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Approvata la legge delega sull'ambiente.«750 pagine di scempio ambientale»
LUCA FAZIO
19/11/2005, Il Manifesto

Per associazioni ed enti locali è un mostro giuridico che va demolito

L'unico pollice verde che dice ok per ora è quello del presidente del consiglio. A Berlusconi, che a tempo perso accudisce amorevolmente aiuole fiorite e semina cactus nelle sue ville milionarie, piace molto il testo unico della Delega ambientale approvato ieri dal Consiglio dei ministri: «Un provvedimento molto importante». Del resto il suo collega Altero Matteoli, ministro dell'Ambiente, ha proprio bisogno di una parola di conforto. Non fosse altro per il fatto che le oltre 750 pagine del testo unico che raccoglie tutta la legislazione in materia ambientale ieri sono state stracciate da ambientalisti e enti locali, che lamentano anche il fatto di essere stati tagliati fuori. «Uno scempio», è l'apprezzamento più benevolo. Solo un testo confuso che favorisce le industrie e le «lobby dell'inquinamento», è l'insinuazione più pesante. E chi l'ha scritto resta un mistero. Il Testo unico sull'ambiente, sulla carta, dovrebbe rendere più trasparente la legislazione razionalizzando alcuni settori chiave: le procedure per la valutazione ambientale strategica (Vas), per la valutazione di impatto ambientale (Via) e per la autorizzazione ambientale integrata (Ippc), inoltre la tutela delle acque, la gestione delle risorse idriche, la gestione dei rifiuti e la riduzione dell'inquinamento dell'aria. «Questo provvedimento - ha detto Matteoli - che ho fortemente voluto per far uscire l'ambiente dal caos normativo contiene una grande semplificazione delle norme, nel rispetto rigoroso della tutela dell'ambiente». Ermete Realacci (Margherita), e presidente onorario di Legambiente, non contesta la necessità di una regolarizzazione, «ma la legge delega che hanno approvato è un mostruoso pasticcio che ci allontana dall'Unione, è certo che contro questo mostro, figlio di un iter autocratico e senza trasparenza, il prossimo governo dovrà porre rimedio per riportare l'Italia in Europa».

Il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, annuncia le barricate: «Daremo durissima battaglia, questo mostro giuridico è una pericolosissima deregulation in materia ambientale, che azzera le tutele e apre le porte alla speculazione». E' dello stesso avviso Vittoria Polidori, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace. «E' un vergogna - spiega - perché apre una deregulation senza limiti sui rifiuti, dall'apertura delle nostre frontiere ai traffici incontrollati di rifiuti ferrosi e non, al ritorno alla tassa rifiuti e alla totale disincentivazione della raccolta differenziata, facendo marcia indietro rispetto agli obiettivi del decreto Ronchi». Di «attentato all'ambiente» parla Pietro Folena, capogruppo del Prc in Commissione ambiente alla Camera. «Da bene pubblico comune - sostiene - l'ambiente diventa patrimonio privato, di pochi. Si compromette la gestione delle acque, del territorio, dei rifiuti e la valutazione di impatto ambientale, si mette al primo posto un'idea di mercificazione dell'ambiente che viene trasformato in una risorsa da succhiare». Secondo Fabrizio Vigni, capogruppo Ds in Commissione ambiente, «in finale di legislatura arriva il frutto avvelenato di un governo che ha sempre considerato l'ambiente come un fastidioso intralcio».

Anche gli enti locali sono sul piede di guerra. Per Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, «questo è un atto unilaterale del governo che vìola il principio della leale collaborazione tra le istituzioni e si configura come una scelta centralistica che danneggia l'ambiente». Duro il commento di Dario Esposito, il quale, in qualità di presidente della Commissione ambiente dell'Anci, parla di «grave ferita istituzionale». Diego Tommasi, coordinatore degli assessori regionali all'Ambiente, è dell'idea che per le regioni si tratta di un passo indietro di 30 anni, «la società civile non può assistere passivamente all'esproprio delle competenze decentrate su materie così essenziali».

Martedì prossimo, a Roma, anche i rappresentanti delle Regioni parteciperanno a una riunione per decidere il da farsi, con tutte le associazioni ambientaliste, del mondo cooperativo, degli imprenditori, del sindacato e dei consumatori.



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