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Il decreto-mostro contro l'ambiente
GIOVANNI VALENTINI
LA REPUBBLICA MERCOLED 23 NOVEMBRE 2005




PI che una deregulation ambientale, rischia di diventare uno smantellamento programmatico, una demolizione totale della normativa sulla difesa dell'ambiente e della salute, come quelle che si dovrebbero fare per i cosiddetti ecomostri e invece non si fanno. Il decreto legislativo adottato dal governo - seppure con una delibera che viene definita preliminare - per "riformare" l'intera disciplina della materia non soltanto una "forzatura istituzionale", come l'ha definito gi il Wwf. E' il tentativo di un colpo di mano contro un patrimonio che appartiene alla collettivit e ancor pi alle generazioni future; contro una cultura ambientalista che non un'esclusiva dei verdi o della sinistra, n tanto meno del fronte ecologista italiano, bens un'acquisizione di tutta l'Europa civile, delle societ pi evolute e moderne, per la semplice ragione che il fondamento della nostra sopravvivenza.
Con questo Provvedimento Unico che equivale a un editto, a un proclama, a una legge di guerra, il centrodestra pretende di scavalcare contemporaneamente il Parlamento e la pubblica opinione, la comunit scientifica e quella culturale, per imporre d'autorit una "Magna Charta" delle norme ambientali che verosimilmente destinata a diventare carta straccia, anche per effetto delle contestazioni che provengono in particolare dal ministero dell'Economia. In attesa che il centrosinistra vinca magari le elezioni e torni al governo, il decreto avrebbe gli effetti di un condono generalizzato e mascherato. Se proprio non vogliamo parlare di legittimazione dell'inquinamento, diciamo allora che contempla una licenza o addirittura un incentivo a inquinare.
Avranno pure molte colpe gli ambientalisti, per tanti eccessi ideologici e verbali, per una certa inclinazione congenita all'allarmismo e al catastrofismo. E anche sulle pagine di questo giornale, non abbiamo mancato perci di criticarli. Ma loro, almeno, non fanno speculazioni immobiliari a danno dei piani regolatori, non commettono abusi edilizi, non compiono scempi urbanistici, non inquinano n l'aria n l'acqua, non distruggono la natura, non riciclano rifiuti tossici. Questa volta, comunque, hanno mille ragioni per dire che il provvedimento del governo - per com' stato formulato - none emendabile, respingendolo sia nel metodo sia nel merito.
SUL piano del metodo, la questione appare tanto paradossale quanto invereconda. Il Parlamento, o meglio la maggioranza di centrodestra, approva alla fine del 2004 una legge delega con cui assegna al governo la responsabilit di "riordinare" la normativa ambientale, affidando materialmente il compito a un Comitato di 24 "saggi" nominati dal ministro dell'Ambiente. Lo stesso ministro tenuto a consultare le par ti interessate, e cio gli imprenditori, i sindacati, le associazioni ambientaliste e quelle dei consumatori, attraverso il Cespa (Consiglio economico sociale politico e ambientale). Ma, come in un classico vaudeville, il coordinatore di questo organismo -presieduto dal medesimo ministro - il suo capo di gabinetto che coordina anche il comitato dei 24 esperti, di cui peraltro fa parte.
La delega in bianco stabilisce inoltre che il governo deve fare tutte queste consultazioni prima di "predisporre" (sinonimo di preordinare, preparare, approntare) i decreti legislativi sulle singole materie. Badate bene: decreti legislativi, al plurale, uno per ogni materia. E cio, rifiuti, bonifiche, danno ambientale, procedura di "Via" (valutazione di impatto ambientale), "Vas" (valutazione ambientale strategica) e quant'altro.
Ma a parte il fatto che i 24 "saggi" sono stati interpellati sporadicamente e alla fine si sono pronunciati per via telematica, fra le parti sociali stata consultata soltanto la Confindustria, mentre le associazioni ambientaliste e quelle dei consumatori attendono ancora una convocazione del ministero.
Si arriva cos all'approvazione "invia preliminare" del decreto legislativo, un testo unico di circa 700 pagine che contiene la summa ambientale del governo Berlusconi, su cui alla fine le competenti commissioni parlamentari dovranno esprimere un parere non vincolante. E se non faranno in tempo, pazienza: vale il principio del silenzio-assenso. Poi, eventualmente, il governo avr 45 giorni per controdedurre e motivare, prima di ratificare il provvedimento e presentarsi alle elezioni con quest'altro obiettivo raggiunto (insieme a "meno tasse per tutti", "pensioni pi alte per tutti", "una casa per tutti" eccetera eccetera).
NEL merito, con un gioco di prestigio che il Wwf chiama "artificio nominalistico", l'editto ambientale prevede di fatto l'eliminazione della categoria dei rifiuti, com' definita e regolata dalle direttive europee (e infatti, su ricorso dell'associazione presieduta da Fulco Pratesi, la Commissione di Bruxelles aveva gi aperto una procedura d'infrazione a carico dell'Italia). Adesso viene introdotta la possibilit di denominare gli scarti delle produzioni come "sottoprodotti" o come "materie prime seconde", a cui naturalmente non si applicher pi la normativa specifica: in questo modo, milioni di tonnellate di (ex) rifiuti non sarebbero pi tali, dando via libera a un gigantesco smaltimento incontrollato senza che nessuno possa pi verificare se e quali materiali saranno riutilizzati o smaltiti secondo le garanzie previste dalla disciplina precedente.
Quanto alla bonifica dei siti industriali, se il testo del decreto non verr modificato, entrer in vigore una nuova regola: chi inquina, non paga. E anzi, l'inquinatore non risponder pi del danno prodotto n degli altri reati connessi: sar sufficiente aprire una trattativa con l'amministrazione pubblica per arrivare a una specie di "patteggiamento". Come se l'automobilista che passa con il rosso, investendo un pedone sulle strisce, riuscisse a eludere la multa e la pena facendo retromarcia d'accordo con il vigile. Ma il peggio che il livello di rischio cancerogeno considerato tollerabile, senza essere neppure subordinato all'impossibilit di evitarlo, scende al rapporto di uno ogni centomila abitanti, mentre negli Stati Uniti di uno ogni milione.
Per i casi pregressi che appartengono ormai alla storia nazionale delle lotte ambientaliste, come quelli di Porto Marghera, Riolo, Manfredonia o dell'Acna di Cengio, non sar pi individuabile con certezza il responsabile dell'obbligo di bonifica. Baster un passaggio di propriet -anche fittizio - delle aziende inquinatrici, per farlo decadere. Ecco perch gli ambientalisti parlano di un "condono mascherato", invocando una radicale correzione del provvedimento.
Resta poi da vedere come si comporter il Parlamento e in particolare le commissioni che dovranno pronunciarsi sul testo definitivo. Con un soprassalto di responsabilit e magari di orgoglio, in teoria gli onorevoli deputati e senatori potrebbero anche decidere di revocare la delega al governo. Ma, dopo l'approvazione della devolution che attribuisce alle Regioni le competenze esclusive sulla salute, bisogner aspettare soprattutto la risposta dei Governatori che finora non hanno partecipato ad alcuna consultazione.



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