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La Pala Pesaro di Gerolamo Savoldo dopo il restauro
Fausto Lorenzi
23/11/2005, Giornale di Brescia

Finito il restauro a Brera della gigantesca tavola, per la quale fu ideato il laboratorio di vetro. Grande luminosit e ingresso gratuito per tre sere
La Pala Pesaro del Savoldo esce dalla gabbia


Per due anni, i visitatori della Pinacoteca di Brera a Milano hanno potuto seguire in diretta il restauro della gigantesca e pesantissima Pala di Pesaro (olio su massiccia struttura di 5 metri per 3 composta da 19 tavole disposte longitudinalmente) del pittore bresciano Gerolamo Savoldo, chiusa in un grande box dalle pareti trasparenti in policarbonato. Stamane alle 11, presente il ministro dei Beni culturali Buttiglione, la grande tavola, liberata dallingabbiatura del laboratorio di restauro, ritorner a parete, in una nuova cornice, nella stessa sala XIV in cui sempre stata da quando arriv a Brera, nel 1811, tra le confische napoleoniche. Per permettere di ammirare la Pala, restituita a una vivida luminosit, fin dalla cortina di nuvole e dal cielo di lapislazzuli chera stato coperto da una ridipintura ottocentesca, i Saloni Napoleonici saranno eccezionalmente aperti al pubblico per tre giorni da domani a sabato anche dalle 20 alle 22.30, a ingresso gratuito, senza prenotazione: i visitatori saranno accompagnati dalle musiche di Marcantonio Cavazzoni (fu testimone al contratto stipulato fra i domenicani e il Savoldo per la Pala) e di altri autori cinquecenteschi, eseguite da organo e clavicembalo (info 02.89421146). La Pala Pesaro una delle pi grandi al mondo, la maggiore a Brera: fu commissionata nel 1524 al pittore bresciano e realizzata a Venezia, entro il 1526, per laltare maggiore della chiesa di San Domenico di Pesaro. Rappresenta la Madonna in gloria col Bambino, gli angeli, i santi Pietro, Domenico, Paolo e Gerolamo. Il restauro ha restituito anche tutta lintensit del paesaggio, identificabile con Venezia vista dalle Fondamenta Nuove: fu realizzato, hanno rivelato le indagini riflettografiche, tutto di getto, senza disegno. I rarissimi spostamenti erano stati persino annotati sul retro, nel 1646 e nel 1797, accompagnati dalle firme di coloro che se li accollarono (nella prima data una specie di altarolo cartaceo fu incollato alle tavole come ex-voto per lavvenuto spostamento); e dal suo ingresso al museo la pala fu rimossa solo due volte, nei due conflitti mondiali, quando tutta la Pinacoteca fu smontata (proprio la sala del Savoldo fu bombardata nel 1943). Lenorme difficolt di rimuovere senza danni la pala dalla sua sede aveva imposto uno sforzo di ideazione unico nel mondo, perch potesse essere sottoposta allindifferibile restauro in un cantiere aperto, allinterno della Pinacoteca stessa, costruendo un laboratorio attorno al dipinto. Era stata perci inventata una vera e propria macchina: un laboratorio sotto vetro, dotato anche di impianti di aspirazione e depurazione dellaria, con piani mobili perch i tecnici lavorassero comodamente, fino a inclinare anche orizzontalmente la pala. Le operazioni di restauro comportavano la rotazione della pala, ma anche il movimento verticale della pedana per permettere ai restauratori di raggiungere ogni suo punto. Il restauro, diretto e coordinato da Mariolina Olivari, mirava a restituire stabilit al supporto e leggibilit al dipinto. La pala , una delle rarissime imprese di pittura religiosa di grande formato del Savoldo, nellimpianto tizianesco (attento soprattutto alla veneziana Assunta dei Frari e allanconetana Pala Gozzi), ribadisce per il corposo realismo lombardo e limpasto di luce di natura e luce di spirito proprio del grande maestro bresciano dalla biografia tuttora in parte oscura. Nel respiro degli spazi luminosi tutto piega il classicismo verso emozioni pi estatiche e meditative. Anche questa pala si concentra sul tema della luce centrale nel Savoldo, naturale e medium di eventi spirituali: in alto la luce si irradia attorno alla Vergine e al Bambino dallinfinito affollarsi delle teste dei serafini (angioletti ardenti), mentre in basso i quattro maestosi santi sono immersi nellatmosfera della laguna. Tutta loperazione, col laboratorio, stata finanziata dalla Pirelli, che dal 2000 ha adottato la sala XIV di Brera - la sala dei pittori della realt bresciano-bergamaschi -, provvedendo in precedenza al restauro di altre opere (La presentazione al Tempio di Romanino; La Madonna col Bambino e Santi Girolamo, Francesco e Antonio Abate di Moretto; la Sacra Conversazione di Moroni). Ora non cessa lattivit di restauro allinterno della machina trasparente ideata per il Savoldo: il laboratorio, progettato dallo studio di architettura Sottsass e realizzato dalla Goppion, stato rimontato nella sala XVIII, per lAdorazione dei magi con SantElena di Palma il Vecchio.



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