FIRENZE: Un modo per finanziare il nostro patrimonio artistico LA NAZIONE 27/11/2005
«La legge 4/1993, meglio nota come legge Ronchey ha cambiato il regime finanziario della nostra soprintendenza e di tutte le soprintendenze italiane — spiegava il soprintendente Paolucci su queste colonne nel settembre di cinque anni fa — . Quando fu approvata, io fui fra quelli che la valutarono con un certo scetticismo. Dubitavo che avrebbe portato a risultati concreti, non ero convinto della sua applicabilità alla situazione italiana. Adesso devo ricredermi e lo faccio volentieri di fronte alla evidenza dei risultati». Intanto, che cos'è la legge voluta dal ministro dei beni culturali Alberto Ronchey? «È la legge che disciplina, per la prima volta nella storia della Repubblica, lo sfruttamento ai fini commerciali del patrimonio culturale della Nazione, un patrimonio che fino a ieri era gratis per tutti — spiega Paolucci — . Chi vuole utilizzare l'immagine del David di Michelangelo per una pubblicazione divulgativa o per uno spot pubblicitario è giusto che paghi, perché il David è patrimonio del popolo italiano. Anche i musei sono patrimonio del popolo italiano e chi vuole vendere qualcosa dentro i musei (libri o cartoline, bibite o caffè) deve offrire canoni d'affitto e percentuali sul fatturato proporzionati al flusso turistico e al volume degli affari». Questa, in sintesi, è la filosofia che governa la legge. «Grazie ad essa i servizi aggiuntivi nei musei sono stati messi sul mercato e affidati, tramite pubblica gara, al migliore offerente. A Firenze la gara, bandita nel 1997, è stata vinta da un consorzio di imprese guidate dall'editore Giunti. Attualmente 'Firenze Musei' gestisce i servizi aggiuntivi per tutte le soprintendenze fiorentine e in tutti i musei dello Stato — la conclusione del soprintendente — . A norma di concessione il 23% dei denari incassati deve essere versato alla soprintendenza. Oggi i visitatori dei nostri musei possono prenotare a distanza e con anticipo anche di mesi il biglietto di ingresso, evitando code fastidiose. Una volta dentro il museo hanno a disposizione librerie fornitissime, dove possono comprare di tutto, dall'oggetto di artigianato esclusivo, raffinato e costoso, al libro specialistico, alla cartolina, al gadget popolare. Pochi anni fa i musei erano privi di bookshop e chi voleva comprare una cartolina o un souvenir doveva rivolgersi agli ambulanti in piazza. Come nella Turchia degli anni Quaranta.
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