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Porto Cervo, adesso c'è chi frena
Vito Fiori
L'Unione Sarda 19/11/2005

Arzachena. Non è molto convinto Giovanni Pileri, assessore all'urbanistica, di quel piano integrato per la riqualificazione di Porto Cervo. «Mi sembra che non sia l'amministrazione a decidere
— si lascia scappare ieri mattina durante il sopralluogo nel villaggio — per questo ho ancora delle perplessità». Non è il solo. Di dubbi, e tanti, ne ha pure Gigi Astore, assessore al turismo. «Era stato detto — spiega — che il demanio non sarebbe stato toccato. Oggi scopro invece che il condominio previsto sulla banchina del porto vecchio ricade interamente in area demaniale». Insomma, la maggioranza, che sino a qualche giorno fa — anche con qualche distinguo — appariva allineata e coperta, adesso mostra le prime crepe. E così, il progetto presentato dalla Sardegna Resorts (costola della Colony Capital di Tom Barrack) rischia di impantanarsi ancor prima della sua approvazione. A sostenerlo senza remore rimane il sindaco Pasquale Ragnedda che non smette di lodare la bontà dell'iniziativa, unica nel suo genere in tutta la Sardegna. Almeno per quanto riguarda questa sorta di pianificazione urbanistica, sia pure limitata a Porto Cervo, che coinvolge pubblico e privato. Ieri mattina, il Consiglio comunale, scortato da due giovani dipendenti della società interessata all'operazione e ai movimenti degli amministratori, ha preso visione, grazie all'ausilio delle carte, di come sarà stravolto (o modificato, a dipendere dalle interpretazioni) il panorama del villaggio. Per cercare di capire meglio le pur chiare spiegazioni del dirigente tecnico Anto-nello Matiz, il gruppo si è sistemato in tre diversi osservatori: davanti al cantiere nautico, di fronte alla chiesa Stella Maris e nel piazzale del vecchio porto. Ovvero, le zone maggiormente toccate dagli interventi che la Sardegna Resorts intende realizzare per eliminare un presunto degrado che nessuno è riuscito ancora a notare. Già sulla cancellazione del cantiere (si vorrebbe raderlo al suolo per un condominio a tre piani) ci sarebbe stato, proprio ieri, un ripensamento. Non sarà abbattuto l'intero capannone ma solo una parte. In ogni caso, quel tanto che basta perché yacht di una certa lunghezza vadano altrove. «Chissà cosa penseranno i commercianti, che sono consorziati anch'essi, quando si accorgeranno della scomparsa dei diportisti», pensa a voce alta Francesco Beccu, consigliere di minoranza. Insomma, sembra tutto pronto per la frittata. «Credo — dice Giovanni Andrea Giagoni, capogruppo dell'opposizione — che il il dissenso nella maggioranza sia in crescita. Vedo troppe facce perplesse per non ritenere che la partita sia apertissima». Dicono che la settimana prossima Franco Carraro sarà a Cagliari per incontrare Renato Soru e perorare la causa di Tom Barrack. In ballo non ci sono solo i 170 mila metri cubi (tra ristrutturazioni e nuove costruzioni) ma un business da qualche centinaio di milioni. Che, dovesse non andare a buon fine, potrebbe anche limitare il raggio d'azione della Colony Capital nell'Isola.



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