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Ambiente-privatizzazioni. Se la montagna non va al comune...
M.B.
19/11/2005, APRILEONLINE


Ancora aperta la causa per la restituzione del Monte Comune alla cittadinanza di Vico Equense. Il verdetto è atteso per il 2006



Il nostro si sa è un paese molto originale. Per questo, forse, non desterà scalpore la notizia che nella penisola sorrentina alcuni privati locali da quasi nove anni stanno tentando di comprare una montagna.
La storia di Monte Comune – il cui nome contrasta con il rischio che per esso si profila - ha inizio nel lontano luglio 1997, quando le famiglie Palescandolo e Dubbiosi, versando nelle casse comunali di Vico Equense seicento mila lire, tentano di far valere il loro diritto di “enfiteusi” (riconoscimento della proprietà dopo anni di affitto e miglioria del terreno), cioè cercano di riscattare la montagna e il suo territorio limitrofo. Le mire dei privati appaiono comprensibili tenendo conto che Monte Comune, che sorge al centro e in cima alla penisola sorrentino-amalfitana, è una splendida terrazza naturale ricca di alberi da frutto e vegetazione, riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’Unesco e parte dei Sic (siti di interesse comunitario) e del Parco Regionale dei Monti Lattari. Di fronte a questo tentativo di acquisto nel 1999 la nuova giunta di centro-sinistra, guidata dal sindaco Antonino Savarese, decide di opporsi e, negando l’operato dell’amministrazione precedente, inizia la sua battaglia in difesa della montagna come bene comunitario.
Ha così origine l’iter giudiziario intorno a questa meraviglia paesaggistica, a tutt’oggi ancora irrisolto. Ripercorriamone le tappe importanti.
Nel giugno del 1999 la Pretura di Salerno riconosce le famiglie come legittime proprietarie spingendo il comune di Vico e il suo sindaco a procedere con un ricorso.
Nel 2003 una seconda sentenza del Tribunale di Torre Annunziata si esprime nuovamente in favore dei Palescandolo –Dubbiosi, accusando il comune di Vico di non aver tentato la riconciliazione con la controparte. Così un cavillo tecnico e una dichiarazione che si mantiene sul generico sottraggono lo splendido monte alla comunità. Benedetto Castellano, avvocato designato a difendere gli interessi comunali nella causa, commenta la sentenza in modo inequivocabile, sollecitando il Comune a procedere ad un nuovo ricorso: “La decisione del Tribunale di Torre Annunziata è assurda, tanto che il ricorso in appello presentato nel nome del Comune di Vico è stato già accolto dal Tribunale di Napoli. Non era il Comune ma i privati a dover tentare una riconciliazione”. Non rimane a questo punto che attendere il giudizio del Tribunale napoletano, chiamato ad esprimersi in merito alla sentenza emessa dalla magistratura di Torre Annunziata dopo il ricorso del Comune. Ma è proprio la storia di questo ricorso a destare particolare interesse per le ripercussioni politiche e civili che testimonia. Nel 2001 succede a Savarese, come sindaco di Vico Equense, il forzista Giuseppe Dilengite, conosciuto avvocato del luogo. Ebbene lo stesso Dilengite è il legale delle famiglie Palescandolo e Dubbiosi nel contenzioso giudiziario sul monte. Per questo comincia a destare sospetto la titubanza con cui lui e la sua giunta di centro-destra portano avanti la procedura d’appello alla sentenza del Tribunale di Torre Annunziata, sentenza, ricordiamolo, sfavorevole al comune di Vico ma favorevole alle famiglie private. Al momento di votare la mozione di ricorso infatti Dilengite e i suoi si allontanano dall’aula consiliare, boicottando la votazione. Soltanto la pressione del centro-sinistra e di Legambiente costringe il sindaco a procedere nel ricorso, cosicché l’avvocato Castellano riesce a presentare la domanda -poi accolta- al Tribunale di Napoli. Di fronte al legittimo sospetto che esista un conflitto di interessi nell’amministrazione, Dilengite abbandona la difesa delle famiglie che rivendicano Monte Comune e ne affida la copertura legale all’avvocato Valentina Cannavale, figlia del noto ex sindaco Franco. Legambiente contesta questa scelta facendo notare che lo studio della avvocatessa si trova nella stessa strada, nello stesso edificio e nello stesso piano dello studio del sindaco. Dilengite ha quindi, secondo l’associazione ambientalista, delegato il caso soltanto formalmente, assegnandolo ad una sua collaboratrice ma di fatto mantenendolo sotto la propria tutela.
Negli ultimi tempi qualcosa è cambiato. In primis ora è la famiglia Albano, nota proprietaria di una azienda agricola conosciuta nella zona per il suo famoso provolone “Monaco”, a rivendicare Monte Comune, avendo goduto della cessione dei diritti – in verità mai riconosciuti definitivamente - dai Palescandolo –Dubbiosi.
In secundis il caso è divenuto di interesse nazionale. Nel febbraio 2004 Giovanni Russo Spena (vicecapogruppo alla Camera per Rifondazione Comunista), Alfonso Pecoraio Scanio (presidente nazionale dei Verdi) e Marco Lion (Verdi) hanno presentato una interrogazione parlamentare sul caso Monte Comune. Lo stesso ha fatto nel 2005 il senatore del Prc Tommaso Sodano.
Mentre si aspetta il verdetto del Tribunale in merito al diritto di proprietà su questo patrimonio dell’Unesco, rimandato all'ottobre del 2006, l’11 novembre si è svolta a Vico Equense una manifestazione in difesa di Monte Comune. Legambiente ha poi lanciato una raccolta di firme da indirizzare al Presidente della Regione Antonio Bassolino affinché la montagna sia restituita al Comune e ai suoi cittadini. Fra i firmatari anche Michele Santoro, Daniele Luttazzi, Claudio Bisio, Alex Zanotelli e tanti altri.
La situazione è seria, non solo perché il rischio di una privatizzazione si abbatte su un territorio meraviglioso che dovrebbe essere esclusiva proprietà dei cittadini; ma anche perché in questi tribolati anni Monte Comune è stato di fatto amministrato dalle famiglie “rivendicazioniste”, le quali hanno dato vita ad uno sconsiderato abuso edilizio che ora espone la zona a rischio idrogeologico.




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