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Vincoli, braccio di ferro con i Comuni
ROBERTO RIPA
l'Unione Sarda 22 novembre 2005

Chi pensa di trovarsi davanti la carta urbanistica dell’Isola sarà deluso. I Piani paesaggistici regionali, alle battute finali, dicono molto, definiscono le linee di indirizzo, fissano
gradi e valori dei vincoli ma rimandano a una sorta di direttorio superiore (composto da Regione, Province e Comuni) le decisioni
finali dei piani attuativi.
È la conferenza interistituzionale. Non solo, il Piano prevede quattro gradi di vincoli, dà un colpo di spugna a tutta la
partita dell’eolico. Infine, tra una pagina e l’altra della bozza del documento (probabilmente arriverà in Giunta per l’approvazione
la settimana prossima) apre una polemica già in fase avanzata sul
ruolo dei Comuni nelle scelte che decideranno volumetrie
e utilizzo dei propri territori. Insomma i Piani paesaggistici regionali entrano nel vivo. E chi comanda è la legge 8, quella
del 25 novembre 2004. Quella che ha azzerato tutto nella fascia dei duemila metri dal mare e che ha dato tempo 18 mesi (fine
maggio 2006) per riscrivere le regole urbanistiche e paesaggistiche della Sardegna.
LA BOZZA. Ufficialmente nessuno ne sa nulla. La disposizione è quella del silenzio assoluto sulle scelte, blindate dagli uffici
regionali dell’Urbanistica. Poche indiscrezioni sono emerse dopo il famoso blitz della Cdl negli uffici dell’Urbanistica in viale
Trento. Certi invece gli incontri tra l’assessore Gianvalerio Sanna e alcuni gruppi della maggioranza, se non altro per facilitare la strada della condivisione e smussare dubbi
e critiche sugli elaborati.
Tanto che dal cordone d’isolamento si allentano le maglie e iniziano a filtrare alcune novità. La prima riguarda proprio il
sistema dei vincoli. Il Piano infatti individua quattro
livelli di tutela a seconda che si tratti di zone «integre
e di elevata rilevanza estetica, ambientale e culturale» o, all’opposto, di ambienti dove è già in atto «una compromissione
o degrado dell’indentità ambientale, storico-culturale
e insediativa». Tra questi due estremi, i semitoni. Dunque scompare definitivamente la fascia costiera (duemila metri
dal mare) di divieto totale e generalizzato. Al posto
della cortine off-limits, il Piano attiva i cosiddetti
“ambiti territoriali omogenei”, una sorta di reticolato
(all’interno dal quale definisce porzioni più piccole
gli “ambiti unitari di paesaggio”) su cui in base
al valore paesaggistico decide appunto il livello di
divieto. La regia della decisione è affidata alla Conferenza
paritetica interistituzionale: ne dovrebbero far parte oltre al presidente della Regione, gli assessori all’Urbanistica,
all’Ambiente, ai Lavori pubblici e al Turismo, i presidenti
delle Province, i sindaci dei capoluoghi e, di diritto, i
primi cittadini dei Comuni interessati all’argomento
messo di volta in volta all’ordine del giorno della Conferenza.
IL NODO. I faccia a faccia tra l’assessore e i gruppi politici si intensificano in vista appunto dell’approvazione del Piano
in Giunta. La settimana scorsa è toccato alla Margherita,
il partito di Gianvalerio Sanna, mentre per oggi è fissato l’incontro con il gruppo Ds e domani con Progetto Sardegna.
Nel mirino soprattutto il ruolo della Conferenza di servizio, l’organo che in definitiva deciderà sui metri cubi da costruire,
sui vincoli e sulle scelte delle aree. Darà il via ai cosiddetti piani attuativi. E proprio per questo potere, dalla stessa maggioranza come anche dalla commissione regionale all’Urbanistica, la linea sembra compatta: l’ultima parola deve spettare ai Comuni, in caso contrario la conferenza si può tranquillamente cassare. Un chiaro messaggio all’assessore.



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