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RIFORMA COSTITUZIONALE/ Le novità del ddl per le autonomie. Fisco federale a costo zero.
di Achille Maccapani
ItaliaOggi 18/11/2005




In senato i rappresentanti locali. Ricorsi aperti ai comuni

Nasce il Consiglio delle autonomie locali in ogni regione. E i rappresentanti di tale Consiglio, scelti tra sindaci e presidenti delle province, potranno partecipare senza voto all'attività del senato federale. Gli enti locali potranno impugnare innanzi alla Corte costituzionale le leggi statali o regionali che ledono i propri diritti. Alle regioni e agli enti locali sarà riconosciuta con apposite leggi statali l'autonomia finanziaria e tributaria, purché non aumenti la pressione fiscale complessiva. È quanto emerge da un primo esame delle disposizioni della riforma della costituzione, approvata in via definitiva dall'aula del senato nella seduta di mercoledì scorso, relativamente al sistema delle autonomie locali.
Consiglio delle autonomie locali. Ogni regione, in sede di revisione dei propri statuti, dovrà prevedere l'istituzione di un Consiglio delle autonomie locali. Detto Consiglio, la cui disciplina interna è di esclusiva competenza del rispettivo statuto regionale, avrà il compito di svolgere una funzione di concertazione e raccordo tra le regioni e gli enti locali. La finalità di tale raccordo è quella di sviluppare una rete di relazioni più strette, e soprattutto più istituzionali tra regioni, province e comuni, in ragione della più accentuata autonomia legislativa regionale e della strutturazione delle disposizioni normative occorrenti alla creazione di un sistema normativo conseguente alla nuova riforma costituzionale.

Senato federale. Dal Consiglio delle autonomie locali scaturisce la nomina di propri rappresentanti (uno per regione) in seno all'attività del Senato federale: detti rappresentanti, scelti tra i sindaci e i presidenti delle province o città metropolitane, avranno il compito di partecipare all'attività del Senato federale, senza diritto di voto, in base alle modalità che saranno indicate dal regolamento parlamentare.

Ciò vale anche per le regioni: la scelta dei rappresentanti senza diritto di voto sarà effettuata tra i componenti di ciascun Consiglio regionale. Il legislatore non menziona quali tipologie di comuni meritino di essere prescelte ai fini della rappresentatività in seno al Senato federale: anche il sindaco di un comune con meno di 3mila abitanti potrà dunque essere nominato rappresentante della propria regione in seno al Senato federale.

Conseguenze pratiche. L'idea del legislatore è quella di creare un rapporto diretto tra regioni ed enti locali, e tra ambedue e lo stato, attraverso il confluimento delle istanze e delle emergenze provenienti dai territori all'interno del Senato federale. Ciò va inquadrato all'interno del rapporto vicendevole tra le suddette componenti, così come desumibile dal nuovo testo degli artt. 114 e 118 della Costituzione. Spetterà pertanto a due strumenti fondamentali la disciplina e soprattutto lo sviluppo di queste funzioni: in primo luogo, lo Statuto regionale, che dovrà farsi carico di istituire il Consiglio delle autonomie locali; in secondo luogo, il regolamento parlamentare, riferito al Senato federale, che dovrà specificare le forme di consultazione, esame, confronto, che vedranno coinvolti i senatori e i rappresentanti dei consigli delle autonomie locali, oltre a quelli dei consigli regionali.

Tali rappresentanze non dispongono di un potere di voto: tutto il resto può essere ammesso, anche la proponibilità di emendamenti, integrazioni ai disegni di legge, la presentazione di propri ddl, ordini del giorno, o anche la partecipazione alle commissioni parlamentari.

Impugnazione delle leggi alla Consulta. Introdotta la possibilità di promuovere, anche da parte dei comuni e delle province, ´la questione di legittimità costituzionale'. Detta questione, da promuoversi innanzi alla Corte costituzionale, può riferirsi ad una legge statale o anche ad una regionale, qualora tale testo normativo vada a ledere ´le proprie competenze costituzionalmente attribuite'. Questo istituto sarà disciplinato da una successiva legge costituzionale.

Federalismo fiscale. Entro tre anni dall'entrata in vigore della nuova legge si dovrà provvedere all'attuazione dell'art. 119 della Costituzione, cioè dell'autonomia finanziaria e impositiva delle regioni, delle città metropolitane, delle province e dei comuni, attraverso l'emanazione di apposite leggi statali.

Il tutto a una condizione: non dovrà essere incrementata la pressione fiscale complessiva.



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