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Mala Tempora. Chi ha paura della cultura
Moni Ovadia
L'Unità 19/11/2005

Il segretario del partito dei Democratici dì Sinistra Piero Fassino, in occasione dì un recente convegno sul rapporto fra Ds e teatro, riferendosi alle rivolte di giovani nelle banlieu delle città francesi, ha sostenuto che questi disagi si affrontano con strumenti culturali. Fassino ha dichiarato che le sovvenzioni pubbliche alla cultura sono un importante investimento sulla qualità della vita e non una dissipazione di risorse. Pochi giorni dopo, l'economista Brunetta, parlamentare europeo ed esponente di spicco del polo delle libertà, nel corso di un' intervista televisiva, commentando la minaccia del ministro Buttiglione di dimettersi nel caso fosse messo in atto nella finanziaria l'annunciato taglio letale del Fondo Unitario per lo Spettacolo, ha dichiarato che quel taglio era sacrosanto in quanto è inaccettabile che lo Stato sovvenzioni l'egemonia culturale della sinistra.
Ora, al di là del valore propagandistico di una frettolosa e maldestra dichiarazione, l'esponente della destra forzista rivela un retroterra ideologico preciso: la cultura, il teatro sono territorio d'elezione della sinistra. Bene! Distruggiamo il teatro e la cultura. Questa posizione è assai diffusa e condivisa in tutta l'attuale coalizione di centro-destra che nel nostro paese ha poco o niente da spartire con la grande tradizione liberale europea. Brunetta e i suoi colleghi non si preoccupano di capire perché la destra non esprima un'identità culturale forte e competitiva, non si battono perché le sovvenzioni sostengano il patrimonio culturale nazionale in modo che l'accesso sia garantito ad una molteplicità di orientamenti ideali, essi chiedono l'abrogazione dell'ingombro non diversamente dai nazisti, anche se con i metodi «incruenti» dell'asfissia economica e del telecomando spazzatura. La ragione profonda dì questa vocazione anticulturale è semplice: a costoro di lutto ciò che è arte, teatro, bellezza, civiltà dell'Umanesimo non gliene frega niente. La loro Weltanschauung è stata espressa in modo mirabilmente sintetico dal loro padrone: tre «i»: Impresa, Internet, Inglese. Impresa come zona franca dell'impunità economica e giuridica dove gli esseri umani sono solo delle «risorse», internet come il cyberspazio dei listini di borsa e della webeconomy, inglese, come lingua standardizzata per parlare di quattrini, input, output, briefing, deal, stock options, futures, business, looking forward, eccetera. L'uomo che riconoscono è solo quello economico che si sbatte per guadagnare o lavorare e per divertirsi paga anche il sesso.
Tutte le altre modalità attraverso le quali l'essere umano esprime la propria specificità ovvero la cultura, l'amore, la solidarietà, la qualità della vita, la ricerca di giustizia sono per loro stronzate, roba da comunisti finocchi, da preti comunisti, da idealisti deficienti e comunque sono spreco di tempo e di danaro.
La prova è che le loro idee collidono anche con quelle di Buttiglione perché il ministro - ancorché di destra e talora persìno reazionario -, è pur sempre cattolico e colto e i cattolici hanno dato alla cultura italiana ed europea un poderoso contributo.
Il suo retroterra cristiano, pur relegato in un angolino remoto della sua educazione, gli impedisce di accettare l'uomo totalmente despiritualizzato, desacralizzato e servo o padrone, che hanno in mente i suoi sodali di schieramento. Oggi, in un'economia dì mercato fortemente condizionata dai mercati mondiali, dall'appartenenza europea con tutte le sue regole e paletti, un governo di sinistra può mettere in atto un processo di risanamento e di riassetto delle strutture economico-finanziarie del paese ma non può certo imboccare una strada di totale e radicale autonomia. L'ambito in cui meglio si può esprimere la differenza radicale e definitiva fra centro-sinistra e questo centro-destra, è proprio quello della cultura che significa contestualmente concezione della vita, sensibilità sociale e umana, visione del mondo basata sui valori della conoscenza, della libertà e della giustizia. La dichiarazione di Piero Fassino sulla cultura, in un momento così drammatico per la vita e il futuro dell'Italia, assume un carattere di solennità e di impegno di cui sono certo che il leader del principale partito dell'Unione sia pienamente consapevole e auspico che l'intero schieramento del centro-sinistra sappia porre la questione culturale come priorità dell'attività di governo.



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