beni culturali.

Il Governo è sulla stessa linea d'onda o c'è una sorta di braccio di ferro?

La riforma del Codice fatta da me è stata approvata in blocco.

Cosa deve fare di più il Governo per dimostrare che è d'accordo?

Questi sono fatti, il resto parole. E sfido chiunque a dire che questo Codice è lassista. Chi mi critica, contesti invece il Governo e dica che ci vogliono più fondi per i beni culturali.

Per tappare i buchi si ricorrerà ai soldi di Arcus o del Lotto?

Questa è un'altra parola magica. Trovo continuamente gente che mi dice che i fondi non ci sono, però c'è Arcus....

L'idea originaria per Arcus e il Lotto era quella di creare una massa di manovra per progetti pilota. In realtà oggi molta parte è diventata sostitutiva dell'ordinario. Ma penso che si debba restituire ad Arcus il suo ruolo: un esempio di iniziativa da finanziare è il progetto Galileo, che ci consente di realizzare grandi infrastRUtture salvaguardando il patrimonio archeologico, utilizzando l'osservazione satellitare, la fotogrammetria aerea e gli archivi. Lungo la linea di alta velocità tra Roma e Napoli abbiamo scoperto 200 siti archeologici. E ora abbiamo vinto un appalto europeo per l'uso del sistema satellitare nel campo dei beni culturali.

Qual è la sua idea di "valorizzazione" dei beni culturali?

È un patrimonio che porta denaro, però non dobbiamo pensare alle biglietterie ma ai turisti, all'indotto. La finalità prima dei beni culturali sono la dimensione estetica e l'identità storica. Quella che conta è la fruizione dell'opera. Molti musei non si preoccupano abbastanza di creare le giuste condizioni di fruizione per tutti i visitatori.

E poi?

Poi dobbiamo gestire l'enorme patrimonio che abbiamo a livello mondiale. La nostra arte è un biglietto da visita che apre tutte le porte, e deve far passare tutto il sistema Italia, aiutare le le imprese. E ancora. Noi siamo all'avanguardia nella scienza della conservazione, abbiamo un primato nel restauro, stiamo lavorando alla Muraglia cinese, al palazzo della Suprema armonia a Pechino. Questo porta con sé ricerca e sviluppo di alte tecnologie. Siamo i caschi blu dell'Onu per il recupero dei beni culturali.



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