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Venduta un'ala di Palazzo Altemps: così lo Stato rischia di perdere i suoi gioielli
Adriano La Regina
la Repubblica, 22/11/2005

Dopo oltre venti anni di attesa si sta finalmente presentando per lo Stato l'occasione di acquisire la parte ancora privata di Palazzo Altemps. Il recupero dell' l'edificio e la sistemazione del museo hanno appassionato per lunghi anni architetti, archeologi, storici dell'arte e restauratori, i quali con entusiasmo e dedizione hanno dovuto battersi non solo contro le ovvie difficoltà tecniche e amministrative di un'impresa così ardua ma soprattutto contro le trame che l'hanno più volte insidiata. Tralasciando questi aspetti, piace ricordare che un gran merito va riconosciuto invece ai ministri che vollero sostenere il programma del museo, a cominciare, da Vincenzo Scotti (1981) che coraggiosamente acquisì l'edificio esercitando il diritto di prelazione sulla vendita da parte della Santa Sede, ad Alberto Ronchey (1994) che tanto si adoperò per difendere il progetto, a Walter Veltroni (1997) il quale diede un impulso decisivo alla sua realizzazione seguendo personalmente i lavori e procurando i necessari finanziamenti. I risultati di tanto impegno sono evidenti per chiunque visiti il museo.
D'impianto quattrocentesco il palazzo, che si trova a ridosso di Piazza Navona, appartenne ai Riario ed ai Soderini prima che agli Altemps. Costruito da Girolamo Riario nipote di Sisto IV in occasione delle sue nozze con Caterina Sforza, Palazzo Altemps divenne sede di una delle grandi collezioni cinquecentesche di scultura antica di Roma raccolta da Marco Sittico Altemps, cardinale e nipote di Pio IV. Alla collezione dei marmi si affiancò una straordinaria biblioteca, poi confluita nella Vaticana. Le sculture andarono invece disperse tra il Seicento e l'Ottocento e si trovano disseminate nei maggiori musei del mondo, dall'Hermitage al Louvre, al British.
Nel 1982 lo Stato acquistò l'edificio per farne una sede del Museo Nazionale Romano e sistemarvi, assieme ad altre raccolte storiche, la collezione di scultura antica Ludovisi Boncompagni, formata nel Seicento e rimasta priva della sede originale dopo la distruzione della villa Ludovisi alla fine dell'Ottocento. Il palazzo è stato restaurato a seguito di attenti studi, di ricerche d'archivio e di indagini archeologiche. Sono riconoscibili le diverse fasi edilizie e sono stati recuperati importanti dipinti parietali che si erano conservati in molte sale, talvolta sotto tinteggiature più recenti. Si possono annoverare, tra gli altri, affreschi di Melozzo da Forlì e del Pomarancio.
Le collezioni d'arte antica hanno dunque trovato la loro naturale ambientazione in un edificio già adattato nel Seicento per ospitare un'altra grande raccolta di sculture. Si è in tal modo ripristinato nelle sale del museo l'originale rapporto fra architettura rinascimentale, con le sue decorazioni dipinte, e scultura antica. L'ordinamento delle opere d'arte riflette i criteri e il gusto dell'epoca in cui si erano formate le collezioni.
Aperto al pubblico nel 1997, Palazzo Altemps è uno dei gioielli del sistema dei musei romani di antichità e gode ormai di una consolidata rinomanza internazionale per l'interesse storico dell'edificio e per lo straordinario valore delle opere ivi esposte.
Per un intrigo politico-affaristico degli anni Ottanta lo Stato aveva perso una parte, un quarto circa, dell'immobile. Risultava così sminuito il programma espositivo del nuovo museo; era tuttavia di qualche consolazione la certezza che il Ministero avrebbe perseguito l'intento di riacquisire anche la parte perduta dell'edificio. Dopo molte attese arrivò infatti, nel 1994, la decisione del finanziamento. I prezzi degli immobili però salivano rapidamente e quando giunsero i soldi la cifra stanziata non fu più sufficiente.
Nel frattempo la proprietà ha deciso di vendere la porzione privata del palazzo, e il 17 novembre ha già ricevuto dall'acquirente il primo versamento, un milione di euro, che impegna entrambe le parti alla compravendita per l'importo di 23 milioni di euro. Per il rogito è previsto il termine del 15 febbraio 2006, ma vi sarebbe l'intenzione di concludere l'operazione entro l'anno corrente.
A questo punto, quando tra breve tempo sarà stipulato l'atto definitivo, lo Stato avrà solo sessanta giorni per esercitare la prelazione, vale a dire per decidere se vuole sostituirsi all'acquirente alle stesse condizioni. In mancanza di fondi sufficienti è possibile, adesso, coinvolgere un istituto di credito che conceda la somma necessaria riservandosi di poter tenere in uso i locali così acquistati per gli anni necessari a compensare il finanziamento erogato.
Parte dei nuovi spazi potrebbe essere concessa in locazione anche in seguito, in modo da assicurare introiti per il migliore funzionamento del museo. Sarebbe il primo esempio, in Italia, di museo dotato di adeguate fonti di sostentamento autonomo, e sarebbe inoltre un modo corretto di dare attuazione alle recenti norme che prevedono il concorso tra pubblico e privato in materia di patrimonio culturale. Troppo corretto, forse, per essere anche gradito a tutti?
Può stupire, infatti, che la società acquirente abbia un capitale sociale di appena 50 mila euro, ma ciò che veramente preoccupa è il timore, diffuso negli ambienti del settore, che il Ministero per i beni culturali voglia rinunciare all'esercizio del diritto di prelazione sulla compravendita. Se così fosse il Ministero starebbe facendo marcia indietro rispetto ai propri programmi di potenziamento del museo di Palazzo Altemps, perseguiti per oltre vent'anni. C'è da sperare che si tratti solamente di pessimistiche sensazioni, perché altrimenti si verrebbero a riproporre quei comportamenti che già nocquero tanto. A liberarci da questo timore basterebbe una breve rassicurazione da parte del Ministro Buttiglione, al quale è unanimemente riconosciuto l'alto senso dello Stato con cui esercita le proprie funzioni di governo.



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