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Pinacoteca, stop ai tagli Più garanzie per i precari
Stefania Consenti
il Giorno cronaca Milano 24-NOV-2005

MILANO — Alla fine l'incontro fra il ministro per i Beni culturali, Rocco Buttigiione, atteso per l'inaugurazione del restauro della Pala di Pesaro del Savoldo e i lavoratori della Pinacoteca di Brera, del Cenacolo Vinciano, della Biblioteca Braidense, dell'Archivio di stato e delle Mediateca non c'è stato. Ma nei cortili di Brera è andata ugualmente in scena, dalle 10,30 alle 12, la protesta degli addetti dei Beni culturali contro la Finanziaria che come hanno spiegato i sindacati Uil, Cgil, Rdb e Unsa, prevede un taglio del personale, già ridotto all'osso, del 5%.
«In Lombardia l'organico - denuncia Marina Zetti, delegata sindacale di RdbCub - è ridotto alla metà rispetto a quanto previsto dalle piante organiche. I precari sono il 50% del personale in servizio e garantiscono, dal '99, i servizi di apertura al pubblico ma rischiano di non ricevere lo stipendio di dicembre per via del provvedimento Tremonti taglia-spese dello scorso ottobre». Su Milano sono duecento ì precari, quasi tutti giovani e laureati. Come Elisabetta Bianchi, 31 anni, anche lei dal '99 addetta museale con poche speranze di essere assunta a tempo indeterminato. «Sono precaria da sei anni - racconta ai cronisti - laureata in storia dell'arte e sono entrata con un regolare concorso. Ma la gente sa poco di noi, la nostra è una figura che viene poco valorizzata. Lo stipendio? Io lavoro nel weekend, guadagno 650 euro al mese. Così non riesco a progettare il futuro». Ma anche per tutti gli altri che lavorano a tempo pieno lo stipendio non supera i mille euro al mese, «un disastro con le bollette e l'affitto da pagare», si lamenta un'altra addetta museale che però ha figli e marito a casa. «Noi chiediamo garanzie per i precari e non ci fermeremo qui - aggiunge Zetti - Noti abbiamo potuto incontrare il ministro ma abbiamo già fatto partire una lettera in cui chiediamo un incontro urgente per affrontare al più presto questi temi. Intanto la protesta è servita a far conoscere i nostri problemi all'opionione pubblica». «Da almeno cinque anni - proseguono i sindacalisti - la forbice si abbatte sopra le spese di funzionamento riducendole di oltre il 50%. Questo comporta meno soldi per luce, acqua, telefono, pulizie ma anche meno soldi per le missioni, l'informatica, per la sicurezza, scuole e archivistica. Questa è una scelta predeterminata, quella di rendere ingovernabile il settore in modo che via via si possa dismettere, dando la parte buona, redditizia ai privati e lasciando l'altra all'elemosina pubblica». Infine, rammentano i lavoratori, «l'appeal esercitato dai flussi turistici sugli introiti che realizzano le città d'arte o i successi delle notti bianchi non devono far dimenticare quali sono le vere condizioni in cui il personale si trova a garantire le aperture».



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