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Beni culturali e Università, esperti a confronto
Giuseppe Mazzarino
24/11/2005, La Gazzetta del Mezzogiorno

Per i vent'anni degli Amici dei Musei, Fonseca, Andreassi e Petrocelli hanno parlato in un incontro al Castello



Il monito: gli Atenei non nascono senza risorse, né di colpo. Ci vuole gradualità


Gran consulto sul trinomio Taranto - Beni culturali - Università ieri al Castello, ospiti dell'amm. Ricci, per celebrare il ventennale degli Amici dei Musei. A scandagliare una realtà fatta di molte ombre ma anche di non poche luci tre addetti ai lavori, che hanno dovuto anche lamentare la superficialità e il pressappochismo di troppi che si impancano ad esperti di materie che non conoscono: Cosimo Damiano Fonseca, fondatore dell'Università di Basilicata, delegato del Magnifico Rettore di Bari per il polo universitario tarantino; Giuseppe Andreassi, soprintendente archeologo della Puglia; Corrado Petrocelli, preside della Facoltà di Lettere dell'Ateneo barese, presente a Taranto col corso di Beni culturali per il turismo. Ha interodotto Annapaola Petrone Albanese, presidente degli Amici dei Musei. Fonseca ha esortato tutti a tenere i piedi ben saldi per terra: specie in periodi di magra, le Università non si improvvisano, non nascono come funghi. A Taranto siamo a buon punto, anche perché il polo universitario tarantino risponde a due esigenze primarie: l'offerta didattica per la creazione delle professioni («guai se puntassimo solo a poli di eccellenza trascurando le aspettative degli studenti!», ha ammonito); poi le specificità verso le quali si stanno orientando le strategie: esistono vocazioni del territorio; infrastrutture di cui bisogna tener conto (ecco perché a Taranto arrivò il Politecnico); obiettivi che superano la pura offerta formativa professionale, preludono a specializzazioni di un futuro sviluppo. A queste tre condizioni, ha ricordato Fonseca, corriponde bene il corso di Beni culturali: perché la specificità del nostro territorio è proprio nei beni culturali, nel retaggio storico, archeologico, monumentale - e non solo magnogreco, perché l'hinterland tarantino è ricco di testimonianze medievali di primario interesse. E la specificità del polo di Taranto - ha concluso Fonseca - è anche congruente coi trattati europei, vedi Maastricht. Oggi forse dei Beni culturali si parla anche troppo, e se ne parla senza adeguata preparazione, magari intervenendo pesantemente in questioni delicati, quasi che il primo che passa potesse improvvisarsi archeologo, storico dell'arte, archivista - ha ammonito Andreassi - mentre queste sono attività professionali che richiedono un adeguato curriculum universitario. Ed è il primo raccordo fra Università e Beni culturali che va evidenziato. A Taranto tiene banco da tempo la questione Museo: tutti vogliono, tutti vogliamo che riapra. Ci si aspetterebbe allora simile interesse per le manifestazioni e le mostre che organizziamo, ma qui - ha rimarcato il soprintendente - purtroppo le cose cambiano, e la partecipazione è assai debole. Mentre c'è una corsa, di riforma in riforma, a chi vuole «gestire» i Beni culturali. Con alcuni pericoli, qui a Taranto evidenti per tutti: l'archeologia, per esempio, è sempre stata scomoda e malvista, dai tempi di Viola ad oggi. E anche l'attività di tutela delle Soprintendenze è vista spesso con fastidio. Quanto al rapporto con l'Università - ha concluso Andreassi - dovremmo attivare un tavolo di concertazione, rigorosamente interno, perché collaborare è importante, ma distinguendo i ruoli. Senza inseguire, oltretutto, chimere di autonomia subito e a qualsiasi costo; l'esempio delle Soprintendenze, sdoppiate nelle competenze, poi sul territorio, senza incrementare le risorse economiche e quelle umane, dovrebbe far riflettere... Ha tratto le conclusioni Petrocelli. Bene il tavolo di concertazione, anche perché fra Lettere e Soprintendenza, come ricordava anche Andreassi, alcune esperienze comuni ci sono state, fruttifere (Egnazia, Grottaglie). Bene l'aspirazione all'autonomia dell'Università, con gradualismo, anche perché nel frattempo l'Università, come l'amministrazione dei Beni culturali, subisce riforme e controriforme che fanno molta confusione, mentre le risorse addirittura diminuiscono. Quanto a Taranto, ora che le Facoltà umanistiche, coi loro corsi, andranno alla Rossaroll, molte cose miglioreranno; e speriamo di poter ospitare lì anche l'Istituto per la Magna Grecia e la sua biblioteca. Ai Tamburi non ci siamo più andati perché gli interventi minimali ed indispensabili che avevamo richiesto non erano stati effettuati.






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