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Cagliari. Sant'Elia, finalmente giù i casermoni
Alessandra Sallemi
La Nuova Sardegna 23 /11/2005

CAGLIARI. Buttare giù i palazzoni popolari di Sant'Elia e costruire qualcosa di meglio per gli abitanti si puì fare. Come, si saprà a marzo quando verrà presentato lo studio di fattibilità commissionato dalla giunta regionale dopo che mesi orsono la stessa giunta aveva ottenuto dal Cipe 800 mila euro per studiarci sopra. Un tabù che crolla, l'intoccabilità dei palazzoni, brutti da sempre e sotto accusa da qualche anno, in particolare ogni volta in cui si è dibattuto sull'esclusione sociale che affligge Sant'Elia dall'origine e che tanta parte ha nella moltiplicazione dei disagi privati. La qualità dell'abitare ha un suo peso nella vita degli individui e, non per caso, il dibattito sui disordini nella cintura parigina viene affrontato anche da architetti di fama i quali puntano il dito sulla cattiva progettazione delle periferie. Tornando a Sant'Elia, c'è anche la speranza che la fattibilità non resti sulla carta: nella legge finanziaria regionale 30 milioni di euro potrebbero essere destinati a Sant'Elia.
Ne hanno parlato ieri mattina il presidente della giunta regionale Renato Soru e il sindaco di Cagliari Emilio Floris in un incontro promosso per valutare gli ultimi passaggi di un protocollo d'intesa sul museo della civiltà dei sardi che, secondo un'idea, dovrebbe essere costruito nella vecchia darsena del porto e, secondo un'altra, invece, a Sant'Elia, quartiere ghetto finalmente al centro delle migliori intenzioni. L'ipotesi di buttare giù i palazzoni nella volontà della giunta regionale si accompagna a un profondo ripensamento delle scelte urbanistiche sul tema case popolari. Nei paesi, infatti, si vorrebbe inserire l'abitazione popolare in centro, in edifici già costruiti che potrebbero essere acquistati dallo Iacp, ristrutturati e consegnati alle famiglie delle graduatorie. Nelle città si dovrebbero valutare la storia degli insediamenti e gli eventuali disagi sorti nel tempo per decidere cosa fare. Su Sant'Elia c'è un'idea chiara: non c'è modo di rimediare al-l'invivibilità provocata da quei palazzoni, bisogna buttarli giù e costruire edifici, magari in altri quartieri della città alla ricerca di un amalgama e non di una separazione. La fattibilità dell'intera operazione è da mesi in corso di valutazione, i risultati saranno presentati ufficialmente a marzo, l'ipotesi prenderà forza se passerà l'articolo della legge finanziaria regionale dove si stanzieranno 70 milioni di euro per la politica della casa, 50 dei quali indirizzati sulle aree urbane e 30 tutti per Sant'Elia. Ma è già un passaggio destinato a creare interesse l'ipotesi di far sparire i casermoni considerati alla stregua di una barriera architettonica che ostacola ogni giorno tutti gli abitanti del quartiere. Costruiti negli anni Settanta su un modello che, neppure allora, era fuori luogo definire sovietico, nel tempo sono stati oggetto all'inizio di un imbarazzato silenzio da parte della sinistra e, con l'andare degli anni e la moltiplicazione dei problemi, di critiche destinate a infrangersi su un'evidenza: ormai c'erano e bisognava sopportarli. Non c'à dubbio che la bruttezza dei palazzi e la concezione che li aveva ispirati sono stati un'ottima scusa, in seguito, per evitare interventi capaci comunque di migliorarli: niente verde condominiale, niente verde in piazza, nessuna attenzione per arredare il quartiere, nessun impegno per dare luce al quartiere con una scelta accurata delle illuminazioni, niente vita sociale e culturale. Su questo ultimo fronte trovò una soluzione brillante la giunta Delogu con la ristrutturazione del Lazzaretto, il sindaco Floris ieri mattina ha indicato la strada che il Comune ha deciso di seguire e che ben si sposa con l'azione della Regione. «Il Comune — ha dichiarato il sindaco all'agenzia Agi — sta investendo circa 20 milioni di euro per trasformare il vecchio ed il nuovo borgo in una realtà viva ed integrata. La prima condizione per fare questo à creare spazi sociali e fisici che colleghino in maniera più stretta il quartiere al resto della cittè, a partire dal lungomare che va da Su Siccu a Sant'Elia». Floris ha detto anche che «il primo progetto, giè in fase di attuazione, prevede una strada di accesso al quartiere che si snoda dal parcheggio 'cuore', all'altezza del canale di San Bartolomeo, sino a via Schiavazzi. Il secondo passo à la creazione di un porto per i pescherecci con annesse strutture per attività produttive (ristorazione, artigianato e per la conservazione del pesce), in modo tale da creare op-portunitè di nuova occupazione. In questo caso si tratta di spendere 5 milioni di euro a cui si aggiungono i 10 milioni del contratto di quartiere che sta per partire. Altri 700 mila euro saranno utilizzati per realizzare un percorso, pedonale e ciclabile, archeologico-naturalistico sulla Sella del Diavolo, partendo dalla passeggiata sul lungomare che dal molo Ichnusa porta a Sant'Elia, sino a Calamosca, con la ristrutturazione del fortino di Sant'Ignazio».



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